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Fulvia

fulvia

nome: Fulvia (77 a.C. – 40 a.C.)
famiglia: figlia di Marco Fulvio Bambalione e di Sempronia, moglie di Marco Antonio

Nihili muliebre prater corpus gerens (Nulla di femminile tranne il corpo [nota 1]) è il lapidario giudizio espresso dallo storico Velleio Patercolo (Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 74, 2) sulla figura di Fulvia, figlia di Sempronia, la sorella dei celebri tribuni Tiberio e Gaio Gracco.

Rispetto allo stereotipo della matrona romana, interamente dedita alla casa, al marito e ai figli, ma anche in confronto ad altre donne di primo piano vissute nello stesso periodo, Fulvia incarnava, già agli occhi dei contemporanei, un profilo diverso: di origine non patrizia, ma facoltosa ed influente, ella ebbe il coraggio di esporsi personalmente nella vita di Roma nel I° sec. a.C., assumendosene rischi e responsabilità. Fino all’ultimo.

Non a caso, andò sposa a tre uomini determinanti per le sorti dell’Urbe nell’epoca tardo-repubblicana, dei quali restò vedova nel giro di pochi anni; ma l’incontro fatale fu ultimo, quello con Marco Antonio. La tormentata vita coniugale di Fulvia aveva, nel frattempo attirato il malevolo giudizio di Cicerone, il quale, attribuendo alla donna un’influenza nefasta sui suoi mariti, la sollecitò ironicamente (Filippiche, II, 113) a “liberarsi pure del suo terzo debito verso i Romani”, ossia dello stesso Marco Antonio.

Il marito si lasciò presto avvolgere dalle spire seduttrici di Cleopatra VII, regina d’Egitto, incontrata durante un viaggio militare; dal canto suo, nell’anno 40 a.C., la volitiva moglie di Marco Antonio, non volendosi rassegnare alla situazione, decise di assumere l’iniziativa contro Ottaviano, il quale andava premiando i proprio soldati in congedo con ampie donazioni di terre espropriate: Fulvia avrebbe fatto pressione sul cognato Lucio, fratello di Marco, convincendolo a farsi paladino dei proprietari danneggiati da Ottaviano.

Un epigramma tramandato da Marziale (Ep. XI 20, vv.3-8) insinua che Fulvia avrebbe agìto per gelosia nei confronti di Glafìra, e non di Cleopatra; Plutarco (Vite Parallele, III, 1, Marco Antonio, 10) sostiene, peraltro, che Fulvia aveva sempre desiderato “governare un governante e comandare un comandante di eserciti”, ma la sua influenza sul marito, ad un certo punto, le si sarebbe ritorta contro: in altri termini, Fulvia avrebbe indebolito Marco Antonio sino al punto di avergli insegnato a “subire del tutto la signoria di una donna” (Plutarco, Idem), ossia, paradossalmente, la bella Cleopatra.

Sul ruolo effettivo di Fulvia nello scoppio del nuovo conflitto tra Marco Antonio e Ottaviano non vi è, però, unanimità di vedute tra gli interpreti; le fonti riferiscono che, quando, finalmente, riuscì a ricongiungersi al marito ad Atene, Marco Antonio, anziché ringraziarla per quanto aveva fatto per lui, avrebbe accusato apertamente Fulvia di aver fomentato la guerra con Ottaviano: un’autentica “doccia fredda” per una moglie intrepida, che tanto si era adoperata per accrescere il profilo politico dello sposo sulla scena politica del tempo!

Secondo Dione Cassio (Storia di Roma, XLV, 33,3), Ottaviano ed Antonio “deposero le armi e vennero ad un accordo perchè era stata Fulvia ad alimentare in passato la loro inimicizia”. Ma è anche verosimile che, nella versione ufficiale data al corso degli eventi, fosse decisamente più comodo (e meno compromettente) “scaricare” sulla donna la colpa di una situazione già irrimediabilmente compromessa.

Fulvia morì di lì a poco a Sycion, città del nord del Peloponneso, mentre il Marco Antonio potè risposarsi con la sorella di Ottaviano, nel contesto dei nuovi accordi politico-militari raggiunti con il rivale.

Un finale che induce a riflettere: a volte, la ricerca del potere e del prestigio si tramuta in un “boomerang” che colpisce proprio chi, come Fulvia, per tutta la vita l’aveva ad ogni costo perseguìta. Ma, forse, in un contesto socio-culturale dominato dal privilegio e dall’invulnerabilità maschili, una donna “virile” era destinata a pagare un prezzo più alto.

[nota 1] “Nulla se non il corpo” è, inoltre, il titolo di un recente volume di Vincenzo Ciampi, edito da Robin (collana “La biblioteca del tempo) e dedicato alla vita di Fulvia.

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