Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Etruschi: scultura bronzea

Chimera d'Arezzo

La scultura etrusca in bronzo

E’ nella scultura, che un popolo enigmatico e misterioso, come quello etrusco, esprime molte caratteristiche ricche di interesse, ma anche cariche di interrogativi, di non facile risoluzione. Come per tanti altri aspetti, che contraddistinguono la realtà etrusca, le interpretazioni che suscita questa forma d’arte sono variegate, difficile è tracciarne una fisionomia unitaria; connotato che contribuisce ad accrescere l’interesse gravitante attorno alle opere. Voler trovare una forma omogenea di espressione, nella scultura etrusca, non è possibile: le differenziazioni e le sfumature in cui si realizza, differiscono di fase storica in fase storica ed in base alle varie località geografiche.

Una caratteristica, sembra trapelare dalle opere giunte fino ai giorni nostri: gli etruschi non paiono applicare in modo frequente questa forma d’arte per esaltare delle personalità di spicco, imprimendone la fisionomia nell’opera, le principali ragioni del suo utilizzo, sembrano essere di carattere privato, declinate in scopi religiosi e funerari. In questo popolo era presente la convinzione, che una vita diversa attendesse il defunto dopo la morte, da qui nasce il desiderio di circondarlo di tutto ciò che gli occorre per accompagnarlo nella nuova vita e nella sua nuova dimora. Nella religione si trovano le ragioni della nascita di molte forme di espressione scultoree, concepite per essere collocate nel luogo di sepoltura.

Periodo villanoviano

Il preambolo alla costituzione della vera e propria cultura etrusca, può considerarsi il cosiddetto periodo di villanova o villanoviano ( dal sito archeologico di Villanova ), una fase in cui si conosce un’espandersi della metallurgia ed una rappresentazione, in cui vengono di sovente utilizzati motivi geometrici, bagaglio probabile di una cultura anteriore di origine locale, ma anche degli influssi greci. Sempre dalla tradizione locale antecedente, potrebbe provenire l’utilizzo di piccole forme scultoree applicate ai vasi ed alle urne funerarie.

L’ascendente greco, potrebbe essere riscontrabile nella creazione di minuscole figure di animali in bronzo. Questa fase dovrebbe essersi arricchita di una produzione abbondante, tuttavia pochi sono gli esempi giunti fino a noi. La maggior parte delle testimonianze recuperate, provengono dalle tombe, in cui sono presenti moltissimi oggetti, alcuni dei quali simili ai prodotti di origine orientale, fattore che sottolinea il possibile processo di scambio culturale, con località lontane.

Periodo orientalizzante

Alla fine dell’VIII secolo a.C. gli oggetti orientali, presenti nelle tombe, è di tale entità da portare a contraddistinguere questa fase, come orientalizzante. In questo momento storico, gli scambi commerciali con Greci e Fenici si incrementano; di conseguenza si amplia anche lo scambio di prodotti in grado di incontrare i gusti di un’elite, che si è raffinata e nobilitata. I principali centri del periodo, Veio, Vulci, Tarquinia, Cerveteri, si trasformano in ricche località commerciali, a sottolineare questo, ci sono le tombe, divenute più grandi e lussuose ed in cui si mescolano oggetti etruschi e di provenienza orientale.

Da sottolineare, che la progressione tra periodo villanoviano e periodo orientalizzante, avviene con continuità, senza particolari rotture intervenute per dividere un momento storico dall’altro, generando una naturale fusione tra una spinta colta, derivante da secoli di evoluzione di una civiltà sensibile all’eleganza, che si interseca alla tendenza genuina e primitiva della civiltà italica, pronta a riaffiorare ogni qualvolta l’influsso greco, cede il passo alla tradizione locale.

E’ proprio in questo rapporto, che si configura una delle chiavi di lettura più interessanti dell’arte etrusca, capace in ogni momento di tendere verso il suo aspetto primitivo, in cui si racchiude tutta la sua forza e spontaneità.

Al termine di questo periodo, nella scultura etrusca, si era già plasmata un’estetica, che tendeva ad oltrepassare il concetto di imitazione degli elementi stranieri. A questo, si univa la bravura nel trattare i metalli. Seguono le importanti conquiste, concretizzate nella lavorazione della statuaria in pietra di dimensioni simili a quelle naturali. Questa non è una caratteristica solamente dell’Etruria, ma una tendenza comune alle popolazioni che si affacciano sul mediterraneo.

Gli scambi di carattere commerciale continuano, nel tempo, ad unire la civiltà etrusca a quella greca, sottolineati dalla conquista della Ionia da parte dei Persiani nel 548-547 a.C. avvenimento che causa l’arrivo, nella penisola italiana, di parte della popolazione greca e dell’Asia Minore, tra cui sono presenti molti artisti, che importano un ideale estetico in grado di descrivere la fisionomia, con modalità naturalistiche. Ma se nelle tendenze dell’arte greca, si rispecchiano prototipi idealistici, in quelle dell’arte etrusca, si riscontrano forme in cui si traccia la ricerca di un certo realismo, con una tendenza a descrivere il soggetto.

Gli oggetti provenienti dal Mediterraneo orientale e dalla Grecia si affiancano a quelli prodotti in Etruria, pur rispecchiando le caratteristiche dello stile orientalizzante. Nel passaggio dal “villanoviano” all’ “orientalizzante”, tra il particolarismo che contraddistingue le diverse città etrusche, alle importazioni di oggetti, si unisce l’insediarsi di artigiani greci in Etruria. La scultura si evolve anche in base alle influenze provenienti dalle altre forme di arte, come l’architettura.

Anche in questo ambito, non si riscontra una vera e propria fusione tra le tendenze dell’arte greca e quelle dell’arte etrusca. I templi, ad esempio, hanno una dimensione minore, rispetto a quelli greci e diversa era la divisione degli spazi. Molti sono i dettagli decorativi, che arricchiscono i templi etruschi ed uno dei materiali principali utilizzati è la terracotta.

La decorazione più importante, culmina con un complesso gruppo scultoreo realizzato in altorilievo, posizionato sul frontone. Questa tipologia di costruzione si potenzia verso la metà del VI secolo a.C. come in Portonaccio. La statuaria di grandi dimensioni trova in queste opere, posizionate all’apice del tetto del tempio, dei suggestivi esempi, in cui la scultura viene applicata all’opera architettonica. L’Apollo di Veio, spicca tra queste opere: si avverte l’influenza dei modelli greci, ma nel suo movimento e nel suo sorriso, traspaiono quelle caratteristiche di primitiva forza, in cui trova espressione l’arte etrusca.

Anche nelle tombe si riscontra un arricchimento nella decorazione con elementi scultorei, come colonne e capitelli. Il periodo arcaico rimane consolidato in Etruria, anche nel momento in cui in Grecia si attraversa lo stile classico. In questa fase, in cui a tratti si manifestano riverberi dello stile arcaico greco, trovano massima espressione le grandi famiglie aristocratiche etrusche, importanti nella determinazione delle evoluzioni dell’arte, che rimane legata indissolubilmente alle evoluzioni della classe aristocratica. Si può osservare, da questo punto di vista, una delle caratteristiche dell’arte etrusca, che prospera con le grandi famiglie, e sembra sparire con esse, senza riuscire a crearsi una forma autonoma di sviluppo, collegata ad una condivisione più ampia.

La scultura classica greca si incentra sul perseguimento di schemi idealistici, anche quando aveva consolidato la sapienza nell’imitazione perfetta della fisionomia dei corpi. Gli Etruschi trovano ispirazione in modelli più vicini al reale, come si riscontra nei sarcofagi, in cui traspare una concentrazione nel descrivere la fisionomia.

pGrassi_etruschi67

Periodo ellenistico

Il periodo ellenistico è più complesso da tracciare, trovandoci al cospetto di un momento in cui il mondo etrusco era in declino, minacciato dai suoi vicini, principalmente i Romani, che progressivamente si affermano sulle varie città etrusche. Dall’incontro-scontro tra queste due civiltà, nasce un fenomeno di progressiva aggregazione. In ambito religioso, le pratiche funebri si razionalizzano: non si costruiscono tombe ornate con la ricchezza dei periodi precedenti o cariche di oggetti diversi. I sarcofagi e le urne continuavano a spaziare nella decorazione, ma i tratti dei defunti si trasformano, sull’onda della tendenza a schematizzare.

Verso il II secolo a.C. le forme erano acquisite, non ne sorgono di nuove, ad una richiesta maggiore, si risponde con la creazione in serie, sviluppata da uno stesso stampo, se il materiale è la terracotta o da uno stesso modello nel caso fosse pietra, con un forte decremento dei pezzi. Questo si riscontra anche con realizzazioni quali le teste votive e le statuette, la cui qualità va comunque incontro ad una parabola discendente, forse per una produzione creata da stampi di seconda o terza generazione e dell’abbandono della pratica manuale dopo il modellamento, che nei periodi precedenti, era tesa a definire i dettagli. Le urne sono concepite maggiormente a Perugia, Chiusi, Volterra, mentre i sarcofagi a Viterbo e Tarquinia.

Un capitolo importante è rappresentato dalla grande bronzistica, quasi tutta perduta, di cui i pochi esemplari giunti fino a noi, pongono in risalto l’importanza. Uno dei documenti per eccellenza è l’Arringatore.

La capacità di assimilare e la disinvoltura nell’applicare, unite ad una economia florida, fanno degli etruschi i realizzatori di un’arte capace di distinguersi culturalmente, nel panorama dell’età preromana. L’assenza di una risoluzione univoca e formale, alle problematiche incontrate nell’evoluzione dell’arte etrusca, rendono questa civiltà priva di un criterio artistico generale, dotato di una tale maturità da mutarsi in uno stile. La scelta formale in cui si è tradotta l’arte etrusca, non è dotata di rigore, per cui accanto al prodotto raffinato, si trova spesso e volentieri un prodotto in cui il problema della forma viene affrontato con un risultato, che oscilla tra primitivo ed espressività istantanea. In questo è racchiuso tutto il fascino, ma anche tutta la debolezza dell’arte etrusca.

E’ nel I secolo a.C. che si riscontra un declino progressivo nelle caratteristiche dei manufatti: la produzione originale etrusca capitola all’influenza romana, segnando così la fine della sua tradizione scultorea.

Bibliografia

  • Bartoloni Gilda, Introduzione all’Etruscologia, Hoepli, Milano, 2012
  • Bianchi Bandinelli Ranuccio Antonio Giuliano, Etruschi e Italici prima del dominio di Roma, Bur Arte Rizzoli, Milano, 1991

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*