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Eugenia Salza Prina Ricotti ci racconta le Piccole e le Grandi Terme di Villa Adriana

Cercando di seguire i progressi mentali che mi hanno aiutato a risolvere un certo numero di problemi, prendiamo in esame uno di questi quesiti e precisamente quello delle Piccole e delle Grandi Terme. A Villa Adriana questi due impianti erano messi l’uno accanto all’ altro e ovviamente tutti coloro che questa imperiale residenza avevano studiato o studiavano erano rimasti colpiti da questo fatto: perché fare due strutture analoghe e soprattutto perché farle adiacenti? 

Che i Romani alle terme ci tenessero molto era ben risaputo: direi che nell’antichità erano il popolo più pulito che esistesse e a Roma – nel I sec, a. C. c’erano ben 170 terme – ma in fondo a Villa Adriana una terma bella grande poteva soddisfare tutti. Molte ipotesi furono avanzate: sia G. Nispi – Landi (P. Elio Adriano Imperatore: Villa Elia tiburtina a Tivoli, Roma 1927, p. 94) che H. Kähler ., (Hadrian und seine Villa bei Tivoli, Berlin 1950) basandosi sul fatto che un editto di Adriano aveva imposto che donne e uomini non dovevano più bagnarsi insieme, decisero che una delle due, la più piccola, doveva essere per le donne e l’altra per gli uomini.

Questa non fu la sola opinione pronunciata e sia Lanciani che Aurigemma (S.Aurigemma, Villa Adriana, 1961, p. 23) ne riportano altre. Ci fu chi pensò che si trattasse di terme invernali (le Piccole) ed estive (le Grandi); chi, con un notevole senso di economia, pensò che le Piccole venissero usate quando nel complesso c’era poca gente e le Grandi quando a Villa Adriana ci fosse un pienone. Né Lanciani, né Aurigemma approvavano queste ipotesi ma poi non si pronunciarono su quale altra si potesse avanzare.

Quello che io trovai come opinione ampiamente diffusa fu che le Grandi erano certamente quelle per l’imperatore: l’imperatore era la persona più importante e quindi doveva avere l’impianto più grande. Io ero architetto e sapevo che quando si fa un impianto pubblico non si tiene conto dell’importanza di chi ci va, ma si calcolano tot metri quadri per tot persone, e l’imperatore, importante o no, era uno solo, quindi lui lo tolsi subito di mezzo. Poi studiai bene i due impianti e da buon architetto guardai come si andava nell’uno e come nell’altro: cioè pensai che strada faceva la gente che andava alle Piccole e quale quella che andava alle Grandi. Vidi subito che alle Piccole si arrivava o dall’ingresso nobile del Grande Vestibolo e, finché questo non fu pronto, dalla area nobile del Pecile tanto che l’ingresso principale restò poi quello rivolto al Pecile. Ma dove arrivavano quelli che attraverso un recinto più alto di 85 cm dal percorso per le Piccole entravano nelle Grandi Terme? Mi resi subito conto che coloro che qui si recavano arrivavano dalla strada che veniva dalla caserma e che, passando davanti alle Cento Camerelle – residenza della mano d’opera che si occupava del complesso – raccoglieva tutti questi dipendenti. Infine questa folla, percorrendo i sotterranei del Grande Vestibolo, saliva uno scalone e si ritrovava nel recinto antistante la palestra delle terme. Intanto da est convergevano coloro che lavoravano nelle cucine di Palazzo ed i servitori della c.d. Caserma dei Vigili, mentre da sud arrivava la gente che viveva negli alloggi dei marmorari.

L’implicazione era chiara e inconfutabile: le Grandi Terme erano per i dipendenti e l’altra per i signori. La differenza di classe era in quell’epoca talmente sentita che, dovendo le due strade incrociarsi, quella per il popolo passava sotto terra e l’altra, per i signori, in superficie.

Fin qui l’architetto; ma ci si meraviglia che nessuno abbia notato, come feci io, che mentre le Piccole Terme avevano i pavimenti marmorei più lussuosi di tutto il complesso, le grandi terme avevano mosaici in marmo bianco come quelli che normalmente all’epoca romana si usavano nelle cucine e nelle latrine. Eppure sarebbe bastato questo per definirle.

Per leggere l’intero articolo vai su http://www.espr-archeologia.it/categoria/1/Villa-Adriana.

Trying to follow the mental processes that helped me to solve a certain numbers of problems, lets now take one of them and exactly the one that concerns the Little and the Great Baths. These two structures are set the one beside the other and obviously all the scholars who studied or were studying this imperial residence were struck by this fact: Why build two similar installations and, chiefly, why set them so close one to the other?

Of course we all know that Romans considered Baths very important. They used them and couldn’t live without. I can even say that in the ancient times they were the cleanest people of all the world, and to prove it we know that in the I cent B.C. at Rome, not counting the private ones, there were 170 Baths. However at Villa Adriana there was no need to have two large adjoined Baths. Many hypothesis were advanced: both G. Nispi – Landi (P. Elio Adriano Imperatore: Villa Elia tiburtina a Tivoli, Roma 1927, p. 94) and H. Kähler (Hadrian und seine Villa bei Tivoli, Berlin 1950), basing themselves on the fact that Hadrian had ordered that there had to be women Baths and men’s ones, decided that the Small Baths were for women and the other for men.

This was not the only theory proposed. Both Lanciani and Aurigemma (S.Aurigemma, Villa Adriana, 1961, p. 23) report other suppositions: thus some scholar imagined that the Small Baths were used in winter and the others in summer. Others, keen on cost-cutting measures, decided that the small ones were used when there was a reduced attendance, while the other Baths worked only for full houses. Neither Lanciani nor Aurigemma approved those ideas, however they didn’t propose other hypothesis.

When I began to study the problem the most widespread opinion was that the Great Baths were certainly the imperial ones: Why! The emperor was the more eminent person, then he had to have the larger baths. Of course being an architect I knew that when one has to plan some public building he won’t look at the importance of the persons going there. He would only calculate the number of customers and the number of square metres necessary for them. The emperor doesn’t count: He is only one. So I rapidly got him out of the picture. Then again I studied the two Baths, and I tried to figure out the courses that people followed to reach both of them: I immediately saw that, when the Great Hall had still not been built, people arrived from the Pecile, and toward the Pecile is still set the principal entrance of the Small Baths. Afterward the guests of the Canopus lodgings and the ones who entered in the imperial residence through the Great Entrance Hall crossed its gardens and entered by the Baths’s back door.

Instead the others who had to go to the Great Baths arrived at a peristyle 85 cm higher than the Great Entrance hall level. The track through which they got there started at the barracks: Then it longed the Cento Camerelle, and from these lodgings collected all the people who worked at Villa Adriana. All of them entered the subterranean part of the Great Entrance Hall, climbed a stair and got to the Great Baths. Here they were joined by cooks and servants who came from the s.c. Caserma dei Vigili, while from the southern part of the Great Baths arrived the stone masons and the sculptors.

The implication was clear: the Great Baths were for rank and files, the other one for the emperors guests, friends and collaborators. The difference of classes at those times was so strong that as their routes had to cross, rank and files went underground, while the privileged ones strolled through perfumed gardens.

But it is still not finished. We have to marvel that no one noticed, as I did, that the Small Baths had the most luxurious and beautiful marble floor of Villa Adriana while the Great Baths had the kind of white marble mosaic floors that in Roman’s times were used for kitchens and latrinae. Even this alone would have been enough to define the kind of people that would have patronized these two Baths.

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