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Fabrica di Roma (Vt). Falerii Novi

Falerii Novi, attualmente compresa nel comune di Fabrica di Roma (Viterbo), sorse dopo la definitiva sconfitta di Falerii Veteres nel 241 a.C. ad opera delle truppe romane, in seguito alla quale l’antica capitale falisca venne distrutta e la popolazione fu obbligata a trasferirsi nella città creata ex novo in una zona poco distante pianeggiante e del tutto priva di possibili difese naturali; un sito quindi più facilmente controllabile per i Romani rispetto a quello originario naturalmente protetto grazie alla particolare conformazione dell’ambiente con le sue ripide pareti tufacee.


La cinta muraria

Durante tutto il Medioevo la città non sfuggì alle invasioni barbariche che dal III – IV secolo d.C. si rovesciarono a ondate sulle terre di tutto l’impero: dapprima i Longobardi sotto la guida del re Desiderio alla fine dell’VIII secolo, in seguito i Normanni, che nel X secolo distrussero Falerii Novi, priva com’era di baluardi naturali; in seguito alla disfatta gli abitanti dovettero cercare rifugio nella loro vicina città madre abbandonata ormai da secoli, dando così origine al nucleo medievale di Civita Castellana. Nel 1143 la città, priva della popolazione, venne trasformata in monastero dai padri Benedettini a cui seguirono i Cistercensi; lasciata anche da questi intorno al 1400, fu affidata per tutto il XVI secolo a vari cardinali per poi cadere in uno stato di completo abbandono.

Testimonianza di epoca romana

Le vicissitudini storiche della città trovano tangibile testimonianza nelle vestigia architettoniche che dall’epoca romana si protraggono fino al pieno Medioevo, monumentali nell’aspetto, pur non vantando uno stato di conservazione ottimale. L’originaria grandiosità della città è visibile già dall’imponente cinta muraria lunga 2,400 Km: le mura, che delineano un perimetro pressoché trapezoidale, furono costruite in opera isodoma di tufo rosso, materiale presente in abbondanza nella zona, e rinforzate da cinquanta torri difensive a pianta quadrata.

L’accesso alla città avveniva per mezzo di quattro imponenti porte poste in corrispondenza degli assi viari principali, e di altre cinque secondarie; l’unica sopravvissuta è la cosiddetta Porta di Giove, così chiamata per la scultura del dio che orna la chiave di volta dell’arco, che in origine collegava Falerii Novi alla selva Cimina; tale ingresso è fiancheggiato da due torri, e poiché era il più importante, fu costruito utilizzando pregiato peperino in sostituzione del comune tufo. L’area urbana compresa nel perimetro murario mostra un impianto regolare basato su due assi viari principali, di cui la via Amerina era il cardine massimo: purtroppo tutte le costruzioni che popolavano la città sono scomparse; resta solo un podio probabilmente pertinente ad un edificio pubblico, mentre il teatro, ormai interrato, è solo visibile da foto aeree per l’avvallamento del terreno che ne indica la presenza.

Porta di Giove
Porta di Giove

Monumentali e ancor ben visibili risultano incede le necropoli che sorsero intorno all’abitato a partire dal III secolo a.C., distribuite lungo le strade che collegavano la città agli altri centri del territorio: le necropoli di Pian di Cava e dei Pontoni lungo la strada per Sutri, la necropoli dei Tre Camini lungo la via per Falerii Veteres e il grande complesso sepolcrale dislocato a nord e a sud della città lungo la via Amerina. L’architettura funeraria della zona è estremamente ricca di forme, poiché la possibilità di scavare agilmente le lunghe pareti tufacee ha permesso la realizzazione delle più varie tipologie sepolcrali: sui fianchi degli assi viari si susseguono a ritmo serrato loculi, arcosolii, colombari, tombe a camera dalla pianta anche complessa.

Tra le tombe più significative va ricordata nella necropoli dei Tre Camini la cosiddetta Tomba del Peccato, tipica tomba rupestre a portico, con la fronte del vestibolo scandita da tre archi poggianti su pilastri, decorata all’interno con un’ampia modanatura. Durante lo scavo d’emergenza resosi necessario in seguito al crollo del vestibolo, sono state qui portate alla luce due sculture, ora custodite presso il Museo Archeologico dell’Agro Falisco di Civita Castellana; i due pregevoli pezzi rappresentano un leone funerario a tutto tondo, di cui resta la sola parte anteriore, e una protome di Medusa, dello stile bello, scolpita in altorilievo sul lato breve di un blocco a forma di parallelepipedo, forse posti qui come simbolici custodi della tomba. 

Testimonianze epoca tardoantica e medievale

La presenza a poca distanza dalla Porta di Giove di una catacomba cristiana risalente al IV – V secolo d.C., oltre ad attestare la presenza di una cospicua comunità cristiana a Falerii Novi, mostra la continuità nell’utilizzo sepolcrale delle aree adiacenti alla città nel corso dei secoli: secondo la tradizione qui sarebbero stati sepolti i martiri Gratiliano e Felicissima, da cui il nome del cimitero. La caratteristica principale del luogo è l’inconsueta ampiezza delle quattro gallerie, che in alcuni tratti raggiunge i tre metri, lungo le pareti delle quali sono scavati loculi in origine chiusi da grandi tegole in terracotta, tombe a “mensa” e ad arcosolio; di fronte alla catacomba sono conservati i resti di una chiesa che potrebbe essere identificata con quella di S. Gratiliano nota dalle fonti medievali.

Ultimo monumento a conservarsi in ordine di tempo a Falerii Novi è la chiesa romanica di Santa Maria di Falleri, costruita nel XII secolo; si tratta di uno splendido edificio a cinque absidi con annesso un convento, realizzata con materiali frutto della sistematica spoliazione degli edifici della città romana.

Santa Maria di Falleri
Santa Maria di Falleri, le absidi

(tutte le foto sono: ph. cortesia dell’autrice)

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