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Eugenia Salza Prina Ricotti ci racconta la scoperta della tomba di Antinoo

Cercherò di dirvi in due parole come ho scoperto la tomba di Antinoo a Villa Adriana. È successo quando avevo 80 anni e non avevo più le gambe o per lo meno le avevo molto poco. La tomba la cercavano tutti. Io, no. Pensavo che ormai, a quella età e nelle mie condizioni, il mio lavoro lì fosse concluso, ma mai dire mai.

Vidi che in un nuovo scavo della dott.ssa Reggiani era venuto fuori il giardino del Grande Vestibolo e, dato che ero curatrice di un’opera collettiva “Gardens of the Roman Empire”, le chiesi di contribuire con un articolo. Lei gentilmente accettò e mando il dott. Mari a portarmi una pianta dello scavo. Vicino all’ingresso del complesso imperiale vi era una grande struttura che il dott. Mari pensava fosse un ninfeo e che, dato che di giardini si trattava , mi indicò e mi pregò di segnalare. Io, disegnando tutto sul mio computer, mi accorsi che quello che era stato creduto un ninfeo era troppo grande e sproporzionato e, incuriosita lo esaminai meglio. Era progettato sul tipo del Canopo, ma era grande il doppio di questa già grande struttura. Inoltre aveva due caratteristiche fondamentali che, non so perché, non erano state notate e segnalate da nessuno: era posto al di fuori del predio ed era circondato da un muro che lo recingeva. Che ninfeo dell’accidente! Quella era una tomba e una tomba estremamente monumentale.

Ma di chi? Sul momento, dato che era rasa al suolo, sembrava distrutta. Ma chi poteva esser stato tanto pazzo da fare senza costrutto una faticaccia del genere? Poi il ricordo che lì erano state trovate molte statue e decorazioni egizie mi fece collegare la tomba ad Antinoo che nel Nilo era affogato, e capii che non era una tomba distrutta, ma una iniziata a costruire e mai finita. Si era potuto fare soltanto il giardino in cui vi erano due marmorei templi egizi ed un obelisco su cui era scritto “Qui nei giardini del principe di Roma (Adriano) giace il corpo di Antinoo”. A lungo la traccia dei tre emicicli cha avrebbero dovuto sostenere la colossale esedra era rimasta, secondo l’abitudine degli architetti dell’epoca, segnata con sassi e ancora una parte di essi si trovava nell’emiciclo più esterno. Nei due interni si erano cominciate a fare fondazioni di 1.30 m di spessore. Fu allora che Adriano morì e tutto fu sospeso. I suoi successori, che di Antinoo non volevano proprio sentir parlare, innalzarono un ridicolo portichetto con leggere colonnine su queste potenti fondazioni, e Antinoo che, secondo Adriano, appena finita la tomba sarebbe stato portato lì con grandi processioni, fu abbandonato nel tempio di Antinoopoli.

Ovviamente raccontai a tutti cosa avevo trovato e dopo un po’ la Reggiani mandò lì Mari dicendo che, dato che io, che ero così legata a Villa Adriana, insistevo che quella era la tomba di Antinoo andasse a fare un saggio ed a vedere se nella mia affermazione c’era qualcosa di vero. Il saggio confermò la mia affermazione.

Per leggere l’intero articolo vai su http://www.espr-archeologia.it/categoria/1/Villa-Adriana.

Here I am trying to tell you how I discovered the tomb of Antinos. When it happened I was 80 years old and my legs were in a bad condition. It was a period in which everybody studying Villa Adriana tried to find this boy’s tomb: I didn’t. I deemed that due to my age and my health conditions, my work was concluded. But – as I found it afterward – never say never.

A new excavation of Dr. Reggiani had found the Great Entrance Hall’s garden and, as I was the curator of a work on “The Roman Empire’s Gardens”, I asked her to write an article on it. She kindly accepted and sent one of her inspectors, Zaccaria Mari, to bring me a plan of the excavations. Near the access gate of the imperial residence there was a huge structure that Mari thought was a nymphaeum and, as I was speaking of gardens, he pointed it to me as a decoration of the bordering one and asked me to signal it . However, when I began to draw it in my plan I perceived that what he believed to be a nymphaeum was outsized and out of proportion with any kind of garden. I was very puzzled, and I studied it better.

Per leggere l’intero articolo vai su http://www.espr-archeologia.it/categoria_en/1/Villa-Adriana.

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