<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Archart, foto e immagini di archeologia e arte</title>
	<atom:link href="http://www.archart.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.archart.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 25 Jan 2012 14:19:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Pompei, Palestra Grande: foto</title>
		<link>http://www.archart.it/pompei-palestra-grande-foto.html</link>
		<comments>http://www.archart.it/pompei-palestra-grande-foto.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/?p=362</guid>
		<description><![CDATA[Foto della Palestra Grande di Pompei Alla periferia orientale dell’antica città di Pompei, la Regio II è quasi interamente occupata dalla Palestra Grande edificata proprio accanto all’Anfiteatro. La sua costruzione si deve far risalire all’età augustea e a un periodo in cui la zona non era molto abitata per i grandi giardini delle case che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-large wp-image-363" title="Pompei, la Palestra Grande" src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-palgra02-600x403.jpg" alt="Pompei, Palestra Grande: foto" width="600" height="403" /></p>
<p align="JUSTIFY">Foto della Palestra Grande di Pompei</p>
<p align="JUSTIFY">Alla periferia orientale dell’antica città di <strong>Pompei</strong>, la Regio II è quasi interamente occupata dalla <strong>Palestra Grande</strong> edificata proprio accanto all’Anfiteatro. La sua costruzione si deve far risalire all’età augustea e a un periodo in cui la zona non era molto abitata per i grandi giardini delle case che si trovano all’intorno. La Palestra nacque per offrire alla <em>Iuventus Pompeiana</em> uno spazio per le attività sportive, prima svolte negli spazi esigui delle Terme Stabiane o della Palestra Sannitica nell’area del Foro Triangolare. Un altro motivo può essere ravvisato nella volontà di Augusto di raccogliere i giovani in associazioni, in modo da dare loro una formazione non solo fisica, ma anche politica, offrendo loro uno spazio destinato a diventare simbolo della propaganda imperiale.</p>
<p align="JUSTIFY">L’edificio si presenta di forma rettangolare circondato su tre lati da un porticato di colonne stuccate di bianco. Le colonne, così come le mura del porticato, hanno restituito un gran numero d’iscrizioni con riferimenti che vanno dalla vita politica all’amore sfortunato. Discusso è il famoso graffito del Quadrato Magico, leggibile in tutti i sensi. Alle spalle del porticato si aprono tre ambienti di cui quello più ampio presenta in facciata due colonne e un basamento per una statua di culto. Altro ambiente è una latrina pubblica sul lato Sud- Est. Il vano presenta le pareti rifatte dopo il terremoto del 62 d. C. utilizzando i blocchi di tufo delle mura cittadine danneggiate dal forte sisma. La latrina aveva anche un ingresso sulla strada in modo da essere utilizzata anche dai semplici passanti. Le mura perimetrali sono in opera incerta di scaglie di lava vesuviana come si può ancora oggi vedere anche per il muro a Nord crollato per il terremoto del 62 d. C. Anche il lato a meridione è crollato, ma sono ancora visibili le porte, seppure in parte. Le porte orientali presentano un vano che in caso di pioggia o di eccessiva calura svolgeva le stesse funzioni del porticato che su questo lato mancava.</p>
<p align="JUSTIFY">Al centro della Palestra vi è una piscina dalle importanti dimensioni e dal fondo degradante. L’acqua vi arrivava da un <em>castellum aquae</em> nei pressi della Casa di O. Quartio<strong>.</strong> Al momento dell’eruzione, come in tutta la zona, mancava però l’acqua. Lo spazio all’aperto era fiancheggiato su tre lati da una doppia fila di platani di cui oggi sono visibili i calchi delle radici.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Galleria fotografica della Palestra Grande di Pompei</h3>
<p align="JUSTIFY">La <strong>galleria fotografica</strong> mostra la <strong>Palestra Grande</strong> come appare oggi sia esternamente, avendo così la percezione esatta della sua vastità, sia internamente con le immagini del grande porticato.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Link alla Galleria Fotografica della Palestra Grande di Pompei</h4>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.archart.it/italia/campania/Pompei/Pompei%20-%20Palestra%20Grande/index.html">www.archart.it/italia/campania/Pompe</a><a href="http://www.archart.it/italia/campania/Pompei/Pompei%20-%20Palestra%20Grande/index.html">i/Pompei%20-%20Palestra%20Grande/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.archart.it/pompei-palestra-grande-foto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pompei, Casa di Octavius Quartio: foto</title>
		<link>http://www.archart.it/pompei-casa-di-octavius-quartio-foto.html</link>
		<comments>http://www.archart.it/pompei-casa-di-octavius-quartio-foto.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/?p=359</guid>
		<description><![CDATA[Foto della casa di D. Octavius Quartio a Pompei La Casa di Octavius Quartio (o Loreio Tibutino) fu costruita in età sannitica arrivando a occupare l’intera insula 2 della Regio II. Dopo il disastroso terremoto del 62 d. C., però la proprietà fu divisa e si formò un’altra abitazione con ingresso al numero 4. La domus [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-360" title="Pompei, casa di Octavio Quartio detta anche di Loreio Tiburtino" src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-loreiotiburtino107@-600x403.jpg" alt="Pompei, Casa di Octavius Quartio: foto" width="600" height="403" /></p>
<h2 align="JUSTIFY">Foto della casa di D. Octavius Quartio a Pompei</h2>
<p align="JUSTIFY">La <strong>Casa</strong> <strong>di</strong> <strong>Octavius</strong> <strong>Quartio</strong> (o<strong> Loreio Tibutino</strong>) fu costruita in età sannitica arrivando a occupare l’intera insula 2 della Regio II. Dopo il disastroso terremoto del 62 d. C., però la proprietà fu divisa e si formò un’altra abitazione con ingresso al numero 4. La domus si affaccia sull’allora trafficata <strong>Via dell’Abbondanza </strong>e a pochi metri da <strong>Porta Sarno </strong>e dall’<strong>Anfiteatro. </strong>Ai lati dell’ingresso della domus vi erano due <em>cauponae</em> comunicanti con l’interno dell’abitazione, mentre i <em>clientes </em>aspettavano di essere ricevuti seduti su sedili prospicienti l’ingresso incorniciato da un bellissimo portale con borchie di bronzo di cui oggi è possibile vederne il calco.</p>
<p align="JUSTIFY">Il visitatore, oggi come allora, entra direttamente nell’atrio tuscanico, con la vasca dell’impluvio usata ormai dai proprietari come fioriera abbellita da una serie di statuette. In uno dei cubicoli che si aprivano sull’atrio, fu ritrovato, all’atto dello scavo, il sigillo bronzeo appartenuto al proprietario della domus: D. Octavius Quartio. Il <strong>Loreius </strong>al quale si attribuì la casa, e citato in manifesti elettorali sulla facciata, era probabilmente il proprietario dell’abitazione situata all’altro lato della strada, mentre non si può dire nulla di più di <strong>Tiburtinus</strong> che pure è citato nei suddetti manifesti elettorali. Il cubicolo da cui proviene il sigillo era stato adibito a laboratorio per la preparazione del colore che, durante i lavori di ristrutturazione, serviva a ridipingere la casa. Il primo nucleo della casa, infatti, era costituito dal quartiere dell’atrio e non era di grandi dimensioni, mentre nel I sec. d.C. si aggiunge un altro nucleo, quello del giardino e si interviene sulla decorazione pittorica a seguito molto probabilmente anche dei fenomeni sismici che interessarono <strong>Pompei</strong> fino a poche ore dall’eruzione.</p>
<p align="JUSTIFY">A introdurre nel secondo nucleo della casa non vi è un <em>tablinum</em> ma un viridario colonnato su cui si apriva un sacello isiaco con la rappresentazione, tra le altre, di <strong>Amulius Faventinus Tiburs </strong>sacerdote di <strong>Iside.</strong> Sempre sul viridario si apre un piccolo <em>oecus</em> affrescato con scene del mito di <strong>Ercole</strong> e vicende di <strong>Achille, </strong>mentre all’esterno vi sono affrescati <strong>Orfeo </strong>che al suono della lira calma le fiere e <strong>Venere </strong>in conchiglia. Il giardino è sicuramente l’elemento che dà alla casa originalità e bellezza. Costruito su un terreno in pendio, il giardino nasce con l’intento di imitare i grandi parchi verdeggianti delle ville suburbane arrivando così a occupare oltre i due terzi della superficie dell’intera abitazione. E sono così presenti tutti gli elementi delle grandi ville suburbane: il pergolato, le fontane e le statue. La possibilità di godere del giardino stando sdraiati a mangiare o seduti a parlare era assicurata da un biclinio, affrescato dal pittore <strong>Lucius</strong>(di cui ci rimane la firma) con scene del mito di <strong>Narciso </strong>e di <strong>Piramo e Tisbe, </strong>e da un tavolo in marmo di cui ci sono giunti dei resti. Il giardino era attraversato da due canali disposti a T, fiancheggiati da pilastri e arricchiti dalla presenza di statuette raffiguranti le <strong>Muse</strong>, un <strong>Satiro </strong>sdraiato, animali in lotta, <strong>Serapide, </strong>la <strong>Sfinge</strong> e la personificazione del <strong>Nilo</strong> anch’essa sdraiata. C’è un chiaro richiamo al mondo cultuale egizio nella domus, quindi e più forte ancora nel giardino. Si pensa, infatti, che l’acqua dei canali o euripi, fosse fatta esondare per ricordare le esondazioni del Nilo. Accanto ai canali correva un duplice viale pergolato, mentre accanto agli alti muri di cinta dell’abitazione erano piantati platani e querce per assicurare la frescura durante le calde giornate d’estate. Oggi la vegetazione richiama quella originaria e quella che poteva essere solo un’idea diventa realtà. Il canale longitudinale era alimentato da un piccolo ninfeo collocato sotto a un tempietto tetrastilo situato all’incrocio dei due canali. Da qui l’acqua si raccoglieva poi in una prima vasca con tre fontane, prima di finire nelle altre. Non è escluso che nelle vasche che andavano a formare gli euripi fossero allevati pesci. L’euripo longitudinale attraversava tutto il giardino spingendosi fino all’ingresso posteriore della casa, in prossimità della <strong>Palestra Grande.</strong> Da questo particolare si evince che la sistemazione del giardino come la vediamo oggi è posteriore all’ingresso di servizio.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Galleria fotografica della Casa di D. Octavius Quartio</h3>
<p align="JUSTIFY">La <strong>galleria fotografica della Casa di Octavius Quartio</strong> raccoglie i particolari più belli dell’antica e ricca domus pompeiana. In primis ci sono immagini del pergolato e degli euripi che sono la caratteristica dell’abitazione e che la rendono unica. Ampio spazio è dato anche alle immagini del calco del portale d’ingresso dell’abitazione e del quartiere dell’atrio, il nucleo più antico della villa. Significative anche le immagini relative all’apparato pittorico della villa.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Link alle immagini della Casa di D. Octavius Quartio</h4>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.archart.it/italia/campania/Pompei/Pompei%20-%20Octavio%20Quartio/index.html">www.archart.it/italia/campania/Pompei/Po</a><a href="http://www.archart.it/italia/campania/Pompei/Pompei%20-%20Octavio%20Quartio/index.html">mpei%20-%20Octavio%20Quartio/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.archart.it/pompei-casa-di-octavius-quartio-foto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pompei, Odeion: foto</title>
		<link>http://www.archart.it/pompei-odeion-foto.html</link>
		<comments>http://www.archart.it/pompei-odeion-foto.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/?p=356</guid>
		<description><![CDATA[Foto dell&#8217;Odeion o Teatro Piccolo di Pompei L’Odeion di Pompei, o Teatro Piccolo, si trova proprio accanto al Teatro Grande. In antico al suo interno si svolgevano audizioni musicali e declamazione di poesie al suono della cetra, sfruttando così le dimensioni ridotte dell’edificio che evitavano la dispersione dei suoni. Uno dei due duumviri promotori della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-357" title="Pompei, Odeion o Teatro Piccolo" src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-tepicc07-600x403.jpg" alt="Pompei, Odeion: foto" width="600" height="403" /></p>
<h2>Foto dell&#8217;Odeion o Teatro Piccolo di Pompei</h2>
<p align="JUSTIFY"><strong>L’Odeion di Pompei</strong>, o <strong>Teatro Piccolo</strong>, si trova proprio accanto al <strong>Teatro Grande.</strong> In antico al suo interno si svolgevano audizioni musicali e declamazione di poesie al suono della cetra, sfruttando così le dimensioni ridotte dell’edificio che evitavano la dispersione dei suoni. Uno dei due duumviri promotori della costruzione dell’Odeion, come si evince da due iscrizioni, fu <strong>Caius Quinctius Valgus</strong>, proprietario di numerosi e vasti latifondi in <strong>Irpinia.</strong> Con il suo collega <strong>Marcus Porcius</strong> finanziò anche la costruzione dell’<strong>Anfiteatro. </strong>Questi due magistrati avevano una grande disposizione di denaro grazie anche alle confische dei beni degli avversari di <strong>Silla</strong>, di cui loro, fedelissimi del generale, avevano ricevuto grande parte. A questo proposito è interessante l’ipotesi di <strong>Paul Zanker </strong>che pensa al Teatro Piccolo come luogo d’incontro e di riunione dei veterani poco dopo la deduzione della colonia.</p>
<p align="JUSTIFY">La datazione del Teatro Piccolo si fa risalire dunque all’età sillana come testimoniato anche dai resti di affreschi in II stile della <em>frons scenae</em>. Si pensa però che l’edificio fosse stato già progettato in età sannitica, almeno dal punto di vista d’inserimento nel piano urbanistico e poi realizzato effettivamente solo quando Pompei diventa colonia. La sua pianta è simile a quella del Teatro Grande, tranne che per la forma dell’orchestra che è perfettamente semicircolare e non a ferro di cavallo. Agli spettatori di un certo rango erano riservati i <em>tribunalia</em> cui si accedeva attraverso un passaggio sulla scena. I decurioni sedevano nell’<em>ima cavea</em> alle cui spalle vi è una balaustra a separare il passaggio alla <em>media cavea.</em> Assente la <em>summa cavea.</em> Tutta la cavea era circondata da un muro di quadrato su cui poggiava il tetto a quattro spioventi che copriva tutto l’edificio. Nella parte esterna delle <em>parodoi </em>sono scolpiti due <strong>Telamoni</strong> in tufo rappresentati inginocchiati e che sorreggono una cornice che in origine, a sua volta, doveva sorreggere delle anfore in tufo. Particolari sono i gradini realizzati con una cavità nella parte posteriore in modo che gli spettatori, da seduti, non erano disturbati dai piedi di chi gli stava dietro. I gradini sono in tufo. L’edificio poteva contenere fino a 1500 spettatori.</p>
<p align="JUSTIFY">L’orchestra, molto piccola, ha una pavimentazione di marmo che si fa risalire alla prima età augustea. La <em>frons scenae, </em>che pure doveva essere in marmo, presenta tre porte al centro e due laterali che immettevano in uno spogliatoio.</p>
<p align="JUSTIFY">Si può dire con certezza che l’Odeion di Pompei è l’edificio tra i meglio conservati del suo genere.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Galleria fotografica dell’Odeion di Pompei</h3>
<p align="JUSTIFY">Le immagini offerte dalla galleria fotografica mostrano l’interno dell’Odeion, con la cavea e la frons scenae in primo piano in modo da rendere più comprensibile non solo come l’edificio si presenta al visitatore moderno, ma soprattutto come doveva apparire in epoca romana, ancora ricco di marmi policromi e coperto dal tetto. Interessanti due immagini che ritraggono i Telamoni delle parodoi e i resti di affresco di II stile.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Link alla galleria fotografica dell’Odeion di Pompei</h4>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.archart.it/italia/campania/Pompei/Pompei%20-%20Odeion/index.html">www.archart.it/italia/campania/Pomp</a><a href="http://www.archart.it/italia/campania/Pompei/Pompei%20-%20Odeion/index.html">ei/Pompei%20-%20Odeion/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.archart.it/pompei-odeion-foto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cuma, area archeologica: foto</title>
		<link>http://www.archart.it/cuma-area-archeologica-foto.html</link>
		<comments>http://www.archart.it/cuma-area-archeologica-foto.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:11:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cuma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/?p=352</guid>
		<description><![CDATA[Foto dell&#8217;area archeologica di Cuma Il territorio di Cuma, già frequentato in epoca preistorica, fu scelto nel 730 a. C. da coloni Calcidesi per fondarvi la più antica colonia greca d’Occidente. Anche se la data di fondazione sembra essere comunemente accettata, bisogna pure riferire che le prime attestazioni archeologiche importanti risalgono ad almeno un decennio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-large wp-image-354" title="Cuma (NA), area archeologica, la zona bassa" src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-cuma004-600x395.jpg" alt="Cuma, area archeologica: foto" width="600" height="395" /></p>
<h2 align="JUSTIFY">Foto dell&#8217;area archeologica di Cuma</h2>
<p align="JUSTIFY">Il territorio di <strong>Cuma</strong>, già frequentato in epoca preistorica, fu scelto nel 730 a. C. da coloni <strong>Calcidesi</strong> per fondarvi la più antica colonia greca <strong>d’Occidente</strong>. Anche se la data di fondazione sembra essere comunemente accettata, bisogna pure riferire che le prime attestazioni archeologiche importanti risalgono ad almeno un decennio prima. I Calcidesi sarebbero giunti sulle sponde di Cuma sotto la guida del volo di una colomba o grazie al rumore provocato da cembali. I nuovi coloni crebbero così in autonomia, mantenendo anche un certo potere politico grazie alle attività commerciali via mare e allo sfruttamento del fertile suolo campano, espandendo il loro dominio fino alla parte estrema del <strong>golfo di Napoli: Punta Campanella.</strong> Nemici dei <strong>Cumani </strong>furono sicuramente gli <strong>Etruschi </strong>che, volendo estendere il loro dominio in <strong>Campania, </strong>furono affrontati due volte in battaglia ( 524 e 474 a. C.) e definitivamente cacciati dalla regione. Nel 421 a. C., però, Cuma fu conquistata dai <strong>Sanniti </strong>provenienti dall’entroterra campano e decisi a sistemarsi lungo le coste. Con la conquista romana, poi, Cuma riuscì lo stesso a mantenere il suo aspetto di città greca pur avendo perso per sempre il potere politico. Gravi difficoltà, inoltre, provenivano dalla presenza della <strong>Silva Gallinaria, </strong>che rendeva veramente ardue le comunicazioni soprattutto commerciali.</p>
<p align="JUSTIFY">La città romana si estendeva ai piedi dell’acropoli e ne sono testimonianza il <strong>Foro </strong>e gli edifici che su di esso si aprivano: <strong>il Tempio di Giove, il Tempio con portico e le Terme.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Il <strong>Foro</strong>, solo in parte riportato in luce e simile a quello di <strong>Pompei,</strong> era formato da una grande piazza circondata a Nord e a Sud da porticati in tufo stuccati di bianco e risalenti all’età sillana. Si disponevano su due livelli. Alla fine del I sec. d. C., l’accesso a Sud alla piazza fu rimpicciolito per la costruzione di una grande fontana.</p>
<p align="JUSTIFY">Sul lato centrale del Foro si ergeva il <strong>Tempio</strong> di <strong>Giove </strong>con pianta di tipo italico con alto podio e cella divisa in tre navate con ampio pronao. Sulla fronte vi erano sei colonne. La sua costruzione risale all’età sannitica per onorare <strong>Giove Flazo</strong>, ma in età romana fu trasformato in <strong>Capitolium </strong>e dedicato alla triade capitolina di cui si trovarono le statue, databili tra I e II sec. d. C., in luoghi e momenti diversi. Sul retro della cella vi era un pavimento in cocciopesto con iscrizione a mosaico, oggi perduta, che ricordava in osco chi ne ordinò la costruzione: <strong>Minio Heio. </strong>Nel I sec. d. C. l’edificio fu interessato da lavori di rifacimento che riguardarono la cella.</p>
<p align="JUSTIFY">Sul Foro si affacciava anche il <strong>Tempio</strong> <strong>con</strong> <strong>portico</strong>, impropriamente attribuito prima a <strong>Hera, </strong>poi<strong> </strong>a <strong>Demetra </strong>e infine al <strong>Divus Vespasianus</strong>, e che presentava un porticato formato da ventiquattro colonne oggi andate perdute. La costruzione è dell’età giulio-claudia e all’area porticata si giungeva dopo aver percorso tre gradini. Lungo le pareti del portico nicchie ospitavano statue onorarie. Una porta permetteva di raggiungere un ambiente esterno. Oggi del tempio sono visibili l’alto podio, la gradinata del pronao e la cella con la base per la statua di culto.</p>
<p align="JUSTIFY">In prossimità della piazza forense sorgeva un <strong>impianto</strong> <strong>termale</strong> costruito in età imperiale che va a impiantarsi su una medesima struttura dell’età repubblicana. Si accedeva alle terme attraverso due ingressi che immettevano il primo nella palestra e il secondo in un vestibolo comunicante con il <em>frigidarium</em>. Adiacenti al vestibolo vi erano anche uno spogliatoio e un vano per le abluzioni e i massaggi. Rivolti a Sud vi erano il <em>laconicum </em>e il <em>calidarium </em>che sfruttavano il calore proveniente dal <em>praefurnium.</em> Nel III sec. d. C. l’edificio fu completamente ristrutturato con l’aggiunta di nuovi ambienti di servizio. L’intero complesso termale era illuminato e arieggiato da finestre e lucernari.</p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda invece l’<strong>acropoli</strong>, assume in età arcaica un aspetto monumentale con la costruzione, sulla terrazza inferiore del <strong>Tempio di Apollo </strong>e sulla terrazza superiore del <strong>Tempio di Giove.</strong> Il Tempio di Apollo sorgeva sul lato Sud della terrazza e fu scavato dal 1912. La consacrazione al dio Apollo è nota solo da iscrizioni di epoca romana, mentre s’ignora quale fosse la divinità che già si onorava nel VI sec. a.C. Di età romana è anche un’esedra semicircolare i cui resti sono visibili davanti al tempio e vicino a un pozzo in collegamento con l’attività oracolare di Apollo. Non sono purtroppo più visibili alcune strutture riferibili probabilmente al sacello e al <em>themenos </em>del tempio di età arcaica. Sono stati rinvenuti frammenti della decorazione della trabeazione del tempio, databili alla prima età imperiale, a soggetto zoomorfo e antropomorfo.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Tempio sulla terrazza superiore è, invece, attribuito al culto di Giove, anche se oggi si pensa che la divinità tutelare fosse Demetra almeno nel suo primo impianto che risale al VI sec. a. C. Di quest’antica fondazione s’individuano, sotto i restauri augustei, resti in <em>opus quadratum.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Risale all’età sillana la costruzione dell’<strong>anfiteatro </strong>costruito in parte sfruttando la presenza di un terrapieno e in parte sfruttando la pendenza naturale del <strong>Monte Grillo</strong>. L’edificio si presentava con due ingressi di cui uno sul lato Est. Nel Medioevo, non essendo più la struttura utilizzata, all’interno dei suoi spazi vi furono costruite delle fornaci.</p>
<p align="JUSTIFY">Agli anni 38-36 a. C., risale la costruzione della <strong>Crypta Romana.</strong> Si tratta di una galleria che serviva a collegare, attraversando l’acropoli e curvando sotto il Tempio di Apollo, la città bassa con la zona portuale perdendo però il suo interesse militare con la fine della guerra civile tra <strong>Ottaviano </strong>e <strong>Antonio</strong> e con lo spostamento della <em>Classis Misenensis </em>al porto di <strong>Miseno. </strong>Il primo tratto della Crypta è coperto da una volta a botte, dove sono visibili ancora le tracce dell’armatura di legno usata per costruirla. Oltrepassato il primo tratto, si giunge in un ambiente a pianta rettangolare la cui volta crollò nel VI sec. d. C. durante l’assedio di <strong>Narsete.</strong> Sulla volta dell’ingresso vero e proprio alla galleria furono scolpiti gli attrezzi da lavoro degli scavatori, quali picconi e bipenne. Aperture sistemate sulla volta assicuravano aria e luce alla Crypta. In età paleocristiana la galleria fu usata come luogo di sepoltura come testimoniato dalla presenza di tombe a inumazione di varie dimensioni. Lo sbocco odierno della Crypta non è quell’antico difficile da ricostruire a causa del cattivo stato di conservazione. La galleria perse definitivamente la sua funzione con l’abbandono, nel VI sec. d. C. della città bassa a seguito delle invasioni barbariche. Poi la Crypta fu completamente interrata fino allo scavo condotto dall’archeologo <strong>Maiuri </strong>tra il 1925 e il 1931.</p>
<p align="JUSTIFY">La struttura antica più indicativa dell’area archeologica cumana è però senza dubbio l’<strong>Antro della Sibilla.</strong> L’Antro fu scavato nel 1912 e corre parallelo all’antico porto insabbiato. Originariamente la struttura era formata solo dalla parte superiore trapezoidale e priva dei vani interni. L’ingresso antico è oggi crollato così come il primo tratto della galleria favorendo però al visitatore una migliore visuale della forma trapezoidale della zona superiore. La funzione reale della galleria era quella difensiva poiché metteva in collegamento l’acropoli con la collina a Sud. Dopo aver percorso l’ingresso, quindi, si entra in un corridoio completamente scavato nel tufo alla cui destra si aprono nove corridoi in gran parte comunicanti con l’esterno. Uno dei corridoi presenta delle cisterne che in età cristiana svolsero la funzione di catacombe. Una sala rettangolare immette nel mitico Antro della Sibilla che, seduta su di un trono al centro della sala, pronunciava i suoi oracoli.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Galleria fotografica dell’area archeologica di Cuma</h3>
<p align="JUSTIFY">L’<strong>area archeologica di Cuma</strong>, come detto prima, è ricca di testimonianze archeologiche che testimoniano il suo glorioso passato. La Galleria Fotografica raccoglie le immagini delle antiche strutture più importanti e più belle. Sono visibili, infatti, fotografie della zona bassa della città e dell’acropoli con le sue mura difensive in modo da dare una visione generale della topografia urbana della città. Nel particolare, invece, è possibile prendere visione delle immagini riguardanti l’anfiteatro, alla Crypta Romana e all’Antro della Sibilla.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Link alle immagini dell’area archeologica di Cuma</h4>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Cuma-area-archeologica/index.html">www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Cuma-area-archeologica/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.archart.it/cuma-area-archeologica-foto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pozzuoli, Rione Terra: foto</title>
		<link>http://www.archart.it/pozzuoli-rione-terra-foto.html</link>
		<comments>http://www.archart.it/pozzuoli-rione-terra-foto.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pozzuoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/?p=349</guid>
		<description><![CDATA[Foto del Rione Terra di Pozzuoli Il cuore di Pozzuoli può essere considerato sicuramente il Rione Terra. Su questo sperone tufaceo protetto su tre lati dal golfo di Napoli, secondo lo storico Strabone, sbarcarono nel 529 a. C. gli esuli di Samo, che qui vi fondarono Dicearchia. Alla città greca si sovrappose presto, nel 194 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-large wp-image-350" title="Pozzuoli (NA), Rione Terra, vedute" src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-rioneterra23-600x408.jpg" alt="Pozzuoli, Rione Terra: foto" width="600" height="408" /></p>
<h2 align="JUSTIFY">Foto del Rione Terra di Pozzuoli</h2>
<p align="JUSTIFY">Il cuore di Pozzuoli può essere considerato sicuramente il <strong>Rione Terra.</strong> Su questo sperone tufaceo protetto su tre lati dal <strong>golfo di Napoli, </strong>secondo lo storico <strong>Strabone, </strong>sbarcarono nel 529 a. C. gli esuli di <strong>Samo</strong>, che qui vi fondarono <strong>Dicearchia.</strong> Alla città greca si sovrappose presto, nel 194 a. C., la colonia romana che divenne porto di <strong>Roma </strong>fino a quando, nel II sec. d. C., il suo posto non fu preso da <strong>Ostia. </strong>E’ da questo momento in poi che inizia per <strong>Puteoli</strong> il percorso verso la decadenza causata principalmente dagli effetti del bradisismo che provocava il continuo abbassamento e innalzamento del suolo. Già in età tardo-antica, infatti, le colonne del <em>Macellum </em>erano sott’acqua come testimoniato dai buchi sulle colonne dell’edificio causati dai molluschi che vivono proprio in acqua. Così alcune zone del Rione sono abbandonate mentre la terra continua ad abbassarsi tanto che tra l’VIII e il IX sec. d. C. l’area è completamente invasa dal mare. Un cambiamento si vede nel XVII secolo, con il viceré <strong>don Pedro de Toledo</strong> che promuove il ritorno degli abitanti nelle zone abbandonate e lui stesso decide di passarvi del tempo quando si allontanava da Napoli. Questo periodo di rinascita durerà poco, seguiranno, infatti, altri lunghi anni di difficoltà che culmineranno, in età moderna, con l’incendio del <strong>Duomo </strong>nel 1964. Nel 1970 gli abitanti in zona furono nuovamente evacuati per un nuovo allarme bradisismo. Si arriva poi agli anni ’90 e durante gli ennesimi lavori di ripristino dell’area furono scoperti i resti della città antica nel sottosuolo.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce i resti della città romana con l’impianto urbanistico formato da strade che vanno a incrociarsi ad angolo retto. Gli edifici scavati sotto tutti degli anni della colonia, con evidenti rifacimenti d’ età augustea in <em>opus reticulatum</em>. E’ possibile dunque vedere soprattutto magazzini, <em>tabernae, </em>abitazioni che si affacciano su uno dei cardini e su un decumano della città antica. Tra le botteghe degno di nota è un panificio con le sue macine per il grano con questa funzione però dall’ età tardo-antica perché prima era un edificio pubblico di cui oggi è difficile capire la destinazione. Sopra le strutture messe in luce si trovava anche un impianto termale con pavimento in <em>opus sectile. </em>Grande e importante edificio dell’età augustea era un tempio dedicato al primo imperatore di Roma, di cui oggi sono visibili i resti inglobati nel Duomo. Di recente scoperta è un sistema di cinque criptoportici da cui proviene un interessante apparato scultoreo. Della città dell’età repubblicana restano solo pochi tratti della cinta muraria che seguiva l’andamento naturale dello sperone tufaceo e alcuni ambienti con volta a botte.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Galleria fotografica del Rione Terra di Pozzuoli</h3>
<p align="JUSTIFY">La galleria fotografica del Rione Terra si apre con una bella incisione che mostra come doveva essere la zona nel 1800. A questa seguono immagini del Duomo costruito inglobando i resti del <strong>Tempio di Augusto</strong>, scoperti a seguito dell’incendio che nel 1964 interessò l’edificio sacro. Attraverso altre fotografie è possibile prendere visione delle varie fasi di scavo della città antica e anche immagini del parco archeologico. Una fotografia in particolare riguarda una delle macine del <em>pistrinum</em>. Chiudono la galleria alcune vedute del grande museo a cielo aperto che è il Rione Terra.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Link alle immagini del Rione Terra</h4>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Pozzuoli-Rione-Terra/index.html">www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Pozzuoli-Rione-Terra/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.archart.it/pozzuoli-rione-terra-foto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pozzuoli, parco archeologico: foto</title>
		<link>http://www.archart.it/pozzuoli-parco-archeologico-foto.html</link>
		<comments>http://www.archart.it/pozzuoli-parco-archeologico-foto.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pozzuoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/?p=344</guid>
		<description><![CDATA[Foto del parco archeologico di Pozzuoli La colonia romana di Puteoli sorse non lontano da Dicearchia, l’insediamento greco fondato dai fuggitivi di Samo. Le testimonianze archeologiche di Pozzuoli sono varie e le più indicative si trovano al Rione Terra che, con il suo Tempio di Augusto inglobato nelle moderne strutture del Duomo, rivela il susseguirsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-346" title="Pozzuoli (NA), il parco archeologico della necropoli, la via sepolcrale" src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-pozzuo036-600x398.jpg" alt="Pozzuoli, parco archeologico: foto" width="600" height="398" /></p>
<h2 align="JUSTIFY">Foto del parco archeologico di Pozzuoli</h2>
<p align="JUSTIFY">La colonia romana di <strong>Puteoli</strong> sorse non lontano da <strong>Dicearchia, </strong>l’insediamento greco fondato dai fuggitivi di <strong>Samo.</strong> Le testimonianze archeologiche di <strong>Pozzuoli </strong>sono varie e le più indicative si trovano al <strong>Rione Terra </strong>che, con il suo <strong>Tempio di Augusto </strong>inglobato nelle moderne strutture del <strong>Duomo, </strong>rivela il susseguirsi dei secoli attraverso le sovrapposizioni architettoniche. Il sottosuolo del Rione Terra sta, infatti, restituendo porzioni della città romana come strade, magazzini, tabernae oltre a un interessante apparato scultoreo.</p>
<p align="JUSTIFY">Del parco archeologico di Pozzuoli fanno parte anche i mausolei funerari romani della necropoli della moderna <strong>Via Celle</strong> corrispondente al primo tratto dell’antica <strong>Via Campana. </strong>Le prime descrizioni dei monumenti funerari risalgono al ‘700, quando cioè le strutture erano ricoperte dalla vegetazione ed erano in parte crollate e in parte demolite. Quello che restava era utilizzato come stalla. Gli scavi ebbero inizio negli anni ’30 del secolo scorso e negli anni ’60 erano stati riportati alla luce tutti gli edifici sul lato est di Via Celle.</p>
<p align="JUSTIFY">Le strutture sono dei colombari per lo più sotterranee e si trovano pertanto sotto il piano stradale. L’interno di questi colombari, come d’uso nell’architettura funeraria romana, presenta alle pareti nicchie per le urne cinerarie permettendo così di datare le strutture tra il I e il II sec. d. C., periodo di grande diffusione del rito funebre dell’incinerazione. In generale gli ambienti sotterranei presentano una disposizione alquanto complessa e sono state scoperte anche sepolture a inumazione, lasciando pensare a un uso dei monumenti anche in età cristiana. Alcuni vani erano usati per banchetti rituali, mentre la presenza di pozzi e cisterne ha fatto supporre che servissero ad alimentare case e tabernae che si trovavano in superficie nei pressi della necropoli. Le strutture dovettero subire importanti modifiche già in antico, purtroppo oggi restano scarse tracce sia della decorazione esterna sia di quella interna. I nomi dei proprietari dei sepolcri sono sconosciuti, ma dal carattere monumentale che alcuni dei colombari mostrano, è facile pensare a personaggi appartenenti a un importante ceto sociale.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Galleria fotografica sul parco archeologico di Pozzuoli.</h3>
<p align="JUSTIFY">La galleria fotografica mostra la via della necropoli dell’antica Puteoli che fa parte dell’importante patrimonio archeologico della città. La maggior parte delle immagini riguarda gli interni dei colombari con le caratteristiche nicchie alle pareti e i vari ambienti che li componevano. Una fotografia mostra anche un cippo funerario con iscrizione.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Link alle immagini del parco archeologico di Pozzuoli.</h4>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Pozzuoli-parco-archeologico/index.html">www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Pozzuoli-parco-archeologico/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.archart.it/pozzuoli-parco-archeologico-foto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chiaromonte: foto</title>
		<link>http://www.archart.it/chiaromonte-foto.html</link>
		<comments>http://www.archart.it/chiaromonte-foto.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:03:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Perrotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/?p=340</guid>
		<description><![CDATA[Foto di Chiaromonte Piccolo comune in provincia di Potenza, Chiaromonte sorge su un promontorio roccioso a circa 794 m s.l.m. all’interno del Parco nazionale del Pollino. Esso domina a nord la valle del torrente Serrapotamo e a sud la valle del fiume Sinni. Territorio ricco di storia, presenta testimonianze umane già a partire dall’Età del Ferro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-large wp-image-342" title="Chiaromonte, campagna" src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-Chiaromonte007-600x403.jpg" alt="Foto di Chiaromonte" width="600" height="403" /></h2>
<h2 align="JUSTIFY">Foto di Chiaromonte</h2>
<p align="JUSTIFY">Piccolo comune in provincia di Potenza, Chiaromonte sorge su un promontorio roccioso a circa 794 m s.l.m. all’interno del Parco nazionale del Pollino. Esso domina a nord la valle del torrente Serrapotamo e a sud la valle del fiume Sinni. Territorio ricco di storia, presenta testimonianze umane già a partire dall’Età del Ferro e successivamente frequentazioni da parte di popolazioni greche e dai Romani. Il comune rientra nel parco naturale più grande d’Italia, condiviso dalle province di Matera, Potenza e Cosenza, che deve il suo nome al Massiccio del Pollino.</p>
<p align="JUSTIFY">La campagna di Chiaromonte presenta specie arboree quali l’abete bianco, il faggio, l’acero e un gran numero di piante aromatiche e officinali presenti nella classica flora mediterranea quali menta, timo e lavanda. Durante l’estate il paesaggio si trasforma in un’esplosione di colori con lievi e delicate sfumature.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Galleria fotografica sulla campagna di Chiaromonte</h3>
<p align="JUSTIFY">La galleria fotografica è composta da quattordici fotografie mostranti la campagna che circonda Chiaromonte. È possibile ammirare il contrasto fra il terreno di colorazione chiara e la vegetazione circostante con le ombreggiature e la luce create dal movimento delle nuvole.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Link alle immagini della campagna di Chiaromonte</h4>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.archart.it/italia/Basilicata/Chiaromonte/index.html">http://www.archart.it/italia/Basilicata/Chiaromonte/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.archart.it/chiaromonte-foto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pozzuoli: foto</title>
		<link>http://www.archart.it/pozzuoli-foto.html</link>
		<comments>http://www.archart.it/pozzuoli-foto.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 15:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pozzuoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/?p=336</guid>
		<description><![CDATA[Foto dell&#8217;archeologia di Pozzuoli Poco rimane oggi dell’antica Dicearchia, la colonia fondata dai Samii in fuga dal tiranno Policrate nel VI sec. a. C. Restano però visibili le varie fasi della città quando in età romana si chiamava Puteoli, da quando cioè divenne colonia marittima nel 194 a. C. oltre che porto principale di Roma, fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-large wp-image-337" title="Pozzuoli (NA), Serapeum o Serapeo o tempio di Serapide" src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2011/11/foto-pozzuo096-600x398.jpg" alt="Pozzuoli, archeologia" width="600" height="398" /></strong></p>
<h2>Foto dell&#8217;archeologia di Pozzuoli</h2>
<p>Poco rimane oggi dell’antica <strong>Dicearchia</strong>, la colonia fondata dai <strong>Samii</strong> in fuga dal tiranno <strong>Policrate</strong> nel VI sec. a. C. Restano però visibili le varie fasi della città quando in età romana si chiamava <strong>Puteoli</strong>, da quando cioè divenne colonia marittima nel 194 a. C. oltre che porto principale di <strong>Roma, </strong>fino alla caduta dell’impero. In realtà il destino di Puteoli cominciò a mutare quando, nel 70 d. C., la più grande potenza del mondo allora conosciuto ebbe un porto più vicino: <strong>Ostia. </strong>Segni dello sfarzo e della prosperità raggiunta da Puteoli sono ancora visibili nel tessuto urbano cittadino e anzi a esso si confonde quasi. Come nel caso del duomo barocco che racchiude in sé i resti di un tempio forse dedicato ad <strong>Augusto</strong>, dove questa volta a confondersi sono due religioni diverse. Di quella cristiana un importante testimone sbarcò proprio in città: <strong>San Paolo</strong>. L’Apostolo fu accolto nel 61 d. C. da una piccola comunità di credenti che ancora si nascondeva per paura di feroci repressioni.</p>
<h3>Galleria fotografica sull&#8217;archeologia di Pozzuoli</h3>
<p>Nella galleria fotografica è possibile prendere visione delle immagini delle più importanti testimonianze archeologiche della città e non solo.</p>
<p>Undici fotografie riguardano l’<strong>Anfiteatro Flavio.</strong> La costruzione dell’anfiteatro puteolano è di poco successiva a quella del suo omonimo a Roma e, anzi, sembra anche che siano stati gli stessi architetti a progettare e ideare i due edifici da spettacolo. Nonostante il ritrovamento di muratura in <em>opus</em> <em>reticulatum</em> che farebbe pensare a una datazione all’età neroniana, la tradizione vuole che fosse stato costruito sotto <strong>Vespasiano </strong>e inaugurato durante il regno del figlio <strong>Tito,</strong> proprio come accaduto per il <strong>Colosseo. </strong>L’edificio poteva ospitare fino a 20.000 spettatori che assistevano anche ai combattimenti in cui erano previste fiere. Le tigri e i leoni erano trasportati sull’arena attraverso dei macchinari di cui sono ancora visibili parte degli ingranaggi. Attraverso delle botole facevano la loro comparsa nell’arena, spesso per uccidere dei condannati a morte come accadde nel 305 d. C. quando però le belve miracolosamente si ammansirono e non uccisero i martiri <strong>Procolo, Gennaro e Festo </strong>a cui però fu riservata la decapitazione alla <strong>Solfatara.</strong></p>
<p>Nove fotografie ritraggono il <strong>Tempio di Serapide</strong>. Quello che comunemente è noto come Tempio di Serapide, per il ritrovamento di una statua del dio egizio, era in realtà un <em>Macellum</em><strong>,</strong> cioè un mercato. Fu costruito in età flavia e architettonicamente richiama alle stesse strutture di <strong>Pompei</strong>, <strong>Timgrad</strong> e <strong>Perge, </strong>ma quello puteolano era sicuramente più sfarzoso e maestoso. Si trovava presso il mare ed era costituito da un’area quadrangolare circondata da un portico su cui si aprivano trentasei botteghe. Nel mezzo vi era una <em>tholos</em> circolare formata da sedici colonne di marmo africano e sormontata da copertura conica. Al centro della tholos una fontana e una serie di statue. Le colonne del Macellum sono bucate dall’azione dei litodomi, molluschi marini che testimoniano la presenza per un lungo tempo della struttura sotto il livello del mare. Il fenomeno è conosciuto con il nome di bradisismo ed è caratteristico della zona flegrea. Gli antichi attribuivano il continuo alzarsi e abbassarsi della terra ai <strong>Titani, </strong>giganti intrappolati nel sottosuolo. Dal 1983, ultimo periodo d’intensa attività sismica, il Macellum si trova sopra il livello del mare.</p>
<p>Due immagini riguardano la frazione di Pozzuoli <strong>Arco Felice. </strong>Nelle fotografie è proprio possibile vedere l’arco dell’acquedotto romano che ha attribuito il nome alla zona. E’ errato pensare che il toponimo deriverebbe da una delle porte di <strong>Cuma </strong>fatta costruire dall’imperatore <strong>Domiziano.</strong></p>
<p>Una foto della galleria ritrae un particolare della <strong>Solfatara.</strong> Si tratta di un vulcano attivo e si trova poco distante dal centro abitato di Pozzuoli. Sembra che la Solfatara si sia formata circa 4000 anni fa e già <strong>Plinio il Vecchio </strong>la citava per le acque bianche con il nome di <em>Fontes Leucogei. </em>Nel corso dei secoli si sono succeduti vari fenomeni sismici ed eruttivi ed è per questo che la zona è continuamente monitorata.</p>
<p>Fanno parte della galleria anche sette fotografie del <strong>Rione Terra</strong>, cuore antico di Pozzuoli, e del porto. Gli scavi nel sottosuolo del Rione hanno permesso di ritrovare un pezzo della città antica con le sue strade, le sue botteghe e magazzini. Lungo quello che era il cardo della città romana si possono vedere vari tipi di edifici pubblici come terme e <em>tabernae</em>. Alcune strutture presentano i segni del terremoto del 62 d. C. che ebbe come epicentro Pompei. Durante il Medioevo si continuò ad abitare nelle case romane.</p>
<h4>Link alle immagini dell&#8217;archeologia di Pozzuoli</h4>
<p><a href="http://www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Pozzuoli/index.html">www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Pozzuoli/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.archart.it/pozzuoli-foto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nola, capanne dell&#8217;età del Bronzo: foto</title>
		<link>http://www.archart.it/nola-capanne-delleta-del-bronzo-foto.html</link>
		<comments>http://www.archart.it/nola-capanne-delleta-del-bronzo-foto.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 15:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Nola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/?p=333</guid>
		<description><![CDATA[Il villaggio di capanne dell’età del Bronzo a Nola Il territorio di Nola fu abitato fin dalla preistoria come evidenziato dai numerosi ritrovamenti archeologici. Il periodo più importante di questa zona della Campania può essere facilmente collocato tra il VI e il V sec. a. C., quando i Sanniti, aggregandosi alle popolazioni autoctone, diedero vita a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong><img class="alignnone size-large wp-image-334" title="Nola (Na), lo scavo delle due capanne dell'eta del bronzo" src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2011/11/foto-nola030-600x417.jpg" alt="Nola, capanne del bronzo" width="600" height="417" /></strong></p>
<h2 align="JUSTIFY">Il villaggio di capanne dell’età del Bronzo a Nola</h2>
<p align="JUSTIFY">Il territorio di Nola fu abitato fin dalla preistoria come evidenziato dai numerosi ritrovamenti archeologici. Il periodo più importante di questa zona della <strong>Campania</strong> può essere facilmente collocato tra il VI e il V sec. a. C., quando i <strong>Sanniti</strong>, aggregandosi alle popolazioni autoctone, diedero vita a un importante centro sia politico sia culturale. Sfruttando la vicinanza dell’importante scalo commerciale di <strong>Pompei, </strong>l’importanza di Nola crebbe ancora di più e si unì in una confederazione di cui faceva parte anche la città di <strong>Avella. </strong>Nola dovette poi arrendersi a <strong>Roma </strong>nel 312 a. C., durante la seconda guerra sannitica. La storia parla nuovamente di Nola quando nel 73 a. C. vi arriva <strong>Spartaco </strong>con i suoi ribelli che sceglie la città come base per la rappresaglia contro Roma. In età imperiale Nola continua a essere una delle più importanti città dell’entroterra campano, ma già alla fine del I sec. d. C., numerosi abitanti scelsero di abbandonare la zona a causa dell’impaludamento dei terreni e dell’eruzione del <strong>Vesuvio </strong>del 79 d. C.</p>
<p align="JUSTIFY">La scoperta più importante di Nola è senza dubbio quella di un villaggio preistorico del Bronzo Antico (XIX-XVII sec. a. C.), sito in <strong>Via Polveriera,</strong> e ritornato alla luce in maniera fortuita, grazie alla costruzione di un supermercato. Il villaggio fu distrutto dall’eruzione del Vesuvio detta delle <strong>Pomici di Avellino</strong>, l’eruzione pliniana più distruttiva insieme a quella che interessò Pompei ed <strong>Ercolano. </strong>Come l’eruzione più famosa, questa preistorica fu interessata da una prima fase esplosiva con la formazione di una colonna di gas e materiale vulcanico, che poi collassò sviluppando una serie di flussi piroclastici che distrussero tutto quello che si trovava nell’area di 2.000 chilometri. Poco dopo l’eruzione, che durò dodici ore, il villaggio di Nola fu investito da un fiume di fango che sigillò ulteriormente l’area, le capanne e gli oggetti che si trovavano al loro interno.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo scavo ha messo in luce tre grandi capanne orientate verso Nord-Ovest dalla forma a ferro di cavallo con ingresso su uno dei lati lunghi. La struttura delle abitazioni era costituita da paletti di legno ricoperti da fasciami di giunchi o paglia impermeabilizzati dall’argilla. Una delle tre capanne è più grande, anche se di poco, delle altre due. In una di queste furono rinvenuti piatti, vasi e un piccolo forno poi distrutto per l’azione di vandali che nel 2002 entrarono indisturbati nel sito. Nella capanna più grande fu costruito un ammezzato cui si accedeva attraverso una scala di legno di cui si sono trovati i segni lungo una delle pareti. In tutte le capanne la zona di fondo serviva come deposito di vasi con derrate alimentari, mentre la zona centrale con il focolare era quella abitabile. Le tre capanne facevano sicuramente parte di un villaggio più ampio, costituito da circa una decina di capanne collegate tra loro da percorsi in lapillo e pietra. Il villaggio era dotato anche di recinti dove vivevano pecore e maiali. Negli spazi tra le capanne ritrovati anche rifiuti organici che lasciano pensare a una scarsa propensione all’igiene.</p>
<p align="JUSTIFY">Altri ritrovamenti importanti sono gli scheletri di un cane, di una lucertola e di un topo all’interno di una delle capanne, mentre scheletri umani non sono stati ritrovati perché forse gli abitanti del villaggio cercarono rifugio altrove. Da segnalare anche un copricapo formato da placche e lamine di osso, forse segno distintivo di un capotribù e una gabbia in argilla e legno con gli scheletri di nove capre gravide.</p>
<p align="JUSTIFY">Il sito di Nola è unico nel suo genere perché ha permesso non solo il ritrovamento delle capanne, ma anche di poter capire l’organizzazione di un villaggio dell’età del Bronzo. Ed è per questo che gli archeologi sperano nel proseguo degli scavi, nella quasi certezza di nuove importanti scoperte. Da ricordare, infatti, la scoperta poco lontano, in località <strong>Masseria Rossa,</strong>di un altro villaggio, forse costruito da quanti tornarono in zona dopo l’eruzione.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Galleria fotografica sulle capanne dell’età del Bronzo di Nola</h3>
<p align="JUSTIFY">Questa galleria fotografica è particolarmente ricca vista l’importanza del sito di Via Polveriera. E’ possibile, quindi, prendere visione dell’area a oggi scavata con gli archeologi al lavoro intorno alle capanne perfettamente visibili nella loro forma a ferro di cavallo. Inoltre, è possibile capire com’era fatto un forno dell’età preistorica, con un piccolo vaso ancora davanti ad esso. Purtroppo, del forno in questione non è rimasta traccia, essendo questo stato distrutto da vandali. La fotografia allora è doppiamente importante.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Link alle immagini sulle capanne dell’età del Bronzo di Nola.</h4>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Nola-capanne/index.html">www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Nola-capanne/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.archart.it/nola-capanne-delleta-del-bronzo-foto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Miseno, Sacello degli Augustali: foto</title>
		<link>http://www.archart.it/miseno-sacello-degli-augustali-foto.html</link>
		<comments>http://www.archart.it/miseno-sacello-degli-augustali-foto.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 15:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Miseno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/?p=330</guid>
		<description><![CDATA[Il Sacello degli Augustali a Miseno Nel 1967, a Miseno, fu trovato un sacello d’età augustea destinato al culto dell’imperatore come risulta da un’iscrizione latina che recita: Templum Augusti quod est Augustalium. Il tempio si trovava nel Foro della città. Oggi la parte inferiore della struttura risulta sommersa dall’acqua per effetto del bradisismo che cominciò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong><img class="alignnone size-large wp-image-331" title="Miseno (NA), complesso di eta imperiale noto come Sacello degli Augustali" src="http://www.archart.it/wp-content/uploads/2011/11/foto-sacello-augustali001-600x395.jpg" alt="Sacello degli Augustali" width="600" height="395" /></strong></p>
<h2 align="JUSTIFY">Il Sacello degli Augustali a Miseno</h2>
<p align="JUSTIFY">Nel 1967, a <strong>Miseno</strong>, fu trovato un sacello d’età augustea destinato al culto dell’imperatore come risulta da un’iscrizione latina che recita: <em>Templum Augusti quod est Augustalium.</em> Il tempio si trovava nel Foro della città. Oggi la parte inferiore della struttura risulta sommersa dall’acqua per effetto del bradisismo che cominciò a recare danni alle strutture già nel II sec. d. C. ed è anche per questo che ci furono vari interventi di restauro.</p>
<p align="JUSTIFY">Il sacello, oggi ricostruito nel <strong>Museo</strong> <strong>Archeologico</strong> dei <strong>Campi</strong> <strong>Flegrei</strong>, nella <strong>Torre</strong> <strong>Tenaglia</strong> del <strong>Castello</strong> <strong>Aragonese</strong> di <strong>Baia</strong>, si presentava costituito da tre ambienti che sfruttavano in parte la roccia e in parte erano costruiti in muratura. Attraverso una gradinata di marmo si accedeva a un pronao costituito da quattro colonne e da un pavimento mosaicato a tessere bianche e nere. Nel frontone del tempio erano raffigurati in una corona di quercia sorretta da <strong>Vittorie</strong> alate, i finanziatori dei restauri d’età antonina: <strong>Cossia</strong> <strong>Vittoria</strong> e suo marito <strong>Lecanio</strong> <strong>Primitivo</strong>. L’uomo, defunto al momento della costruzione del frontone, è rappresentato come un imperatore, mentre la moglie è meno idealizzata’interno del sacello doveva essere rivestito di marmo mentre il pavimento in cocciopesto. Ai lati del sacello, uno degli ambienti era un triclinio, forse per i banchetti cultuali.</p>
<p align="JUSTIFY">Dal sacello provengono importanti statue, prima fra tutte la statua equestre di <strong>Domiziano</strong> o <strong>Nerva</strong>. La scultura è di bronzo con intarsi in argento e rame. E’ un <em>unicum</em> perché gli imperatori, nell’età flavia, non erano rappresentati su un cavallo rampante o in posa guerresca come qui a Miseno. Da questo si deduce l’importanza del sacello non solo dal punto di vista cultuale, ma anche sociale e politico vista la presenza della <em>Classis</em> <em>Misenensis</em>. La statua inizialmente doveva rappresentare Domiziano, ma a seguito della <em>damnatio</em> <em>memoriae</em>, la sua testa fu sostituita con quella del successore Nerva.</p>
<p align="JUSTIFY">Altre due statue rappresentano <strong>Vespasiano</strong> e <strong>Tito</strong> entrambe scolpite in marmo di <strong>Luni</strong> secondo il modello del <strong>Diomede</strong> di <strong>Kreisilas</strong>. Il volto di Vespasiano fu ringiovanito per meglio adattarlo al corpo atletico, mentre quello di Tito presenta una leggere barba e un corpo meglio rifinito.</p>
<p align="JUSTIFY">Una statua femminile acefala doveva invece rappresentare la moglie di Domiziano. Dal sacello provengono anche una statua della <strong>Fortuna</strong> con i consueti attributi della cornucopia e del timone e una lastra con quadriga del <strong>Sole</strong> e <strong>Oceano</strong>, di qualità piuttosto modesta e datata all’età severiana.</p>
<h3 align="JUSTIFY">Galleria fotografica del Sacello degli Augustali</h3>
<p align="JUSTIFY">Nella galleria sono visibili quattro fotografie riguardanti il luogo dove sorgeva il Sacello degli Augustali in parte ancora sommerso nelle acque di Miseno.</p>
<h4 align="JUSTIFY">Link alle immagini del Sacello degli Augustali</h4>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Sacello-Augustali/index.html">www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Sacello-Augustali/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.archart.it/miseno-sacello-degli-augustali-foto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

