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Elia l'Ecdico

Elia l'Ecdico

Elia l’Ecdico

  • vissuto tra XI e XII secolo

L’intelletto che nella preghiera rientra nella sua anima,
converserà (con Dio) nella camera nuziale,
come tra sposo e sposa.
Colui che non ha il permesso di entrarvi,
se ne sta fuori a gridare e a lamentarsi:
Chi mi condurrà alla città fortificata? (Sal 60,11).
Chi mi guiderà, affinché non senta
nella preghiera le loro grida menzognere?”
I demoni hanno una somma avversione alla preghiera pura.
Ciò che li atterisce non è la molteplicità dei beni
ch’essa procura,
né quella grande forza che potrebbe atterrire un’armata.
Li atterrisce l’accordo e l’armonia dei tre elementi:
intelletto, ragione e sensi.

Il profilo di Elia detto l’Ecdico (“canonista”) si colloca sulla scia di quello dell’abba Evagrio il Monaco ed occupa un posto di rilievo nel filone sinaitico dell’esicasmo: come è noto, infatti, la tradizione della preghiera del cuore si snoda a partire dal monastero di Santa Caterina del Monte Sinai (si veda la scheda di approfondimento http://www.esicasmo.it/SINAI/monastero_di_santa_caterina.htm) per giungere al monte Athos, dove, nell’opera di San Giovanni Climaco dal titolo La scala del Paradiso, “apparivano per la prima volta connesse le tre espressioni: memoria di Gesù, controllo del respiro ed hesychia” (1).

Nell’esperienza spirituale di Elia, un posto privilegiato occupa la preghiera semplice, che egli definisce “la manna del deserto”. Per quale motivo? Nello scorrere i testi che di lui ci sono tramandati, non c’è il benchè minimo dubbio: perché “la preghiera monologica è la testimonianza dell’intelletto gradito a Dio; la parola opportuna è la testimonianza dalla ragione sensata; il gusto uniforme, quella del senso liberato.

Queste tre cose – rileva Elia – costituiscono la salute dell’anima” (2). Se si prosegue nella lettura dei testi di Elia, si coglie con insistenza tale persuasione: “la preghiera semplice è la manna del deserto, l’uniformità della quale nasconde agli impazienti i beni della promessa, ma procura a coloro che sopportano pazientemente la monotonia di questo cibo un gusto migliore e durevole”. In virtù della preghiera, vengono raggiunti “l’accordo e l’armonia dei tre elementi: intelletto, ragione e sensi”.

“Dio – rimarca Elia – vede tutti gli uomini. Vedono Dio coloro che non guardano a null’altro nella loro preghiera”, operando una fattiva rinuncia a tutto ciò che distrae il proprio cuore da questa meta. “Quelli che pregano con l’anima ancora attaccata alle passioni – sottolinea l’autore con immagine suggestiva – per il fatto che sono ancora presi dalle cose terrene, sono come circondati da ranocchi, poichè i pensieri li tiraneggiano”.

Esistono, poi, diversi livelli di progresso nella vita di orazione: “c’è chi prega perchè il suo cuore, se è possibile, sia sempre in preghiera, anzi la trascenda. Un altro prega per non essere fermato dai propri pensieri durante la preghiera. Ma tutti pregano per essere confermati nel bene e non essere sviati verso il male.

Chi è distratto nella preghiera, si tiene al di qua del primo velo; penetra all’interno chi prega con la preghiera monologica, ma solo penetra nel Santo dei santi colui che, nella calma di tutti i pensieri naturali, scruta tutti gli attributi della Sostanza che sorpassa ogni intelligenza […]”.

Elia, insomma, è molto realistico è nelle sue considerazioni: “L’intelletto imperfetto non può penetrare nella vigna carica di frutti della preghiera; egli ha accesso solamente, come il povero, alla spigolatura, alla semplice eco dei salmi. Non tutti coloro che sono introdotti alla presenza dell’imperatore pranzano con lui. Ugualmente, non tutti coloro che vanno all’appuntamento con la preghiera, si trovano presenti alla contemplazione che l’accompagna”.

Gli scritti di Elia l’Ecdico sono entrati a far parte della Filocalia, straordinaria raccolta di testi sulla preghiera di Gesù, pubblicata nel corso del XVIII secolo, di cui in rete è reperibile un significativo repertorio all’indirizzo http://www.esicasmo.it/FILOCALIA/Filocalia.htm

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