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Fortificazioni greche in Magna Grecia

Fortificazioni greche in Magna Grecia - mura di Paestum
Le mura di Paestum

L’arrivo dei Greci in Occidente comportò un cambiamento radicale sia dal punto di vista culturale che urbanistico, tra i tanti interventi di fondamentale importanza vi fu la costruzione di fortificazioni urbane a difesa delle città.

Le fortificazioni greche in Magna Grecia

Resti di cinte murarie greche risalgono già all’età arcaica, si datano alla fine del VIsec. a.C. le strutture difensive delle città campane di Elea (Velia) e Cuma, quelle calabre di Locri e Caulonia, le lucane Metaponto e Siris, le mura di Taranto einfine quelle rinvenute in diversi centri della Sicilia come approfondiremo in seguito (Naxos, Megara Iblea, Imera, Lentini, Camarina e Selinunte). La loro realizzazione probabilmente è ricollegabile all’attività militare dei tiranni dell’epoca che volevano difendere il loro potere ma nello stesso tempo ampliarlo e per questo innescavano continue guerre di confine.

Elea

Le mura della città come già anticipato risalgono al VI sec. a.C., si estendono per circa 9 chilometri e sono intervallate da torri quadrangolari. Furono realizzate in modo da adeguarsi alla morfologia del territorio, cercando di potenziare alcuni punti con la costruzione di particolari strutture, quali ad esempio la fortificazione del Castelluccio e il Vallone della Porta Rosa, quest’ultime però databili nel III sec. a.C.

Fortificazioni greche in Magna Grecia
Mura di Elea

Locri

La città fu fondata nel 700 a.C. e nel corso del VI sec. provvide alla realizzazione di una cinta muraria urbana, che pare dovesse essere lunga circa 7 chilometri, a ridosso della quale si concentrarono i maggiori santuari.

Taranto

I coloni spartani si insediarono alla fine dell’VIII sec. a.C. nell’area tarantina di Capo Saturo, qui non lasciarono tracce di fortificazioni urbane riconducibili alla prima fase di fondazione. Successivamente l’impianto urbano di Taras fu molto probabilmente circoscritto da una cinta muraria in epoca arcaica, che si limitava ad un’area piuttosto ristretta; i dati archeologici confermerebbero che l’antica colonia laconica occupava una zona che oggi corrisponde alla “città vecchia”. Quest’area contente l’acropoli non superava i 16 ettari, la cinta era ulteriormente rafforzata da fossati.

Nei primi anni del V sec. a.C. l’inizio di una fase democratica portò diversi cambiamenti in città, primo fra tutti l’espansione territoriale oltre i limiti dell’acropoli e conseguentemente l’ampliamento del sistema difensivo. Quest’ultimo superava di ben 5 volte quello di età arcaica e si estendeva per circa 10 km., numerosi studi e campagne di scavo ne hanno permesso una buona conoscenza, evidenziando l’esistenza di due fasi costruttive: la prima fu realizzata con due cortine murarie in blocchi isodomi, il riempimento di terra e pietrame pare fosse intervallato regolarmente da muri trasversali, inoltre pochi metri antistante le mura fu scavato un fossato profondo circa 4 metri e largo 10. Della fase successiva forse risalente al III sec. a.C. si conservano poche tracce, sufficienti però per notare una minore attenzione nella costruzione dell’apparato murario, infatti i blocchi non sono isodomi ma di dimensioni differenti, da ciò gli studiosi hanno dedotto che la sua funzione fosse semplicemente di rinforzo alla prima cinta muraria.

Le mura sorgono su un sepolcreto datato tra la fine del VII e gli inizi del VI sec. a.C., questo periodo costituisce un terminus post quem per la datazione della struttura difensiva.

Le fortificazioni in Sicilia nel VI sec. a.C.

Le prime tracce archeologiche di fortificazioni in Sicilia risalgono al VI sec. a.C., il periodo tirannico fu particolarmente prolifico in questo senso, per questa fase più antica le colonie di Megara Iblea, Imera, Lentini, Camarina e Selinunte lasciano i segni più evidenti. La scelta dei materiali era legata alla natura geologica del suolo, nella parte orientale dell’isola si sfruttò la pietra lavica, in altri casi la mancanza di materiale rese obbligatorio l’uso del mattone crudo.

La Sicilia sfortunatamente nell’ambito dell’architettura difensiva non ha restituito molto materiale, abbiamo però alcuni esempi architettonici di grande valore databili nel V sec. a.C.: il Castello Eurialo di Siracusa e le fortificazionidi Capo Soprano aGela (li tratteremo successivamente). Queste strutture dovevano assicurare protezione alla città per questo furono poste in punti strategici.

Tuttavia per alcuni centri della Sicilia è stata proposta una datazione più antica, forse già nel VIIsecolo a.C. come confermerebbero i dati archeologici, è il caso degli empori militari fondati da Siracusa: Acre e Casmene, rispettivamente nel 664 e nel 644 a.C. È stato proposto di far risalire a questo periodo anche una delle fasi della cinta muraria di Lentini, ma i dubbi sono molti in virtù della presenza di marchi di cavapietre, che non possono essere così antichi.

Lentini

A Lentini si conservano alcuni tratti della cinta muraria (nella valle San Mauro, sul colle Metapiccola e sul colle di S. Mauro) datati tra il VI e il III sec. a.C. In una prima fase arcaica (fine VII- metà del VI sec. a.C.) la linea di difesa fiancheggiava la valle e seguendo il percorso delle alture giungeva fino alla porta Siracusa, ai lati della quale vi erano due torri, una semicircolare e l’altra rettangolare. Rimangono poche tracce delle mura di VI sec. a.C. che presentano un unico paramento in blocchi di pietra non perfettamente regolari nelle dimensioni ma disposti in modo da combaciare perfettamente. Ben più presenti sono invece i rifacimenti di V sec., che attestano l’uso di una doppia cortina muraria riempita con pietrame vario e anche alcuni conci di maggiori dimensioni per ottenere maggiore solidità. A quest’ultimo periodo risalgono diverse altre torri di forma quadrata, altre sono databili nel IV sec. a.C. e si trovano a sud del colle S. Mauro.

Fortificazioni greche in Magna Grecia
Lentini: particolare delle mura in opera rettangolare.

Megara Iblea

Negli ultimi decenni del VI secolo a.C. Megara Iblea venne protetta da una cinta con doppio paramento murario con riempimento a sacco e torri semicircolari; successivamente si aggiunse una seconda fortificazione in epoca ellenistica. Gli scavi di Orsi alla fine del secolo scorso hanno riportato alla luce un fossato realizzato nella parte anteriore a protezione delle mura. Ma un’indagine archeologica ancora più recente di un fossato riempito nella prima metà del VI sec. e collocato nella parte meridionale della città ha fatto emergere i resti di un muro più antico, di cui però rimangono solo poche tracce. Le mura di età arcaica dovevano raggiungere un’altezza di 5 m. e l’accesso principale alla città avveniva da una porta lunga circa 11 m.

Fortificazioni greche in Magna Grecia
Megara Iblea: mura di età arcaica.

Si datano tra il VI e gli inizi del V sec. a.C. anche altre fortificazioni in Sicilia, citiamone alcune:

Cefalù

un doppio paramento murario in opera poligonale che proteggeva la città seguendo la linea di costa, in alcuni punti erano presenti delle torri di guardia;

Fortificazioni greche in Magna Grecia
Cefalù: tratto delle mura in opera poligonale.

Eloro

il primo impianto lungo poco più di 1 km. è conservato solo nel lato settentrionale, questa fase più antica (VI sec. a.C.) era costituita da una doppia cortina muraria larga 2,80 m. con un riempimento in pietrame (emplekton), se ne conserva un piccolo tratto. Nel IV sec. a C. vi fu l’aggiunta di torri di forma quadrata, ma soprattutto si realizzò il rifacimento dell’apparato murario sfruttando quello di età arcaica come base di appoggio per una nuova cortina realizzata in blocchi di calcare bianco. Negli ultimi anni nuovi scavi hanno testimoniato anche nel settore meridionale la presenza di questa cinta difensiva;

Fortificazioni greche in Magna Grecia
Eloro: muratura in opera rettangolare.

Naxos

si tratta di un’opera di notevoli dimensioni che doveva garantire protezione alla città non solo dagli attacchi nemici ma anche dalle piene del fiume. La struttura in pietra lavica fu realizzata con un doppio paramento (ha uno spessore di 1,80 m.) con riempimento in pietrame. Il percorso murario seguiva la linea di costa, il tratto che si conserva meglio è quello occidentale; inoltre si possono indicare con certezza tre porte sul lato ovest e due in quello sud, tutte con un’apertura di circa 2,50 m.

Naxos: muratura in opera poligonale.
Naxos: muratura in opera poligonale.

Gli studi delle mura arcaiche in Occidente sembrano avere degli elementi comuni, sono spesso rafforzate da fossati e da torri curvilinee (come nel caso di Megara Iblea) o quadrangolari.

I cambiamenti del V-IV secolo a.C.

La guerra di Siracusa contro la potenza ateniese (413-412) e l’attacco cartaginese nel 409 a Selinunte dimostrarono l’inadeguatezza delle fortificazioni di età arcaica, troppo deboli strutturalmente per poter resistere. Nel primo caso la grande colonia corinzia non poteva limitare la propria difesa ai centri abitati di Ortigia e Acradina, ma doveva estendere la protezione al pianoro di Epipole e all’Eurialo. Per tali motivi si rese necessario l’ampliamento e il rafforzamento della cinta muraria. Nel caso di Selinunte il problema si verificò per tentare di arginare i potenti attacchi con macchine da guerra e torri d’assalto dei Cartaginesi.

Selinunte

Nel 409a.C. a causa della distruzione della città si verificò l’abbandono delle mura di età arcaica; successivamente venne eretto il muro dell’acropoli, forse durante la tirannia di Dionisio I (il Vecchio) di Siracusa. Tuttavia un reale progetto di fortificazione della città si ebbe solo con Agatocle, il quale si adoperò nel realizzare un rafforzamento della fortezza attraverso alcuni interventi mirati: l’innalzamento di muri di prima difesa e di una batteria d’artiglieria semicircolare; la realizzazione di ampi fossati accessibili da passaggi sotterranei costruiti analogamente a quelli dell’Eurialo. Nonostante ciò il sistema difensivo selinuntino non riuscì a eguagliare quello più evoluto di Siracusa.

Le mura di Selinunte.
Le mura di Selinunte.

Alcuni studiosi attribuiscono a DionisoI l’introduzione in Occidente della tecnica deimuri a cassavuota, che prevedeva l’uso di muretti trasversali inseriti a intervalli regolari nei due paramenti (realizzati con pietra da taglio) murari. Con questa nuova costruzione si voleva ottenere una maggiore capacità di resistere ai potenti attacchi cartaginesi. Questa innovazione si diffuse in tutta la Sicilia durante l’egemonia siracusana e successivamente in quasi tutto il mondo greco. Il V sec. a.C. vide la realizzazione di grandi fortezze, testimonianze visibili dell’opera di fortificazione greca in Sicilia: Siracusa e Gela.

Siracusa

Nel 402 a.C. il nuovo tiranno di Siracusa DionisioI (405/4-367/6) decise di rafforzare le difese di Ortigia e di adibirla a sua fortezza separandola dal resto della città; inoltre ordinò la costruzione di una possente muraglia per circoscrivere l’intero pianoro di Epipole (la parta più alta della città, formato da tre colli: Eurialo, Essapilon e Labdalon). Contrariamente a ciò che scrisse Diodoro, la struttura, appoggiata al dirupo roccioso, doveva essere dotata di torri solo in prossimità di porte di accesso al pianoro. Le mura dionigiane lunghe più di 50 km. raggiungevano un’altezza di 10 m. e uno spessore di 3 m., un’opera di notevole impegno che rese necessario l’impiego di molti uomini forse 60.000, soprattutto provenienti dalla campagna, a cui si aggiunsero architetti per dirigere i lavori, oltre a un numero elevato di buoi. I dati sulle misure ci sono forniti da Strabone (VI 2,4), mentre da Diodoro (XIV 18, 2-7) apprendiamo che nei primi decenni del IV sec. a.C. le mura dovevano essere concluse.

Siracusa: Resti delle mura
Siracusa: Resti delle mura con postierla fatte costruire da Dionisio I tra la fine del V e gli inizi del IV sec. a.C.

La chiave del sistema difensivo siracusano era l’Eurialo (situato a nord-ovest della chora siracusana), si trattava del punto più debole del pianoro di Epipole a causa della sua particolare conformazione, Livio ci fornisce una descrizione precisa e ne parla come di una cittadella (arx) isolata posta nella parte estrema della città che domina le vie che portano verso l’interno. Il castello fu costruito alla fine del Vsec.a.C. ma durante il regno di Agatocle (316-289 a.C.) e più precisamente verso la fine del IVsec. a.C. si definirono i caratteri principali: cinque torri per l’artiglieria; i fossati scavati nella roccia e la realizzazione di bastioni; quest’ultimi due dovevano frenare l’avanzata delle macchine da guerra nemiche. Il passaggio dall’interno del castello ai fossati e viceversa era garantito da una intricata rete di gallerie; una di queste lunga circa 200 metri collegava il fossato principale con la porta carraia in origine a tre aperture (tripylon) che poi con la chiusura di quella centrale divenne un dipylon. Questi corridoi sotterranei avevano un duplice scopo: spostare le truppe senza essere visti dagli assalitori e liberare i fossati che i nemici riempivano di materiali per ingombrarli e renderli inutilizzabili. Chiaramente la fortezza disponeva di alloggiamenti per i soldati, di cisterne e ambienti vari.

Probabilmente il sistema, comprendente un’area di circa 15.000 metri quadrati, non venne completato in tempo per proteggersi dall’assedio romano del 211 a.C.; prima di tale data diversi furono i rifacimenti, l’ultimo è attribuibile a Ierone II (300-215 a.C.) che secondo Plutarco (Vita di Marcello, 14, 8) si avvalse del genio di Archimede. Ciò che oggi è visibile del Castello Eurialo sono i resti degli interventi distruttivi dei bizantini.

Siracusa: Castello Eurialo
Siracusa: Castello Eurialo

Gela

La cinta muraria di Gela con la sua imponente struttura a “tecnica mista” (pietre e mattoni) rappresenta un’opera unica all’interno dell’architettura militare. Gli scavi archeologici (fine anni 40 del 1900) hanno messo in luce il tratto di Capo Soprano (posto ai margini occidentali della città) per un’estensione di circa 350 m., conservato in buone condizioni poiché era sepolto da strati di sabbia accumulatisi per più di duemila anni. Le mura greche della città alte poco più di 3 m. si estendevano per circa 4 km. con uno spessore di 3 m. circa. La parte scoperta testimonia una struttura mista: inferiormente un doppio paramento di blocchi di calcare con un riempimento in pietrame e terra; nella parte superiore filari di mattoni crudi isodomi disposti regolarmente e tenuti insieme da argilla e sabbia, in origine forse vi era un’intonacatura di colore rosso. L’alzato conserva ancora i camminamenti di ronda (erano raggiungibili mediante scale) e le merlature. Si tratta di una parte della cinta che doveva girare intorno alla collina dove era posta l’antica colonia.

Gela: tratto delle mura a “tecnica mista”.
Gela: tratto delle mura a “tecnica mista”

Anche qui erano presenti torri a pianta rettangolare poste nel lato meridionale. Lungo questa imponente fortificazione vi erano due ingressi: una porta con architrave poi chiusa da una parete in mattoni crudi, e una postierla (una piccola porta secondaria che permetteva l’accesso ai camminamenti di ronda) con copertura ad arco murata poco dopo per sicurezza. All’interno presso il lato nord sono state individuate dei vani forse adibiti ad alloggiamenti militari disposti intorno a una corte centrale.

Gela: muratura in opera rettangolare.
Gela: muratura in opera rettangolare

Gli scavi e i ritrovamenti archeologici (materiale ceramico, litre d’argento di Siracusa e Gela rinvenuti alla base del muro all’interno di depositi votivi) consentono di datare la cortina muraria in epoca timoleontea (341-337 a.C. circa), forse in occasione della ricolonizzazione della città nel 339 a.C. Probabilmente negli ultimi decenni del III sec. a.C. vi fu la distruzione delle mura.

Materiali e tecniche costruttive

La tecnica maggiormente usata già nel VIsec. a.C. era quella rettangolare, presente a Megara Iblea, Lentini, Locri e Cuma. In misura minore si diffuse l’apparecchiatura poligonale (1), tipica dei siti dello Ionio giunse in Occidente in alcuni casi per l’origine dei coloni, ad esempio a Velia portata dai Focesi, in altri per la natura del materiale impiegato come testimonia la presenza di pietra lavica nelle fortificazioni di Naxos e Lipari.

Frequente era l’uso del mattone crudo (essiccati al sole sono ricordati da Vitruvio con il termine “lateres”) per costruire la struttura difensiva che poggiava su uno zoccolo realizzato con ciottoli di fiume o pietra a secco, queste scelte si ritrovano a Siris e Caulonia; oppure si optava per un muro sempre in mattoni crudi ma con una base più possente come è ancora oggi visibile a Gela (la fortificazione risale al IV-III sec. a.C.). In età ellenistica si adoperò seppur in misura minore (a Velia e a Reggio) il mattone cotto.

Nel corso dei secoli i continui cambiamenti territoriali delle colonie magno-greche portarono all’utilizzo di materiali diversi, in virtù anche dei rapporti con le popolazioni confinanti. Prendiamo il caso di Megara Iblea, la prima cinta muraria risale al VII sec. a.C. e fu realizzata in calcare locale scadente; nel secolo successivo si utilizzarono invece le cave di Melilli, ad alcuni chilometri dalla città.

Note

  • 1) È una delle più antiche tecniche murarie conosciute, diffusa in tutta l’area del mediterraneo per un arco di tempo molto ampio. Prevede che i blocchi di pietra
    di grandi dimensioni e di forma irregolare siano appoggiati lungo la superficie muraria senza l’uso di un legante.

Bibliografia

  • Henri Tréziny, L’architettura militare greca in Occidente, in “I Greci in Occidente”, Palazzo Grassi, 1997, pp. 347-351.

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