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Elea: monete

monete di Elea

Le monete di Elea

Una delle più interessanti attestazioni delle colonie della Magna Grecia è sicuramente Elea, fondata secondo la leggenda da un gruppo di esuli focesi verso la metà del VI secolo a.C. Sin dagli albori della sua nascita Elea coniò monete d’argento (chiamate dramme). Le sue peculiarità sono tipiche dell’Asia Minore, assistiamo, quindi, a tondelli semplici con uno spessore piuttosto accentuato, il tipo sempre impresso sul lato “frontale” (lato D/), mentre sul “rovescio” (lato R/) è presente una punzonatura divisa in quattro parti.

Sulle prime emissioni eleatiche sono rappresentati, come tipo, un leone che addenta una preda: si nota esclusivamente la parte anteriore del felino, rivolto a destra, che con una zampa trattiene un cervo, mentre sul lato R/ è presente un quadrato incuso (foto-elea-01.jpg – Moneta della fine del VI secolo a.C.).

Questa tipologia non ha confronti nel mondo della Magna Grecia perché si ricollega direttamente alla zona greco-orientale, alla quale si ispirano per l’origine microasiatica della colonia stessa.

La diffusione di questo tipo, infatti, parte dall’Oriente per arrivare in Occidente e si ritrova a Elea, a Cartagine, nella Sicilia punica e anche nell’odierna Francia meridionale.

In seguito alla battaglia di Cuma, avvenuta nel 474 a.C. tra gli etruschi e i sicilioti e che vide trionfare quest’ultimi, l’egemonia politica di Siracusa sulle colonie calcidesi-magnogreche divenne più insistente e ciò influì anche sulla produzione monetale di Elea.

A questo punto il conio della città abbandonò il sistema “orientale” e acquisì quello italico-tarantino, acquisendo anche i didrammi. Alla metà del V secolo a.C., su quest’ultimi si rappresentarono sul lato D/ il leone per intero, una grossa lettera in alto e poi la scritta YEDH, che indica il nome della città. Sul lato R/, invece, compare il profilo di una testa femminile, che probabilmente rappresenta un ninfa eponima.

Nello stesso periodo sulle dramme vennero rappresentate la testa della ninfa con una civetta poggiata su un ramo d’ulivo, elemento che indica un forte legame con il culto della dea Atena. Successivamente la civetta viene accostata alla testa della dea raffigurata con l’elmo cinto da una corona di rami d’ulivo.

Questi elementi iconografici, presenti nello stesso momento anche a Napoli, hanno fatto ipotizzare due teorie: secondo alcuni studiosi si tratta di un forte richiamo “amichevole” alla politica e alla cultura della città di Atene (si sottolinea che i filosofi eleatici Zenone e Parmenide erano per certi versi “filoateniesi”), secondo altri questa raffigurazione va ricondotta alla particolare importanza per il culto della dea Atena in città (a sostenere questa teoria c’è l’individuazione sull’acropoli di Elea di un tempio poliadico, probabilmente dedicato alla stessa dea).

Tra il V e IV secolo a.C. la città si rivolse alla Lega Italiota, poiché il suo territorio a nord (Poseidionia/Paestum) e a sud (Laos/non ancora identificata, ma probabilmente nei pressi di Scalea-Cs) era dominato dai Lucani, di conseguenza, anche la sua monetazione iniziò a variare e si ottennero tipi molto simili a quelli di Thurii, come ad esempio l’elmo di Atena coronato con un grifone o con una Scilla.

Durante il dominio romano Elea acquisirà il nome di Velia e conierà esclusivamente piccole monete in bronzo.

Bibliografia

  • CANTILENA 2002 – R. Cantilena; La moneta, “Quaderni del Parco Archeologico di Velia”, 2002.
  • MELE 1996 – Mele; La Monetazione dei focei in Occidente, in ACCINS, Napoli 1996, pp. 3-25.
  •  POZZI PAOLINI 1970 – E. Pozzi Paolini; Problemi della monetazione di Velia nel V secolo a.C; Napoli 1970, pp. 166-199.

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