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Faicchio

Faicchio

L’arce sannitico e il ponte di Fabio Massimo a Faicchio (Bn)

La zona di Faicchio, alle pendici del monte Monaco di Gioia della catena del Matese, fu abitata fin dall’età Neolitica come testimoniato dal ritrovamento di numerosi reperti. Per la sua importante sistemazione geografica, a controllo della valle Telesina, il sito fu scelto dai Sanniti Pentri come luogo dove vivere. A loro risale, infatti, la costruzione di un sistema di mura poligonali a difesa del Monte Acero.

Le mura costituiscono uno dei più importanti esempi di opere di difesa mai progettate dai Sanniti. Le pietre utilizzate sono grosse, squadrate e disposte a secco secondo una tecnica dei Sanniti che a lungo è stata giudicata inefficiente, ma che poi ha rivelato una grande resistenza ai terremoti oltre che all’incuria del tempo. Questo sistema permetteva di difendere le zone di montagna attraverso un sistema di terrazzamenti o gradoni riscontrati anche in altre zone controllate dai Sanniti. Il loro percorso misura circa 3 km e tratti sono visibili anche nel convento di San Pasquale, mentre a valle si trovano i tratti meglio conservati perché lontani dalle strade moderne. Nella cinta muraria si aprivano due porte di cui una guardava verso Telese.

Il territorio di Faicchio fu teatro di molti scontri: in particolare lo storico Tito Livio ricorda la sconfitta dei Sanniti per opera dei Romani nel 308 a. C. Di qui durante la seconda guerra punica passò anche Annibale per aggirare l’esercito di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore. Ed è proprio a lui che si fa risalire la costruzione di un ponte importante per favorire la comunicazione tra la zona del Matese e quella del Monte Erbano. In precedenza vi era un ponte sannita in semplice pietra e calcestruzzo con tavole di legno per assicurare il passaggio. La presenza di tavole di legno potrebbe far pensare a una certa precarietà della costruzione, ma ciò era necessario perché le tavole erano facilmente removibili quando si voleva evitare il passaggio ai nemici.

Faicchio ponte

Alla struttura sannita si sovrappone quella tardo repubblicana dei Romani con pilastri poligonali e struttura in opera reticolata. La parte originaria del ponte è oggi costituita dall’arcata maggiore e dall’arcata di sinistra. Il passaggio al ponte era assicurato da due rampe laterali. Il ponte fu poi restaurato in età antonina e medievale. All’estrema sinistra, dopo un’alluvione del 1860, fu aggiunta una nuova arcata come sostegno. Un successivo restauro è stato compiuto nel 2008 che però ne ha snaturato la struttura originaria. Il ponte era attraversato dalla Via Latina e nei pressi vi era anche una fons d’età romana.

Faicchio ha restituito anche altre importanti testimonianze d’età romana come un acquedotto, ancora in funzione, la cui costruzione si fa risalire anch’essa a Fabio Massimo e un criptoportico.

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