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Etiopia, Burtele. Un piede di 3.4 milioni di anni svela un ominide bipede sconosciuto

Etiopia, Burtele. Un piede di 3.4 milioni di anni svela un ominide bipede sconosciuto

Otto frammenti ossei fossili relativi a un piede (destro), rinvenuti in Etiopia in un banco di rocce sedimentarie e che vantano la rispettabile età di oltre 3.4 milioni di anni, dimostrano che gli Australopithecus afarensis, la specie a cui appartiene anche la celebre Lucy, non erano gli unici ominidi che hanno abitato quella regione e in quell’epoca storica.

Le ossa del piede di Burtele, che sono stati presentati a fine aprile 2012 dalla rivista Nature, corrispondono infatti a un ominide che doveva essere in grado di muoversi con grande scioltezza sopra gli alberi ma che era anche capace di camminare in posizione eretta quando scendeva fino al suolo.

Secondo quanto dichiarato nel corso di un’intervista da Yohannes Haile-Selassie, paleontologo presso l’Università Case Western Reserve di Cleveland negli Stati Uniti e primo artefice di questa indagine, si tratterebbe di una scoperta estremamente importante per due ragioni.

Da una parte, infatti, porterebbe informazioni di grande importanza e rilevanza sull’anatomia dei piedi degli antenati degli umani; dall’altro, dimostrerebbe per la prima volta e in maniera inconfutabile che la specie a cui apparteneva Lucy non era da sola, ma conviveva con altre specie di ominidi, questione che è stata l’argomento di interminabili dibattiti scientifici negli ultimi trent’anni.

La scoperta di questo piede, secondo Haile-Selassie, rafforzerebbe quindi l’ipotesi che gli Australopithecus afarensis, che hanno abitato le regioni orientali dell’Africa tre o quattro milioni di anni fa, siano da considerarsi i diretti antenati del genere umano, anche se secondo Salvador Moyà, direttore dell’Istituto catalano di Paleontologia, sussisterebbero ancora molte incognite riguardo alla relazione tra gli australopitechi e gli umani.

Secondo l’ipotesi avanzata da Haile-Selassie, però, i primi esseri umani erano discendenti degli Australopithecus garhi, che molto probabilmente erano capaci di costruire rudimentali utensili in pietra qualcosa come 2.5 milioni di anni fa. E gli Australopithecus garhi, a loro volta, erano discendenti degli afarensis, la specie a cui appartiene Lucy.

Etiopia, Burtele. Un piede di 3.4 milioni di anni svela un ominide bipede sconosciuto

Il piede degli afarensis, ad ogni modo, assomiglia molto di più al nostro piede di quello scoperto poco fa in Etiopia. Gli otto resti fossili presentati dalla rivista Nature mostrano una curiosa combinazione di caratteristiche tipiche dell’adattamento sia alla vita negli alberi che a quella sul terreno. Il primo dito, molto più simile al nostro pollice che al nostro alluce, è infatti arboricolo. Invece di essere allineato alle altre dita, infatti, è in posizione obliqua, cosa che lo rende ideale per afferrare i rami ma non altrettanto per camminare o per correre.

Di contro, le articolazioni tra i metatarsi e le falangi, lì dove le dita si uniscono alla pianta del piede, permettono un’iperflessione: è la stessa posizione che assumiamo noi alla fine di ogni passo o quando ci mettiamo in punta di piedi, ossia quando le dita possono rimanere perpendicolari rispetto alla pianta, con la differenza che noi non possiamo assumerla con le mani a meno che non si presenti una forma di iperlassità. Per questo possiamo affermare che le articolazioni tra i metatarsi e le falangi del piede di Burtele è caratteristica della capacità di camminare in posizione eretta, su due piedi. Secondo Bruce Latimer, coautore della ricerca, si tratta in ogni caso di un piede molto primitivo, che non permetteva la percorrenza di grandi distanze e che faceva sì che i suoi possessori camminassero in un modo che oggi sembrerebbe quantomeno curioso.

Al confronto, Lucy era una vera e propria atleta: le impronte di Laetoli, scoperte in Tanzania nel 1978 e attribuite a tre Australopithecus afarensis, dimostrano infatti che le popolazioni di allora dovevano possedere un piede anatomicamente moderno, molto simile al nostro. Lucy, aveva già l’alluce allineato con le altre quattro dita del piede, un tallone largo e stabile e un ponte ben arcuato per assorbire l’energia di ogni passo o balzo: tutte caratteristiche, queste, che non si incontrano nel piede di Burtele. Secondo Latimer, Lucy era completamente bipede e non saliva più sugli alberi.

Il piede di Burtele è stato dissotterrato in una zona che attualmente è desertificata, ma che qualche milione di anni fa doveva essere ricoperta di una fitta vegetazione di tipo tropicale. Beverly Saylor, coautrice della ricerca e professoressa presso l’Università Case Western Reserve di Cleveland come Haile Selassie e Latimer, aggiunge che le analisi fisiche e chimiche condotte sui sedimenti indicano chiaramente che si trattava di una zona boscosa, umida e attraversata da fiumi e torrenti.

I resti fossili sono stati ritrovati a pochi chilometri da dove è stato dissotterrato lo scheletro di Lucy nel 1974. Dato che le due specie hanno vissuto nella stessa epoca e nella stessa regione, i ricercatori suggeriscono che molto probabilmente hanno occupato nicchie ecologiche ben distinte. Secondo questa interpretazione, l’ominide di Burtele doveva aver vissuto ai margini della selva tropicale e aver sfruttato l’appoggio logistico di alberi e arbusti per muoversi, mentre gli Australopitecus afarensis si erano espansi anche fuori dalla selva grazie all’incredibile prodigio biomeccanico dei loro piedi.

Secondo Haile-Selassie, una scoperta di questo tipo dimostra che la nostra evoluzione non ha seguito un andamento lineare con un unico lignaggio in ogni epoca, ma che si è invece trattato di un processo molto più complesso, con diversi lignaggi che hanno convissuto nella stessa epoca e addirittura nella stessa zona.

Per il momento i ricercatori non hanno attribuito il piede di Burtele a nessuna specie e a nessun genere. Sicuramente si tratta di un reperto troppo antico per appartenere alla specie umana, visto che quello che conosciamo come appartenente al genere “Homo” non fece la sua comparsa se non almeno un milione di anni dopo. E le caratteristiche degli otto fossili sembra facciano escludere che si possa trattare di un australopiteco, neanche se fosse di una specie diversa da quella a cui appartiene Lucy.

La specie a cui sembra più plausibile che appartenga il piede di Burtele è l’Ardipithecus ramidus, un ominide vissuto 4.4 milioni di anni fa, anch’esso scoperto in Etiopia. Gli otto fossili potrebbero quindi appartenere a un ardipiteco discendente del ramido, anche se attualmente non si possiedono sufficienti prove per attribuirlo a un determinato genere o a una determinata specie. Secondo Haile-Selassie, inoltre, non si può neanche sostenere che sia un ardipiteco solo per il fatto di possedere un sistema di locomozione simile; potrebbe infatti essere un altro tipo di ominide che abbia conservato questo adattamento alla locomozione. Adesso non resta che cercare di recuperare altri resti fossili che possano aiutare il mondo scientifico a comprendere in modo più completo approfondito a chi appartengano quei resti.

Didascalie delle foto

1) Due frammenti del metatarsi del quarto dito del piede, che risulta essere troppo lungo per poter afferrare i rami. Museo di Storia Naturale di Clevelan / Yohnnes Haile-Selassie.

2) Gli otto resti fossili del piede di Burtele che sono stati recuperati. Si tratta di un piede destro; il dito pi corto sulla sinistra è l’alluce (un metatarso e una falange), mentre gli altri tre sono il secondo, il terzo e il quarto. Non è rimasto nulla del dito mignolo. Museo di Storia Naturale di Clevelan / Yohnnes Haile-Selassie.

1 Commento su Etiopia, Burtele. Un piede di 3.4 milioni di anni svela un ominide bipede sconosciuto

  1. Articolo molto chiaro, riassuntivo ma essenziale. Complimenti!
    Cercavo traccia della scoperta fatta da Heile-Selasie e Bruce Latimer nell’Afar fatta prima del 2011 e riportata in modo piuttosto sibillino da Yves Coppens nel suo libro – Il presente nel passato – (Jaca Book) a pagina 26. Il celebre autore ne fa un bel commento ma non dà indicazioni precise del nome della specie. Afferma che sono state trovate dodici ossa, bacino compreso.Lei mi può aiutare?
    Grazie.
    Bruno, da Monza

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