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Frigento. Cisterne romane

Frigento. Cisterne romane

Le cisterne romane di Frigento (Av)

Delle origini di Frigento si conosce poco. Per quanto riguarda il toponimo ci sono varie ipotesi. Molti lo fanno derivare dall’espressione “ a frequentia popoli” perché a Frigento sembra si rifugiassero le popolazioni circostanti durante il difficile periodo delle invasioni barbariche.

Altra espressione da cui si fa derivare il toponimo è “a frigendo”, alludendo così al clima rigido della zona. Entrambe le ipotesi non sembrano però convincere a pieno, mentre potrebbe essere più corretta la traduzione dall’osco e cioè “acqua santa” per alludere forse alla presenza di sorgenti sfruttate per primi dagli Irpini. Sicuramente Frigento sorse in una posizione geografica molto felice essendo situata sulla strada principale che da Benevento portava a Compsa.

Nel V sec. a. C. i Sanniti si unirono agli Irpini e insieme cercarono di resistere a Roma prima alleandosi con Annibale e poi durante la guerra sociale alla fine della quale, però, Frigento seguì il destino di altre città campane e fu conquistata da Silla.

Divenne così a tutti gli effetti colonia di Roma e fu abbellita dal punto di vista architettonico grazie all’interessamento di Quinzio Valgo che la dotò di nuove mura, di portici, del foro e delle famose cisterne.

Queste cisterne si trovano in località Pesco-Migliano. La struttura muraria è in opus incertum. Gli ambienti dovevano essere undici, ma oggi ne sono visibili solo quattro attraverso un ingresso che però non è quello originario.

Le gallerie si trovano sullo stesso piano, sono parallele e collegate tra loro. Al loro interno erano raccolte le acque piovane, quelle della neve sciolta e le acque di una sorgente.

L’acqua raccolta era così depurata e convogliata all’intera città fino a valle, dove si trovavano le ville rustiche, attraverso un sistema di vasche minori alcune delle quali ancora visibili in palazzi del centro storico.

Punto di raccolta a valle doveva trovarsi in località Pila ai Piani, dove si registra la presenza di una fontana recante resti di un’iscrizione romana (L L I ) che doveva essere servita da una cisterna non scavata ancora e situata nella proprietà Di Leo.

In zona doveva esserci sicuramente un acquedotto se è vero che il toponimo, Duzoli, deriverebbe da ductus, condotto.

In città un condotto di distribuzione è stato di recente trovato tra Via San Giovanni, dove si trovano le cisterne, e Via San Pietro dove si trovava un impianto termale di cui sono venute in luce le suspensurae e che si data a un periodo compreso tra il I e il II sec. d. C. Le cisterne sono menzionate in un’iscrizione reimpiegata nella Cattedrale dove si ricordano i magistrati che si occuparono della ricostruzione della città dopo la guerra sociale e forse l’architetto Antistius, menzionato in un’altra iscrizione, potrebbe essere messo in correlazione con la costruzione proprio delle cisterne.

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