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Ebla: storia, società ed economia

La sala d’archivio centrale di Ebla
La sala d’archivio centrale di Ebla (L.2769) al momento della scoperta

Storia, società ed economia di Ebla raccontate dai suoi archivi

Nel 1975 venne scoperto nel Palazzo Reale di Ebla l’archivio centrale (L.2769) situato in un piccolo ambiente del quartiere amministrativo, ricavato sotto il portico est della Corte delle Udienze. L’ambiente conservava al momento della sua scoperta più di 14000 frammenti di tavolette d’argilla redatte in scrittura cuneiforme, la maggior parte dei quali giaceva ancora in terra lungo le pareti del vano in seguito al crollo delle scaffalature lignee preesistenti sui cui originariamente poggiavano, ordinate e classificate secondo la tipologia del contenuto.

Ricostruzione della sala d’archivio di Ebla
Ricostruzione della sala d’archivio di Ebla L.2769

I documenti conservati nella sala erano principalmente testi economici e amministrativi relativi alla gestione di manufatti pregiati in oro argento e pietre preziose, capi di bestiame e soprattutto prodotti tessili in fibra di lana, la cui lavorazione rappresentava la manifattura più importante del regno. A questo riguardo i testi indicano che il Palazzo di Ebla possedeva almeno 100.000 ovini che producevano ogni anno circa 60 tonnellate di lana diretta proprio alla produzione di tessuti di vario tipo.

una tavoletta amministrativa dall’archivio centrale di Ebla
Particolare di una tavoletta amministrativa dall’archivio centrale di Ebla – Assegnazioni mensili di tessuti.

I rendiconti relativi ai beni che uscivano e entravano dalla tesorerie di Ebla venivano compilati con cadenza mensile e annuale dagli scribi del palazzo che lavoravano nel vestibolo adiacente alla sala d’archivio dove sono stati ritrovati appositi stili per incidere l’argilla.

Alcune tavolette sono state ritrovate nello stesso vestibolo (L.2875) e tra queste sono stati ritrovati anche testi di natura diplomatica, come alcuni scambi epistolari tra il primo ministro e il re, importanti per quanto riguarda la gestione del palazzo e della città.

Un’altra sala d’archivio (L.2712), anch’essa dotata di mensole apposite per la collocazione delle tavolette, venne scoperta nell’estremità settentrionale del porticato Est della Corte, a Sud della scalinata cerimoniale. Anche in questo caso, le 285 tavolette d’argilla conservate sono documenti amministrativi relativi alla gestione di prodotti alimentari, come cereali e olio, destinati agli abitanti del Palazzo e soprattutto ai membri della famiglia reale.

Un’altra sala d’archivio di forma trapezoidale (L.2764) venne infine scoperta a fianco della sala cerimoniale del quartiere amministrativo. I documenti erano conservati in speciali nicchie chiuse da battenti in legno. I documenti di natura economica facevano specifico riferimento alla produzione agricola di quei villaggi nel territorio dominato dalla città, sotto il diretto controllo del Palazzo.

Proprio dall’analisi di una documentazione così ricca e omogenea nella sua totalità e dall’esclusività del contesto di ritrovamento dei documenti d’archivio è stato possibile ricostruire nel corso degli studi archeologici epigrafici la storia della “prima Ebla”, sicuramente il regno meglio conosciuto della seconda urbanizzazione in tutto il Vicino Oriente.

I circa 5000 documenti amministrativi conservati nell’Archivio Centrale hanno permesso di ricostruire l’organizzazione politica e i principali avvenimenti che coinvolsero la città nei quarant’anni precedenti la sua distruzione.

La documentazione amministrativa attesta i rapporti politici e commerciali che il regno ebbe con le altre entità politiche del tempo, tra cui i regni siriani di Mari (Tell Hariri), Emar (Meshkene), Tuttul (Tell Bi’a) e Tuba (Tell Um el-Marra), la città di Nagar (Tell Brak) nel triangolo del Khabur, Karkemish e i centri dell’Anatolia da cui provenivano anche l’argento e il rame di Ebla, infine le città mesopotamiche contemporanee tra cui Kish e Adab. Molti dei regni menzionati negli archivi non sono stati ancora identificati con certezza ma tra questi dovevano senz’altro comparire anche la città di Biblo e l’Egitto, contatti attestati dai reperti archeologici rinvenuti nel Palazzo Reale, tra cui alcuni vasi in diorite e alabastro di fattura egiziana provenienti da Menfi al tempo della VI dinastia egiziana.

I testi documentano l’esistenza di almeno tre sovrani, Igrish-Halab, Irkab-damu e Ishar-Damu che regnarono sulla città per un periodo complessivo di circa 40 anni. In un documento conservato nell’archivio centrale, la cosiddetta “lista dei re”, viene tuttavia riportata una lista di sovrani ben più lunga, comprendente ben altri venti re di Ebla, ma nessuno di questi viene menzionato nel resto della documentazione.

Il re di Ebla era affiancato nella gestione del regno dal primo ministro o vizir, che era a capo dell’amministrazione centrale e aveva il compito di gestire le attività commerciali e condurre l’esercito in battaglia. La carica di primo ministro venne istituzionalizzata probabilmente solo a partire dal regno di Irkab-damu quando troviamo attestato Arrugum, il primo vizir.

Tale carica istituzionale divenne ereditaria sotto il regno del sovrano di Ebla più conosciuto, Išar-damu, che regnò per circa 35 anni, affiancato prima dal ministro Ibrium e poi dal figlio di quest’ultimo, Ibbi-zikir che rimase in carica fino alla distruzione della città.

Proprio sotto il mandato del vizir Ibbi-zikir il regno raggiunse la sua massima potenza politica ed economica, riportando negli ultimi anni di governo una grande vittoria militare contro la città di Mari sul Medio-Eufrate, da sempre rivale di Ebla per il controllo delle rotte commerciali verso Oriente.

La vittoria su Mari, ottenuta grazie ad un’alleanza politica e militare con i regni di Nagar e Kish, venne suggellata da un trattato di pace stipulato nel tempio del dio Kura a Ebla, e dal matrimonio politico di due principesse eblaite con i principi delle città alleate che avevano preso parte alla guerra a fianco di Ebla.

Solo pochi anni dopo la vittoria di Ebla su Mari, la città venne conquistata, saccheggiata e data alle fiamme da Sargon di Akkad nel corso di una campagna militare che portò il suo esercito alla conquista prima di Mari e poi di Ebla fino a toccare le coste del Mediterraneo. Una simile impresa volta a sancire il definitivo dominio dell’impero di Akkad in territorio siriano, venne condotta nuovamente da uno dei suoi successori, il re Naram-Sin, che conquistò anche la città di Armanum, un altro importante regno siriano contemporaneo e rivale della “prima Ebla”, come le iscrizioni reali testimoniano.

Iscrizione reale di Sargon

“Il dio Dagan diede a lui (Sargon) il Paese Superiore, (con) Mari, Iarmuti e Ebla, fino alla Foresta dei Cedri (il Libano) e alle montagne d’argento (il Tauro)”.

Iscrizione reale di Naram-Sin

“Sin dalla creazione dell’uomo, nessun re aveva mai distrutto Armanum e Ebla”.

Tuttavia un ruolo importante negli avvenimenti concernenti la distruzione della “prima” Ebla potrebbe essere stato svolto non da Sargon, bensì dalla città di Mari. Proprio il regno di Mari potrebbe infatti aver mosso guerra alla città con cui aveva precedentemente stretto alleanza, prima dell’attacco di Sargon di Akkad.

Durante il saccheggio dell’acropoli, avvenuto probabilmente nel 2338 a.C. la maggior parte del tesoro reale venne depredato e portato via dai vincitori; pertanto sono rimaste solamente pochissime testimonianze di quanto effettivamente la produzione artistica del Palazzo fosse preziosa: frammenti di oro lavorato, perle in metalli e pietre preziosi, intarsi figurativi in avorio e pietra.

Persino gli archivi palatini vennero saccheggiati e numerose tavolette che dovevano far parte dell’Archivio principale vennero trovate sparse sul pavimento della corte delle Udienze.

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