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Epitteto

Epitteto

Epitteto nacque a Ierapoli, nella Frigia meridionale, nel 50. Fu schiavo a Roma di un potente liberto della corte di Nerone e frequentò le lezioni dello stoico Musonio Rufo di Volsinii. Una volta affrancato, divenne egli stesso maestro di filosofia, ma fu costretto a lasciare Roma in seguito al bando emanato da Domiziano contro i filosofi. Si ritirò a Nicopoli in Epiro, dove fondò una scuola frequentata da molti discepoli, tra cui lo storico Arriano. Morì tra il 125 e il 130.

Opere

Di Epitteto ci restano 4 libri di Diatribe e il Manuale, che è un compendio delle Diatribe, entrambi pubblicati da Arriano, e pochi altri frammenti. Le Diatribe sono appunti presi dallo stesso Arriano durante le lezioni del maestro, consistenti non in lezioni tradizionali dall’alto di una cattedra, ma in conversazioni tra uomini. Il titolo richiama immediatamente il genere letterario più utilizzato dai cinici: la divulgazione filosofica è variamente punteggiata di battute, brani e motti di spirito con personaggi immaginari. Importante è la componente del dialogo socratico, che attraverso domande e risposte guida l’interlocutore al riconoscimento e all’accettazione della verità.

Filosofia ed etica

Epitteto è uno degli ultimi rappresentanti dello Stoicismo. Egli predica la rinuncia ai beni del mondo, ma non con il disprezzo degli stoici e dei cinici antichi, ma con la serenità del saggio che conosce ciò che è esterno alla natura umana. Il suo messaggio consiste nella libertà interiore che si raggiunge accettando serenamente gli eventi voluti dalla provvidenza. Forte in Epitteto è lo spirito religioso: la sua è una divinità stoica che si identifica con un Logos cosmico. Una comune parentela unisce tutti gli uomini in una società universale che sta al di sopra delle molteplici patrie terrene.

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