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El-Gabal e il culto solare a Roma

Resti del tempio di Eliogabalo nell’area di “Vigna Barberini” al Palatino
Resti del tempio di Eliogabalo nell’area di “Vigna Barberini” al Palatino

Il culto solare di El-Gabal (deus sol invictus)

Nel 220 – 221 d.C. Marco Aurelio Antonino, divenuto imperatore nel 218, dedicò alla divinità di El-Gabal un tempio sul Palatino, i cui resti sono visibili nell’area conosciuta come “Vigna Barberini”.

Questo culto solare aveva origini orientali e proveniva dalla città siriana di Emesa (oggi Homs) dove l’imperatore era nato. Dal nome della divinità derivò a Marco Aurelio Antonino, divenuto giovanissimo gran sacerdote di El-Gabal, il soprannome di Eliogabalo (o Elagabalo). E la divinità di El-Gabal fu rinominata a Roma Deus Sol Invictus “dio Sole invitto”, cioè invincibile, non vinto, che trionfa sulle tenebre.

Questo culto era stato già adottato dalla dinastia dei Severi, a cui Eliogabalo apparteneva, sotto il regno di Settimio Severo (193 – 211) dalla moglie Giulia Domna (madre di Caracalla e Geta), anche lei nata in Siria ad Emesa e figlia del gran sacerdote della divinità solare di El-Gabal.

Gli editti religiosi di Eliogabalo vennero annullati e il culto del dio Sole cessò a Roma a causa della morte (fu assassinato a soli 18 anni nel 222), e soprattutto a causa della damnatio memoriaeche lo colpì. Fu cancellato il suo nome dalle iscrizioni e le statue che lo ritraevano furono distrutte o rimodellate con le fattezze del suo successore, Alessandro Severo (222 – 235).

Testa colossale in marmo di Alessandro Severo
Testa colossale in marmo di Alessandro Severo (222 – 235 d.C.). La statua fu rimodellata da un precedente ritratto di Eliogabalo (Museo nazionale romano – Palazzo Massimo alle terme, Roma)

Dopo Eliogabalo furono comunque ancora molti gli imperatori che si fecero ritrarre sulle monete con la corona solare radiata (a raggi) in testa.

Antoniniano di Gordiano III, 238-244 d.C. Testa di Gordiano con corona radiata
Antoniniano di Gordiano III, 238-244 d.C. Testa di Gordiano con corona radiata

Antoniano di Gallieno, 253-268 d.C. testa di Gallieno con corona radiata
Antoniano di Gallieno, 253-268 d.C. testa di Gallieno con corona radiata

Antoniniano di Claudio II il Gotico, 268-270 d.C. Testa di Claudio con corona radiata
Antoniniano di Claudio II il Gotico, 268-270 d.C. Testa di Claudio con corona radiata

Il culto del dio Sole fu in seguito ripreso e ufficializzato dall’imperatore Aureliano che a partire dal 273 d.C. costruì il Tempio del Sol Invictus,consacrato nel 274. Grazie ad un disegno del Palladio, è possibile documentare la sua localizzazione nei pressi dell’attuale Piazza San Silvestro.

L’imperatore stabilì anche che ogni 25 dicembre si celebrasse il Dies Natalis Solis Invicti, il “Giorno di nascita del Sole Invitto”.

Antoniniano di Aureliano, 270-275 d.C. Testa di Aureliano con corona radiata
Antoniniano di Aureliano, 270-275 d.C. Testa di Aureliano con corona radiata

Aureliano adottò tale culto in quanto era presente in molte regioni dell’Impero ed era un forte elemento di coesione. Insieme al mitraismo e al culto della dea Iside, altre religioni di origine orientale, costituì uno dei culti più popolari nell’Impero Romano del III e IV secolo d.C.

La religione del Sol Invictus proseguì fino all’editto di Tessalonica di Teodosio I del 27 febbraio 380 con il quale si riconobbe come unica religione di Stato il Cristianesimo di Nicea (1).

25 Dicembre: dies natalis del culto solare o dies natalis di Cristo?

Sulla data del 25 dicembre sono principalmente due le interpretazioni date dagli studiosi. Secondo alcuni, la nascita di Gesù fu posta dalla Chiesa del III secolo al 25 Dicembre con lo scopo di sovrapporsi e assorbire la festa pagana del dio Sole, processo noto come inculturazione. Sono le tesi in genere portate avanti da ambienti agnostici, atei, razionalisti e laicisti per provare la “falsità” del Cristianesimo.

Secondo altri invece, la festa pagana del Sole Invitto fu, dopo la metà del IV secolo d.C., “spostata” al 25 dicembre con l’intento di prevalere su quella del Natale cristiano che era stata fissata al 25 dicembre già in precedenza, come attestano molti documenti e le prime comunità cristiane.

La cerimonia in favore del dio Sole coincideva con il solstizio d’inverno (dal latino solstitium, “sole fermo” poiché il sole sembra fermarsi in cielo). In questo giorno si ha la notte più lunga dell’anno e conseguentemente il giorno più corto. Subito dopo il solstizio, la luce gradatamente aumenta fino al solstizio d’estate che cade in giugno quando, viceversa, si ha il giorno più lungo e la notte più corta dell’anno.

Questa cerimonia legata al solstizio d’inverno e alla “rinascita” del Sole sulle tenebre, si festeggiava in molte civiltà, non solo di area mediterranea. È ovvio che la luce solare era per le antiche popolazioni estremamente importante poiché legata alla vita e per questo venerata come un dio.

Sol Invictus in alto a sinistra e Mitra al centro, iconograficamente rappresentato nell’atto di uccidere il toro (bassorilevo del II – III d.C., Musei Vaticani)
Sol Invictus in alto a sinistra e Mitra al centro, iconograficamente rappresentato nell’atto di uccidere il toro (bassorilevo del II – III d.C., Musei Vaticani)

Il solstizio d’inverno attualmente si ha nell’emisfero nord tra il 21 e il 22 dicembre, e la celebrazione della rinascita del Sole, tra i popoli del Mediterraneo, si teneva tra 21 dicembre e il 6 gennaio: quest’ultima era, secondo il calendario egizio, la data del solstizio.

Ricordiamo che il calendario in uso in età romana, fino alla seconda metà del XVI secolo, era quello giuliano promulgato da Giulio Cesare (da cui il nome), nel 46 a.C. Fu in uso fino al 1582 quando fu sostituito dal calendario gregoriano (che prende il nome da papa Gregorio XIII), per rimuovere un errore, progressivamente crescente: si era creata una sfasatura tra il calendario civile e quello solare che con il passare dei secoli era giunta a ben 10 giorni. Infatti, poiché i due calendari non andavano di pari passo, nell’arco dei secoli si sarebbe creato uno spostamento delle stagioni. L’equinozio di primavera, ad esempio, invece che cadere al 21 marzo, era arrivato nel 1582 a cadere all’11 marzo e l’anticipo, con il passare degli anni, sarebbe man mano aumentato. Per rimediare all’errore, il calendario gregoriano saltò 10 giorni.

Alcune chiese orientali (tra cui la chiesa ortodossa russa) seguono ancora come calendario liturgico quello giuliano e per questo motivo festeggiano la Natività di Cristo il 7 Gennaio.

I Codici di Qumran: la risoluzione del mistero?

La storia dei rotoli di Qumran è ben nota. Nel 1947 in una grotta nella regione desertica e arida di Qumran, a pochi chilometri da Gerusalemme, fu ritrovata casualmente una giara. In questa zona vivevano gli Esseni, una comunità monastica che aveva copiato i testi sacri dei loro antenati d’Israele. Questi manoscritti furono poi messi all’interno di anfore e nascosti per salvarli dalla distruzione da parte dei Romani che occuparono quei territori nel 70 d.C.

Dopo questa prima scoperta, ci fu una campagna di scavi e furono rinvenuti molti altri manoscritti (2). Tra questi, l’attenzione degli studiosi si concentrò sui frammenti di un testo risalente al II secolo a.C. grazie al quale è stato possibile conoscere le date dei turni di servizio delle classi sacerdotali ebree che officiavano ciclicamente (nello stesso periodo dell’anno, per una settimana) al tempio di Gerusalemme.

Dall’evangelista Luca sappiamo che Zaccaria, padre di Giovanni Battista, apparteneva alla classe sacerdotale di Abìa e dai documenti di Qumran sappiamo che questa classe officiava nella settimana tra il 23 e il 30 settembre. Ancora dal Vangelo di Luca sappiamo che Zaccaria ricevette dall’Arcangelo Gabriele l’annuncio che avrebbe avuto un figlio il cui nome sarebbe stato Giovanni, mentre era di turno al tempio (3). E il 23 Settembre è proprio il giorno in cui la chiesa bizantina festeggia l’Annunciazione a Zaccaria, festività di origine antichissima che risale, come appurato dagli studiosi, alla Chiesa primitiva di Gerusalemme. Dunque 9 mesi dopo l’annuncio dell’angelo potrebbe essere nato il Battista e infatti il 24 Giugno è il giorno in cui la Chiesa festeggia la natività di Giovanni Battista. Date che sono entrate nel calendario liturgico fin dal I secolo d.C.

Sempre dal Vangelo di Luca sappiamo poi che 6 mesi dopo l’annuncio a Zaccaria, Maria si recò da sua cugina Elisabetta per comunicarle l’annuncio dell’arcangelo Gabriele del concepimento di Gesù: Elisabetta era dunque al sesto mese di gravidanza. Gesù potrebbe essere stato concepito intorno al 25 Marzo (data in cui sia la Chiesa ortodossa che quella cattolica celebrano l’Annunciazione del Signore) e la sua nascita avvenuta 9 mesi dopo intorno al 25 Dicembre appunto, data che ha dunque un preciso fondamento storico (4).

“Se così stanno i fatti – e la fonte qumranica li documenta – possiamo affermare senza tema di smentita che grazie alla scoperta del prezioso testo, avvenuto appena sessant’anni fa, la plurimillenaria tradizione ecclesiastica è confermata: le ricorrenze liturgiche dei concepimenti e dei giorni di nascita, sia di Giovanni che soprattutto di Gesù, si sono rivelati pertanto compatibili con la scoperta archeologica del Deserto di Giuda.” (5).

La celebrazione della nascita di Gesù il 25 Dicembre attingerebbe dunque alla memoria ininterrotta legata alle prime comunità cristiane e non fu
una scelta per soppiantare le antiche feste pagane.

Mosaico del III secolo della necropoli Vaticana con la rappresentazione di Cristo –Sole con gli attributi di Apollo tra tralci di vite
Mosaico del III secolo della necropoli Vaticana con la rappresentazione di Cristo –Sole con gli attributi di Apollo tra tralci di vite

Conclusioni

Anche su queste considerazioni ci sono studiosi che avanzano obiezioni, adducendo svariate motivazioni. La questione è comunque amplia e richiederebbe una trattazione a parte.

Fermo restando che è fondamentale che lo storico e l’archeologo proseguano le loro ricerche e i loro studi, è appurato, come si è già detto in precedenza, che il sole è un simbolo archetipo che si ritrova in molte civiltà antiche e un simbolismo solare che indicava l’avvento di Cristo era già presente nella Bibbia.

Senza “perdersi in polemiche, demonizzazioni e critiche reciproche” (6) è importante comunque ricordare che resta fondamentale il legame tra storia e fede: “Non esistono obiezioni ‘tecniche’ contro la veridicità dei vangeli. Tutto quel che riferiscono, sin nelle minuzie, trova riscontro preciso e scientifico”. (7).

Note

  • 1) Cfr. Franz Altheim, Deus Invictus. Le religioni e la fine del mondo antico, Roma, Ed. Mediteranee, 2007.
  • 2) Cfr. anche Andrea Veronese, “Gli Esseni e i rotoli di Qumran”.
  • 3) Cfr. Vangelo secondo Luca, 1, 5-13.
  • 4) Cfr. Vangelo secondo Luca, 1, 26-45.
  • 5) Michele Loconsole, “Gesù nacque la notte del 25 dicembre. Lo dicono gli storici e l’archeologia”. Cfr. anche Tommaso Federci, “25 dicembre, una data storica” e Vittorio Messori, “Lo studio di un professore dell’Università ebraica di Gerusalemme cancella ogni dubbio su un enigma millenario”.
  • 6) Paolo G. “Solstizio d’inverno, simbologie solari e Cristianesimo”.
  • 7) M.J. Lagrange – école Biblique de Jerusalèm; la frase è citata nell’interessante sito http://www.gesustorico.it. Sull’argomento la bibliografia è molto vasta, cito solo alcuni titoli: R. Cantalamessa, R. Penna, G. Segalla, “Gesù di Nazaret tra storia e fede”, EDB, Bologna 2009; J. Ratzinger – Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret”, Rizzoli, Milano 2007; J. Ratzinger – Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret. Dall’ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione”, LEV, Città del Vaticano 2011.

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