Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Ercolano. Riaffiora un tetto romano intatto

Sino a qualche tempo fa lo strumento più efficace per capire come erano edificati e ornati i tetti delle abitazioni dei patrizi romani era rappresentano dai dipinti di Pompei. Ma nell’ambito degli ultimi scavi effettuati nell’antica città vesuviana nell’ambito di “Herculaneum Conservation Project” è venuto alla luce presso l’antica spiaggia di Ercolano un tetto di legno, conservato perfettamente, che avrà parecchio da insegnarci sulle pratiche di costruzione e sulle tecniche stilistiche di riferimento in uso nella prima età imperiale. La scoperta è avvenuta nel 2010 e l’anno scorso il preziosissimo reperto edile è stato spostato e conservato, adesso sarà restaurato nell’attesa di essere mostrato in anteprima al pubblico nel 2013 a Londra, pezzo forte della grande esposizione che il British Museum sta allestendo su Pompei ed Ercolano. Ma dell’importanza del ritrovamento si è già occupato il convegno ospitato il 7 maggio scorso dall’Accademia britannica di Roma.

Questa interessantissima scoperta è avvenuta quasi per caso quando, tra il 2009 e il 2010, i ricercatori dell’Herculaneum Conservation Project – il progetto di conservazione del sito archeologico campano sovvenzionato dal ricco americano David W. Packard – stavano lavorando alle tubazioni per il drenaggio, un’operazione eseguita sull’antica spiaggia ma utile alla messa in sicurezza dell’intera Ercolano. Nel corso degli scavi emersero le fognature della città romana, reperto singolare e importante delle antiche competenze urbanistiche. Ma venne alla luce anche un tetto ligneo a cassettoni che, secondo gli archeologi, proverrebbe dalla vicina Casa del rilievo di Telefo, ubicata nell’insula orientalis I.

Non si tratta del primo tetto romano scoperto in assoluto poiché nei siti vesuviani furono individuati alcuni tetti o parti di essi ai tempi degli scavi diretti da Amadeo Maiuri e oggi custoditi nei magazzini della Soprintendenza di Napoli e Pompei. Nessuno di questi, però, ci è pervenuto nello stesso stato di conservazione di quello recentemente venuto alla luce a Ercolano, con un cassettonato praticamente integro e perfino i pigmenti degli ornamenti cromatici originali. La superficie in legno decorata a cassettoni, secondo gli esperti, costituirebbe il quaranta per cento della struttura di copertura delle antiche domus. La scoperta è importante anche per quanto concerne la stratificazione in cui si sono imbattuti gli studiosi che testimonia come il tetto venne scoperchiato durante l’eruzione del 79 d.C.: prima hanno trovato la struttura, poi il cassettonato, le tegole e infine la sabbia.

Il manufatto architettonico è stato conservato in un appropriato contenitore climatizzato, coinvolgendo un équipe altamente specializzata che includeva dai chimici ai conservatori. Al momento sono in corso i restauri, sempre pagati dal progetto Hcp, e chi vorrà vedere il tetto, dovrà aspettare il 2013 e volare fino a Londra. Il tetto, infatti, sarà collocato all’interno di una grande esposizione sul sito archeologico vesuviano che il British Museum allestirà a partire da marzo dell’anno prossimo. Si tratterà di una mostra che, soprattutto per quanto riguarda la parte dedicata a Ercolano, racconterà la vita quotidiana di duemila anni fa.

Il ritrovamento di tetto e antiche fognature possono essere considerate l’ennesimo successo della fondazione filantropica diretta dal figlio del cofondatore del colosso dell’informatica Hp e presidente del Packard humanities institute, organizzazione senza scopo di lucro con sede in California che partecipa alla conservazione del patrimonio archeologico, storico e cinematografico mondiale. Dal 2001 ad oggi, Packard junior ha investito sedici milioni e i risultati del suo lavoro sono evidenti: due terzi di Ercolano sono visitabili, incluso il decumano massimo che offre un percorso multisensoriale adatto ai disabili; le coperture degli edifici nell’ottanta per cento dei casi sono state aggiustate o sostituite, così come è stata ristrutturata la rete fognaria antica per gestire la dispersione delle acque meteoriche, prima cagione di degrado e possibili crolli.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*