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Galbiate (Lc): parco archeologico del Monte Barro

Il parco naturale dei Piani di Barra, sul monte Barro, ospita al suo interno un sito archeologico, tra i più famosi del nord Italia. Arroccato sull’altura omonima, la cui cima raggiunge i 922 metri sul livello del mare, il sito appartiene al comune di Galbiate (LC) e conserva i resti di un insediamento fortificato di epoca tardo romana e gotica (V-VI secolo d.C.). Il rilievo montuoso si erge circondato dai laghi di Annone, di Garlate e di Lecco, tutti visibili dal parco.

Galbiate e monte Barro da satellite
Galbiate e monte Barro da satellite

Durante il tardo impero, la funzione dei castelli fortificati lungo l’arco alpino e prealpino era quella di difendere, contro le incursioni barbariche, le città allora capitali dell’impero romano occidentale: Milano (286-402 d.C.) e Ravenna (402-476 d.C.). È attestata una notevole incursione di barbari in Italia attraverso il Canton Ticino durante il V secolo d.C. ed è risaputo l’interesse della difesa dei confini di Teodorico, re dei Goti, per difendere il suo regno fondato poco dopo la caduta di Roma. (1)

Lo scopo di questi fortilizi (2) e castelli si mantenne in parte, durante il medioevo, come per esempio nel caso di altri due avamposti rialzati i quali difendevano e/o sorvegliavano il tratto che, dalle Alpi, correva fino alla pianura e a Milano: si trattava, nel primo caso, del castrum tardo antico di Castelseprio (VA) e, nel secondo, della postazione di vedetta di Montevecchia (LC) ove una leggenda vuole la costruzione di una torre d’avvistamento di epoca romana sotto le fondamenta del santuario della Beata Vergine del Carmelo (3). Purtroppo però ad oggi ancora non è possibile indagare scientificamente la veridicità della leggenda.

In questo contesto si potrebbe inserire anche il castrum tardo imperiale di Lecco (Leucerae?), realizzato come centro difensivo montano. In questa zona inoltre passava una strada che univa Bergamo e Como.

Gli scavi archeologici

Tra il 1986 e il 1997 il museo Paolo Giovio di Como ha promosso campagne di scavi archeologici, diretti dal prof. Gian Pietro Brogiolo. I risultati di queste ricerche hanno portato a scoprire i resti di un insediamento fortificato collegato al popolo dei Goti, di origine germanica orientale, che raggiunse questo territorio e vi si stabilì con l’approssimarsi della caduta dell’impero romano.


Mappa di Barro

Sono tornati alla luce tracciati di mura e torri, insieme a quindici edifici costruiti con pietra locale: si tratta di abitazioni e di una struttura, di dimensioni maggiori, forse adibita a funzioni pubbliche. Dal 1992 è possibile percorrere un itinerario archeologico attraverso le vestigia di questo antico luogo arroccato. Nei pressi dell’eremo del parco si può visitare l’antiquarium che ospita i reperti qui rinvenuti. (4)

Il sito

Salendo lungo il pendio del monte Barro si giunge all’ingresso del parco naturalistico ed archeologico. I resti dei primi edifici visibili sono perimetri di ambienti quadrangolari realizzati con murature legate con malta; talvolta le strutture portanti erano rafforzate da pali verticali di legno mentre i pavimenti dovevano essere molto semplici, con un ambiente per il focolare. La pianta degli edifici è variabile, da un unico vano a tre vani con portico, ma tutte su due piani. Ogni abitazione era separata dalle altre grazie a cortili usati come discariche di rifiuti domestici. (5)


Abitazioni e grande edificio dal satellite

Il complesso fortificato si evolveva su più piani a terrazze pianeggianti, entro una superficie complessiva di 50 ettari. Data la conformazione del territorio, molto era lo spazio adibito ai pascoli ma poca era l’area disponibile per pratiche agricole (6). L’ubicazione strategica permetteva di conciliare il circuito difensivo, lungo 1200 metri e munito di torri, con gli strapiombi dei pendii scoscesi (7). Le costruzioni dell’abitato avevano una planimetria tripartita (8).


Ruderi, grande edificio ed eremo visti dal satellite

L’area meno indagata archeologicamente è quella dell’eremo. Durante il medioevo vi si edificò una chiesa dedicata a San Vittore mentre in periodo rinascimentale si costruì una fortificazione e successivamente l’eremo. È possibile che quest’area, di chiara connotazione spirituale, possa essere l’antica zona cimiteriale dell’abitato (9).

Si può concludere che l’insediamento fortificato del monte Barro non ebbe né un’esclusiva prerogativa militare (vista l’ampiezza dell’area residenziale del borgo e visti gli scarsi ritrovamenti di armi) né di rifugio (imponente opera muraria difensiva) né di sbarramento (infatti le mura difendono solo il monte e non le vie d’accesso limitrofe) (10).

Il “grande edificio”

La struttura definita, non a torto vista la sua superficie di 1680 mq, come il “grande edificio” è un unicum nel territorio lombardo. Doveva trattarsi dell’edificio pubblico e residenziale della figura di governo dell’abitato. I tre corpi di fabbrica che lo componevano, di cui ancora oggi si possono vedere i perimetri, si sviluppavano su due piani. Prima di entrarvi si presentava il muro di cinta sul quarto lato; secondo le ricostruzioni grafiche, il grande edificio spiccava per l’imponenza della propria mole e per l’importanza conferita al luogo: infatti al suo interno gli archeologi hanno rinvenuto una corona pensile di bronzo.


Grande edificio – ricostruzione assonometrica

Questo eccezionale reperto era appeso tramite una catena al soffitto ed era il simbolo del potere politico di questo centro abitato (11). Al suo interno vi erano ambienti, situati nell’ala est, scanditi da suddivisioni lignee e da pilastri. Il vano nord era ristretto simmetricamente tra quattro ambienti, due per lato. Il primo piano presentava pavimentazione in coccio pesto e affreschi di non rilevante qualità ma che sono indizio di un ambiente di rappresentanza che si differenziava dagli edifici limitrofi. (12)

Conclusioni ed interpretazioni

La realizzazione del centro fortificato del Barro implicò un enorme dispendio di forze e il progetto fu quasi certamente voluto dal potere centrale, che allora era Milano tardo imperiale o gotica. I manufatti, alcuni di provenienza nordafricana, indicano chiaramente un modello culturale tardo romano. Monete datate tra 525 e 543 mostrano la disponibilità di denaro contante. Il connubio tra rifugio (area dell’eremo) e cinta muraria fanno pensare ad un centro pensato per offrire riparo alle popolazioni locali, pronto alla difesa in caso di assedio: queste caratteristiche corrispondono alle esigenze strategiche dei secoli V e VI. (13)

Note

  • (1) G. P. BROGIOLO, S. GELICHI, I castra tardo antichi (IV-metà VI secolo), p. 18.
  • (2) op. cit., pp. 12, 17.
  • (3) http://www.comune.montevecchia.lc.it/docinf.jhtml?param1_1=N1135288bd6b3e20d43f
  • (4) http://www.parcobarro.lombardia.it/_parco/index.php?option=com_content&task=view&id=40&Itemid=64; http://www.parks.it/parco.monte.barro/pun.php
  • (5) G. P. BROGIOLO, Edilizia residenziale in Lombardia (V-VIII), p. 106; G. P. BROGIOLO, S. GELICHI, I castra tardo antichi (IV-metà VI secolo), p. 26.
  • (6) Ibidem; G. P. BROGIOLO, S. GELICHI, I castra tardo antichi (IV-metà VI secolo), p. 25.
  • (7) G. P. BROGIOLO, S. GELICHI, I castra tardo antichi (IV-metà VI secolo), pp. 18, 24.
  • (8) op. cit., p. 12.
  • (9) op. cit., p. 25.
  • (10) op. cit., p. 26.
  • (11) G. P. BROGIOLO, Edilizia residenziale in Lombardia (V-VIII), p. 104; G. P. BROGIOLO, S. GELICHI, I castra tardo antichi (IV-metà VI secolo), pp. 12, 26.
  • (12) G. P. BROGIOLO, Edilizia residenziale in Lombardia (V-VIII), p. 104.
  • (13) G. P. BROGIOLO, S. GELICHI, I castra tardo antichi (IV-metà VI secolo), p. 31.

Bibliografia

G. P. BROGIOLO, S. GELICHI, I castra tardo antichi (IV-metà VI secolo) in Nuove ricerche sui castelli altomedievali in Italia settentrionale. All’Insegna del Giglio – Firenze – 1996.

G. P. BROGIOLO, Edilizia residenziale in Lombardia (V-VIII) in Edilizia residenziale tra V e VIII secolo. IV Seminario sul Tardoantico e l’Altomedioevo in Italia Centrosettentrionale (Montebarro-Galbiate, 2-4 settembre 1993). SAP Società Archeologica S.r.l. – Mantova – 1994.

http://www.comune.montevecchia.lc.it/docinf.jhtml?param1_1=N1135288bd6b3e20d43f

http://www.parcobarro.lombardia.it/_parco/index.php?option=com_content&task=view&id=40&Itemid=64

http://www.parks.it/parco.monte.barro/pun.php

Note dell’autore

(ph. tutte, ad eccezione delle ricostruzioni degli edifici, Stefano Todisco)

Chi scrive ha visitato il parco nel marzo 2009.

Per visitare il sito è possibile raggiungerlo sia da piazzale Alpini sia da via Bertarelli, nel comune di Galbiate (LC).

I primi due riferimenti in bibliografia sono visibili e scaricabili sul sito della Biblioteca Archeologica on line (BiBar) http://www.bibar.unisi.it/

Info

Antiquarium di Monte Barro loc. Eremo di Monte Barro, 23851 Galbiate (LC)
Aperto a cura degli Amici del Museo Archeologico del Barro

  • mercoledì: 14-17.
  • sabato e domenica:   10-12 / 14-17

tel.0341-240215 (attivo solamente durante l’orario di apertura)

Galleria fotografica

Lago di Oggiono
Lago di Oggiono

Grande edificio dal lato nord
Grande edificio dal lato nord

Lago di Oggiono a tramonto
Lago di Oggiono al tramonto

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