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Faltonia Betizia Proba

nome: Faltonia Betizia Proba (Faltonia Betitia Proba) o Proba Sempronia Falconia Melissa
origini: gens Petronia
famiglia: figlia del console Petronio Probiano; moglie del prefetto Clodio Celsino Adelfio; madre di Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio e di Faltonio Probo Alypio.

Menzionata da Giovanni Boccaccio nella sua opera “De mulieribus claris”, Faltonia Betizia Proba lega il suo nome – intorno al quale esistono alcune varianti di attestazione – ad una delle più celebri opere poetiche della tarda antichità, il Cento Vergilianus de laudibus Christi, che ripercorre le principali vicende bibliche, tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, a partire dalla creazione sino all’ascensione di Cristo, nella forma del “centone”: esso consiste in un testo elaborato mediante l’accostamento di frasi o versi attinti da diverse opere di un medesimo autore o di più autori. Nel caso particolare, Faltonia scelse le opere di Virgilio, il grande poeta latino autore dell’Eneide, delle Georgiche e delle Bucoliche, che godeva, non a caso, di stima ed interesse rinnovati in epoca cristiana.

La figura della poetessa Proba è stata oggetto di numerosi studi e a lei è dedicata una voce specifica nel volume XII° della “Catholic Encyclopedia”, consultabile on-line. Il fascino della sua personalità deriva molto anche dal fatto che, com’è noto, non si hanno numerose attestazioni di donne dedite all’arte poetica in età antica e il profilo di Proba rappresenta, dunque, un’eccezione degna di nota.

Nata in ambiente pagano, prima di cimentarsi con Virgilio la giovane diede un primo saggio del proprio talento nella composizione di un poemetto di argomento politico-militare, intitolato Constantini bellum adversus Magnentium, incentrato sullo scontro che, a partire dall’anno 350, aveva contrapposto l’imperatore Costanzo II a Magnenzio, un generale al comando di truppe romane stanziate in Gallia, dalle quali fu acclamato sovrano

Il componimento non ci è, purtroppo, pervenuto: la sua esistenza è nota in quanto la stessa Proba ne fa menzione nella seconda opera, quella che l’ha resa famosa, il Cento Vergilianus, stilata dopo la sua conversione al cristianesimo. Numerosi autori contemporanei, tra cui san Girolamo, ebbero la possibilità di leggere il Cento e di esprimere la propria valutazione, in linea di massima non positiva; per quanto lodevole a giudizio di Isidoro di Siviglia, il lavoro di Proba era pur sempre frutto di un’indebita contaminazione tra gli eventi della storia sacra, da un lato, ed una fonte pagana, dall’altro: ciò spiega il motivo per cui il Cento di Proba fu ben presto catalogato tra i testi cosiddetti apocrifi, ossia non facenti parte del canone dei libri biblici ritenuti ispirati da Dio. L’opera della poetessa non fu, si badi bene, dichiarata “eretica”, un’attribuzione che avrebbe impedito la diffusione conosciuta, invece, dal componimento, in uso nella tarda antichità presso alcune corti imperiali e noto ancora nel Medioevo.

Il testo integrale è compreso nella raccolta Documenta Catholica Omnia  consultabile in rete.

L’identificazione dell’autrice dell’opera non è stata sempre unanime: oltre al fatto che alcune città (Roma, Orte) se ne contendono i natali, è stata non di rado avanzata l’ipotesi che dietro al nome si celasse, in realtà, la figura di Anicia Faltonia Proba, nipote di Betizia, nata dal matrimonio tra il figlio di quest’ultima, Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio, e Tirennia Anicia Giuliana. Tale attribuzione potrebbe, però, essere stata indotta non solo dalla somiglianza dei due nomi, ma anche dal fatto che, come le donne della sua famiglia, anche Anicia aveva ricevuto un’istruzione superiore ed era entrata in contatto con uomini di cultura ed intellettuali del tempo.

Com’è noto, negli ultimi secoli di vita dell’Impero romano la designazione degli imperatori era diventata arbitrio degli eserciti, di stanza nelle varie regioni: ciò spiega non solo il sempre più vorticoso susseguirsi di imperatori, in genere di breve durata, ma anche l’insorgere frequente, come nel caso di Magnenzio e di Costante II, di conflitti per la legittimità dell’elezione.

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