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Francesco Schilardi racconta la scoperta della nave romana di Varazze

Intervista al Tenente Colonnello Francesco Schilardi sulla nave romana scoperta a Varazze (Sv)

Come è stato individuato il sito?

Le segnalazioni sono giunte dai pescatori che da qualche anno nel corso delle operazioni di pesca a strascico tirano su occasionalmente cocci e pezzi d’anfora. In base alle varie segnalazioni abbiamo unito i punti e iniziato a indagare quale fosse il luogo più probabile di ubicazione del sito. Inoltre, negli anni Trenta del secolo scorso era stato ripotato alla luce nelle medesime acque un collo d’anfora.

Quali sono state le operazioni di ricerca condotte?

Innanzitutto, la ricerca documentale. Grazie all’aiuto della nave Astrea, dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, è stata realizzata una mappatura abbastanza approfondita dei fondali e sono stati trovati i punti rilevanti, considerando anche il tipo di navigazione dei Romani per costa. Uno dei siti rilevanti è risultato positivo e si è riusciti a individuare il relitto carico di anfore vinarie, la cui cronologia è ancora in fase di definizione. Il sito risulta abbastanza danneggiato esteriormente dalle attività di pesca a strascico, mentre la parte più interna è più intatta.

Quali sono i futuri progetti?

La Soprintendenza intende ripulire il sito e vedere cosa c’è sotto, mentre il CNR non è ancora intervenuto. Per quanto riguarda il reperto che abbiamo portato in luce, un’anfora in ottimo stato di conservazione, sarà consegnata ai restauratori di Savona per riportarla alla sua bellezza originaria.

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