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Filologia: introduzione

Filologia: l’amore per la parola

Cuore delle discipline umanistiche, la filologia, secondo la definizione offertane da “Il Nuovo Zingarelli” (1), è la “scienza che studia la lingua e la letteratura di un popolo o di un gruppo di popoli, deducendola dai testi scritti”, nonché la “scienza e tecnica che ha come fine la ricostruzione di un testo letterario nella sua forma più vicina all’originale, indagandone la genesi e la struttura”. Come si può notare, si tratta di due ambiti strettamente correlati: è possibile, infatti, studiare ed approfondire il patrimonio letterario elaborato da una civiltà o da un gruppo umano nella misura in cui lo si possiede nella forma il più possibile vicina a quella scaturita dalla penna e dalla volontà di ciascun autore.

L’interesse e, si può ben dire, la consapevolezza della necessità di dover ricostruire, acquisire e disporre dei testi scritti, allo scopo di farne oggetto di ulteriori studi, di utilizzarli quali fonti e di indagare, attraverso di essi, le caratteristiche socio-culturali del popolo che li ha redatti, non sono recenti, ma si riscontrano già nell’antichità, soprattutto a partire dal periodo ellenistico, quando ad Alessandria d’Egitto, per volere di illuminati sovrani della locale dinastia dei Tolomei, e a Pergamo, su patrocinio dei re attalidi, sorsero e si consolidarono importanti centri di ricerca, che radunarono numerosi studiosi da ogni parte del mondo allora conosciuto, desiderosi di occuparsi della ricostruzione e della preservazione dei testi letterari dei periodi precedenti, sia in prosa che in versi.

Le prime edizioni ricostruite degli immortali poemi omerici o dei versi dei poeti lirici del VI secolo si devono al geniale contributo di personalità, tra le altre, quali Callimaco (305 a.C.-240 a.C.), Eratostene (276 a.C.-194 a.C.) ed Aristarco di Samotracia (216 a.C.-144 a.C.). Il contributo offerto dalle scuole filologiche istituite presso le due città summenzionate fu di rilevanza tale da lasciare un’impronta indelebile sui futuri sviluppi della disciplina, anche in seguito all’accorpamento della Grecia nell’ambito dei territori dell’Impero e all’affermarsi di Roma quale centro di convergenza degli esperti della materia. In questa prima fase, oggetto privilegiato di interesse fu la struttura grammaticale del testo, con la delineazione di due principali filoni di approccio: il filone analogista, tipico degli alessandrini, sottolineava il ruolo della convenzione tra parlanti e della conformità alla regola nello sviluppo del linguaggio, mentre l’orientamento anomalista, predominante a Pergamo, rimarcava lo spontaneismo e l’irregolarità alla base della formazione dei fenomeni linguistici.

Nel periodo compreso tra la fine dell’Impero romano, durante il quale si era consolidato l’interesse per lo studio della produzione in lingua latina (così come per gli Alessandrini quello rivolto ai greci), e l’inizio del Medioevo, l’evoluzione del supporto di lettura da volumen a codex comportò la perdita di molte opere tramandate dall’antichità, in quanto era inevitabile che nel processo di copiatura si applicassero dei criteri selettivi; iniziarono, quindi, a proporsi in modo pressante questioni legate al ruolo del copista nella formazione dei codici derivati, alla scelta delle varianti, al comportamento da assumere nei confronti degli errori palesi, tanto che si deve a Cassiodoro (490-583), ritiratosi dal servizio presso la corte di Teodorico, re degli Ostrogoti, e divenuto monaco (2), la stesura di un importante trattato, le Institutiones divinarum et saecularium litterarum, nel quale, tra i vari argomenti affrontati, venivano descritti i princìpi che avrebbero dovuto guidare l’attività di trascrizione dei manoscritti. Ai fini della preservazione e della riproduzione di moltissime opere della classicità greca e latina, fondamentale fu l’operato dei monaci, presenti in varie zone d’Europa con le loro fondazioni: gli scriptoria monastici diventarono in breve tempo un’autentica fucina di cultura, garantendo la sopravvivenza di testi di importanza incommensurabile, scampati, grazie alla paziente attività di copiatura, all’oblìo e all’usura del tempo.

Caratterizzata da un deciso spostamento dei centri di cultura dai monasteri alle città, residenze di principi e sovrani, che non di rado offrirono protezione e sostegno ad artisti, poeti ed intellettuali, l’epoca umanistica e rinascimentale conobbe l’intensificarsi (a livello quantitativo e qualitativo) del recupero dei codici antichi, nonché dell’approccio critico nei loro confronti, mediante la definizione di traduzioni e commentari e, soprattutto nel corso del Cinquecento, attraverso una nuova fioritura dell’interesse grammaticale che aveva contraddistinto, come si è detto, il periodo ellenistico. Sulla base di una migliore comprensione del testo furono offerte nuove chiavi di lettura per opere letterarie e documenti e, accanto a quella per i manoscritti del periodo classico, si incrementò l’attenzione per i testi redatti in lingua volgare, dei quali venne fornita l’edizione critica.

Nomi illustri si succedettero, a partire dal Quattrocento e via via sino alla fine del XVI secolo, non solo nella stesura dei componimenti e dei testi in prosa per i quali sono noti, ma anche nella ricerca e nel recupero dei classici antichi, nello studio delle più rilevanti questioni linguistiche, nella stesura di commenti e trattati esplicativi: oltre a Francesco Petrarca (1304-1374) e Giovanni Boccaccio (1313-1375), si possono ricordare, per il XV secolo, le figure di Giovanni Pontano (1429-1503) e Niccolò Niccoli (1365-1437), del Poliziano (1454-1494) e di Leonardo Bruni (1370-1444), per il XVI i profili di Pier Vettori (1499-1585) e di Giulio Cesare Scaligero (1484-1558). Entrambi i secoli furono, inoltre, segnati da eventi di irreversibile rilevanza: nel Quattrocento, con Lorenzo Valla (1405 ca.-1457), la filologia dimostrò di aver raggiunto un livello di raffinatezza e di scientificità tale da consentire all’umanista e sacerdote romano di contestare, sulla base di una puntuale ricognizione storica e linguistica, l’autenticità di un testo sino ad allora indiscusso, quello della cosiddetta “Donazione di Costantino” che, fra i vari privilegi asseriva, in base ad un editto emesso dall’imperatore, il diritto del pontefice romano alla sovranità sull’Urbe, sulla penisola italica e sulla parte occidentale dell’Impero.

Una rivelazione davvero “esplosiva”, quella annunciata dal Valla, che poneva così in scacco le tradizionali pretese di dominio rivendicate dalla sede papale (3)! A partire dalla metà del ‘400, inoltre, la progressiva diffusione della tecnica di stampa a caratteri mobili diede un impulso straordinario alla pubblicazione di edizioni critiche, di grammatiche delle lingue classiche e di commenti esegetici: non di rado, gli stampatori erano anche studiosi o, comunque, eruditi interessati in prima persona ai contenuti dei volumi pubblicati nelle loro botteghe.

Si potrà notare come nel corso dei secoli andarono definendosi in maniera sempre più compiuta e riconoscibile i compiti del filologo e le procedure alle quali il suo lavoro si doveva conformare. Un ulteriore incremento di prospettiva venne offerto, nel corso dell’Ottocento, dal ruolo che i romantici assegnarono alla filologia quale disciplina storica per eccellenza, il cui apporto era di importanza cruciale per la delineazione delle origini dei popoli e delle culture, che stava molto a cuore al movimento che più di ogni altro aveva posto la questione nazionale al centro della propria ispirazione. Mai come in un secolo segnato dai moti rivoluzionari e dalle lotte per l’indipendenza degli Stati il contributo della scienza filologica si saldò così proficuamente con la nascita del concetto di nazione e di appartenenza ad un sostrato comune di vicende, di pensiero e di ideali.

Non a caso, in tale periodo si rivisitarono profondamente le acquisizioni linguistiche e le tecniche di critica del testo, in un’ottica di valorizzazione della storicità della grammatica e del rapporto tra le varie redazioni tramandate. Vissuto tra 1793 e 1851, in particolare, Karl Lachmann è il filologo al cui nome si lega lo sviluppo di una metodologia di approccio al lavoro di ricostruzione dell’originale di un testo, divenuta poi fondamentale nella filologia moderna, ossia il cosiddetto metodo stemmatico (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_di_Lachmann): esso consiste in una serie di passaggi irrinunciabili attraverso i quali si procede alla definizione dei vari testimoni che costituiscono la tradizione di un testo, al confronto tra le varie attestazioni pervenute, alla ricostruzione dello stemma dei codici (indicante le relazioni tra i manoscritti riportanti le diverse versioni di un medesimo testo), all’individuazione della lezione corretta di un determinato termine o passaggio.

In epoca contemporanea, l’avvento del computer e di Internet ha posto in crisi i tradizionali, consolidati approcci alla critica testuale e al concetto stesso di scrittura, aprendo il dibattito scientifico a nuove ed ancora non interamente esplorate prospettive nel campo della filologia applicata al testo digitale.

  1. Undicesima edizione, 1993.
  2. A Cassiodoro si deve la fondazione in Calabria di un monastero, il Vivarium, presso il quale l’ex-funzionario della corte ostrogota dedicò l’ultima parte della sua vita allo studio e alla costituzione di un’importante biblioteca.
  3. Lo studio De falso credita et ementita Constantini donatione, non a caso, fu reso noto soltanto più tardi e non in area italiana, bensì tedesca, ove ormai erano già visibili i frutti della riforma protestante. 

Bibliografia essenziale di riferimento

Paul Maas, Critica del testo, Le Monnier, Firenze 1964;

Hermann Ferdinand Fränkel, Testo critico e critica del testo, Le Monnier, Firenze 1969;

Giorgio Pasquali, Storia della tradizione e critica del testo, Sansoni, Firenze 1974;

Alfredo Stussi, La critica del testo, Il Mulino, Bologna 1985;

Gianfranco Contini, Breviario di ecdotica, Ricciardi, Milano-Napoli, 1986;

Leighton D.Reinolds-Nigel G.Wilson, Copisti e filologi. La tradizione dei classici dall’antichità ai tempi moderni, Antenore, Padova 1987;

Alfredo Stussi, Fondamenti di critica testuale, Il Mulino, Bologna 1998;

Marina Scialuga, Introduzione allo studio della filologia classica, Dell’Orso, Alessandria 2003;

Sebastiano Timpanaro, La genesi del metodo del Lachmann, UTET, Torino 2004;

Gino Funaioli, Lineamenti di una storia della filologia attraverso i secoli, Zanichelli, Bologna 2007.

Alcune risorse web per la consultazione e l’approfondimento

http://it.wikipedia.org/wiki/Filologia

http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_filologi

http://www2.classics.unibo.it/eikasmos/
Quaderni bolognesi di filologia classica

http://www.sifr.it/libri/riviste.html
Società Italiana di Filologia Romanza/riviste specialistiche

http://www.italianisticaonline.it/2004/riv-indice/
Portale di informatica umanistica per gli studi italianistici

http://islp.di.unipi.it/bifrost/intro.html
Per un’introduzione alla filologia digitale

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