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Etruschi: in guerra

Gli Etruschi e la guerra

La presenza di armi all’interno delle tombe è ben documentata in epoca villanoviana già nel IX sec. a.C.; in questo periodo però il possesso di un armamento rappresentava il simbolo di un rango sociale elevato e solo col tempo divenne appannaggio di veri e propri capi militari, appartenenti esclusivamente al ceto aristocratico, ad indicare la progressiva formazione di un esercito etrusco organizzato. Nel secolo successivo, in seguito al contatto con altri popoli, prima italici poi dell’area mediterranea, si rese necessario reclutare nuove forze militari anche nelle classi meno abbienti

Questo processo si compì definitivamente tra l’VIII e il VII sec. a.C., quando gli Etruschi, ormai affermatisi nel bacino del Mediterraneo come abili navigatori e mercanti con ingenti interessi, furono sensibilmente più esposti ad attacchi esterni via mare; fu però soprattutto la minaccia, a partire dal V secolo, prima dei Celti poi dei Romani a spingerli ad organizzare eserciti più consistenti; nonostante ciò però essi non ebbero mai una spiccata vocazione militare e la maggior parte delle guerre che si trovarono a combattere fu per lo più di difesa dei propri confini e meno di conquista. Le movimentate vicende storiche del popolo etrusco, con ripetuti cambiamenti nel corso dei secoli e situazioni diverse talvolta da città a città, si rifletterono sia sugli ordinamenti politici che militari; nell’epoca della netta affermazione delle oligarchie, è evidente come la stessa schiacciante egemonia detenuta nella società da pochi personaggi di spicco fosse presente anche nell’esercito. Gli incarichi di comando e di organizzazione militare e soprattutto l’arduo compito di difesa della città, erano affidati quindi ad un gruppo ristretto di cittadini, esponenti della ricca aristocrazia, il cui ruolo autorevole era sottolineato da evidenti simboli di potere, primo fra tutti l’ascia bipenne.

A partire dal VII sec. a.C., in seguito ai più intensi contatti con il mondo greco, gli Etruschi subirono influenze anche nelle tattiche e negli armamenti militari: pur non arrivando mai ad avere eserciti consistenti né perfettamente strutturati al loro interno, fece la comparsa in questo periodo nelle formazioni militari la figura dell’oplita, ovvero del guerriero di professione, addestrato a combattere e dotato di armi pesanti, che andò a costituire la I classe di guerrieri, il nerbo dell’esercito etrusco. Il resto dell’esercito veniva poi reclutato tra la popolazione secondo il censo, in modo che i ceti più ricchi e in grado di equipaggiarsi convenientemente andassero a costituire le prime classi, mentre il resto dei guerrieri meno abbienti fosse incluso negli ultimi reparti: in base a questa suddivisione l’esercito era ripartito in quattro classi militari.

In battaglia gli opliti combattevano in formazione compatta, con il compito fondamentale di provocare l’urto decisivo contro lo schieramento nemico, ad essi era direttamente affiancata la fanteria di II e III classe che apriva il combattimento provocando le fila nemiche e preparando al meglio il terreno per permettere agli opliti di sferrare l’attacco finale; le altre operazioni, come l’esplorazione degli schieramenti opposti o la difesa delle ali laterali dell’esercito erano invece affidate alla IV classe di guerrieri, armati alla leggera, specializzati nel colpire da lontano con lance e giavellotti per creare scompiglio tra i nemici; all’ultima classe apparteneva anche la cavalleria leggera reclutata tra la popolazione italica a cui spettavano incarichi gravosi come compiti di ricognizione, di schermaglia e di inseguimento contro il nemico, ma anche di approvvigionamento e rifornimento di armi all’interno dell’esercito. Il corpo della cavalleria pesante invece, seppur dotato di un efficiente armamento sia di protezione che di offesa, raramente era impiegato negli attacchi veri e propri, mentre i cavalieri migliori venivano scelti come guardie del corpo affiancate ai comandanti.

Ma l’esercito etrusco non era composto di soli reparti militari, al suo efficiente funzionamento erano preposti corpi dai compiti più vari: ingegneri, fabbri e falegnami erigevano fortificazioni, provvedevano allo smantellamento di quelle nemiche durante le operazioni e forse erano impiegati nella costruzione di macchine d’assedio, sull’uso delle quali in ambito etrusco si è però scarsamente documentati; un numero elevato di schiavi ed attendenti provvedevano al carico e al trasporto di vestiario, viveri, tende, armi e munizioni; i suonatori con i loro corni e buccine trasmettevano gli ordini dei generali tra le fila dei guerrieri; i portatori di insegne erano impiegati tanto nelle parate che come punti di riferimento per radunare i guerrieri. L’esercito etrusco quindi, sebbene non vantando mai dimensioni imponenti, seppe con il tempo raggiungere ottimi livelli tanto nell’organizzazione e nella tattica militare che nell’addestramento e nell’armamento dei guerrieri, testimonianza eloquente è il reclutamento degli Etruschi stessi all’interno dell’esercito romano, dopo la riforma di Servio Tullio del VI secolo, a costituire le truppe legionarie scelte della I classe militare.

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