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Esperidi: introduzione

Esperidi
Ricostruzione delle Esperidi per i ‘Marmi Elgin’ K-L-M

Introduzione generale alle Esperidi

Il nome ‘Esperidi’ caratterizza un gruppo di divinità minori della mitologia greca, dai nomi variabili e dal numero incerto (a seconda della fonte presa in considerazione). Immaginate come fanciulle dal canto melodioso (Teogonia, v. 275), le Esperidi sono connesse principalmente al ciclo delle Dodici Fatiche di Eracle (sono protagoniste dell’XI Fatica), dove sono presenti – assieme al serpente Ladone – con l’incarico di custodi dell’albero dai frutti dorati (che, secondo la tradizione, l’eroe dovette raccogliere e portare a Micene, per ordine dello zio Euristeo), ma compaiono, sporadicamente, anche in altre saghe mitologiche.

Espredi nella definizione dalle fonti letterarie

La più antica fonte in nostro possesso, in cui è possibile rintracciare la presenza delle Esperidi, è la Teogonia di Esiodo. A oggi, infatti, non è ancora stato riscontrato, nelle tavolette in lineare B, alcun teonimo assimilabile a quello delle suddette dee, per cui non è al momento provabile una loro esistenza già nel mondo miceneo (nonostante alcuni studiosi l’abbiano comunque ipotizzata, a partire da dubbie raffigurazioni, riscontrabili nell’arte dell’età del Bronzo). Il poeta dell’Elicona, che scrive nell’VIII secolo a.C., nomina queste dee in più punti della sua opera, offrendocene un quadro abbastanza chiaro (seppure molto sintetico): secondo la sua ricostruzione, le Esperidi sarebbero state figlie di Nyx, la Notte primigenia, che le avrebbe generate per partenogenesi – cioè, senza essersi unita in amore ad alcun dio – assieme a una nutrita genia di divinità oscure (Teogonia, vv. 211 e seguenti).

Esse sarebbero, quindi, imparentate con la generazione dei Titani (pur non rientrando, nominalmente, nella stessa categoria). Non tutte le fonti antiche concordano, però, con questa genealogia: Diodoro Siculo (Biblioteca Storica, II, 13), per esempio, le indica come le figlie di Atlante ed Esperide, mentre una folta schiera di scoliasti (tardi) ne attribuisce i natali al solo Atlante, a Espero, a Erebo con Nyx, a Forci con Ceto o, ancora, a Zeus con Temi. In generale, si può comunque ipotizzare un legame delle Esperidi con la sfera della notte, a partire dall’etimologia stessa del greco ?????????, che dovrebbe qualificarle come ‘Figlie della Sera’.

Similmente, sul numero e sui singoli nomi di queste dee non c’è maggior certezza: per Apollonio Rodio (poeta e letterato del III secolo a.C., vissuto alla corte di Alessandria d’Egitto), le Esperidi erano tre, e i loro nomi erano Egle, Eriteide ed Espera (Argonautiche, IV, 1422 e seguenti). Lo Pseudo-Apollodoro di Atene (la cui opera è stata ricollocata dagli studiosi nel II secolo d.C.), a sua volta, ne cita quattro: Egle, Eriteide, Esperia e Aretusa (Biblioteca, II, 5.11). Servio, famoso commentatore romano (IV-V secolo d.C.), riporta, invece, nel suo commento al IV libro dell’Eneide, la citazione di un frammento esiodeo (Frag. Merkelbach-West 360), per noi altrimenti ignoto – e, per questo, di dubbia attribuzione – in cui si nominano, ancora una volta, solo tre Esperidi:

  • Egle
  • Erizia
  • Esperetusa

Igino, dal canto suo, nella prefazione alle Fabulae, menziona un’Esperide di nome Erica, mentre K. Kerényi – illustre filologo ungherese, esperto di mitologia e religione greca – ci informa che, in fonti più tarde, sono riportati anche i nomi di Medusa e Mapsaura; quest’ultimo si ritrova scritto, insieme con i nomi ‘Ippolita’ e ‘Teti’, su una pyxis (cofanetto) del British Museum, attribuita a un pittore della cerchia di Douris e datata al 470 a.C. Sempre secondo Kerényi, il nome ‘Mapsaura’ rimanderebbe, etimologicamente, anche all’immagine di una divinità alata, assimilabile a un’Arpia (e, forse non a caso, già in antico era stata avanzata un’identificazione fra Esperidi e Arpie).

Mosaico di Liria con Ercole e le Esperidi
Mosaico di Liria con Ercole e le Esperidi

Studi epigrafici sulle Esperidi

Molto importante è poi, in questo senso, anche l’insieme dei dati emergenti dallo studio dell’epigrafia greca, specialmente nell’ambito delle produzioni vascolari a figure rosse: è infatti nelle scene di famosi vasi d’età classica che le Esperidi presentano ulteriori nomi, ignoti alla tradizione letteraria. È il caso, per esempio, di una lekythos pestana (un vaso per unguenti e oli profumati) del pittore Assteas, datata intorno alla metà del IV secolo a.C. e conservata oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in cui, fra i vari personaggi che compongono la scena, spicca la ninfa Calipso (qui assimilata a una delle Esperidi), mentre offre un filtro soporifero al serpente Ladone, attorcigliato attorno all’albero dei frutti d’oro (dono di nozze di Gaia alla nipote Era).

Le altre Esperidi – sette in tutto – portano i nomi di:

  • Anteia
  • Aiopide
  • Donachide
  • Mermesa
  • Nelisa
  • Tara

Da un’hydria (vaso per acqua) del Pittore di Meidias, databile al 420-410 a.C. e oggi parte delle collezioni del British Museum, conosciamo, invece, i nomi Asterope, Crisotemi, Igeia e Lipara. È da menzionare, infine, anche il nome di Pasithea, testimoniato unicamente da una pelike (un tipo di vaso dai molteplici impieghi), oggi conservata a New York e attribuita all’omonimo Pittore (380-360 a.C.).

Culto delle Esperidi

Non sono noti particolari culti legati alle Esperidi. L’unico accenno a un tempio a loro dedicato dovrebbe essere quello pronunciato da Didone, nell’opera di Virgilio (Eneide, IV, 480-484): prima del suicidio, infatti, la regina cartaginese racconta alla sorella del suo incontro con una sacerdotessa giunta dalla lontana terra dei Massili, presso le rive dell’Oceano, dove essa ricopriva il ruolo di custode del tempio delle Esperidi. L’esistenza di un tale culto non è però ricordata da altre fonti, né sono noti all’archeologia, al momento, i resti di un edificio interpretabile con sicurezza in questo senso.

Bibliografia essenziale

  • A. PONTRANDOLFO, Lekythos pestana a figure rosse, in ‘Vasi Antichi. Museo Archeologico Nazionale di Napoli’, Electa, 2009.
  • I. McPHEE, LIMC, Vol. V-1,2, 1990, ad vocem ‘Hesperides’.
  • K. KERENYI, Gli dèi e gli eroi della Grecia, Garzanti, 1963.
  • F. BROMMER, Enciclopedia dell’Arte Antica (Classica e Orientale), Vol. III, 1960, ad vocem ‘Esperidi’.

Approfondimenti

  • Esperidi: giardino ai confini del mondo
  • Esperidi: evoluzione dell’iconografia

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