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Galeria Valeria

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nome: Galeria Valeria (- 315 ca.)
famiglia: figlia dell’imperatore Diocleziano; moglie dell’imperatore Galerio

Galeria Valeria nacque, in data non meglio precisata, dal matrimonio tra Gaio Valerio Aurelio Diocleziano, originario della Dalmazia, sul trono dell’impero tra il 284 e il 305, e Prisca. Nella sua vita si espresse drammaticamente la lacerazione che, in quegli anni, si andava creando nella coscienza di molti, divisi tra l’ossequio all’Impero e alle sue leggi, da un lato, e l’adesione al credo cristiano, dall’altro. Galeria, che simpatizzava per la nuova religione, fu figlia dell’imperatore il quale, insieme a Nerone e a molti altri nella storia, legò il suo nome ad una delle più crudeli persecuzioni, avviata nell’anno 303, nei confronti dei seguaci di Gesù.

Ma Diocleziano fu pure artefice, a livello politico, di una ripartizione dei vasti – ed ormai controllabili con notevoli difficoltà – territori dell’Impero in quattro zone, amministrate dai cosiddetti “tetrarchi” che, inizialmente, furono Diocleziano e Marco Aurelio Valerio Massimiano (entrambi “augusti”), Galerio e Costanzo Cloro (i due “cesari). Al “cesare” Galerio, costretto a divorziare dalla precedente moglie, Valeria Massimilla, donna di rango imperiale, Diocleziano diede in moglie la figlia nell’anno 293. E’ lecito supporre che il matrimonio non fosse tra i più felici, non solo per la mancanza di prole, ma anche perchè Galerio, in coerenza con la politica dioclezianea, fu acerrimo nemico dei cristiani, nei confronti dei quali contribuì allo scatenamento della persecuzione del 303.

Soltanto nell’anno 311, quando ormai era già da alcuni anni “augusto”, Galerio si fece promotore del cosiddetto “Editto di Nicomedia”, che pose fine alle angherie verso gli adepti della nuova fede. Una sorta di conversione “dell’undicesima ora”? Non si sa, anche perchè la letteratura e la storiografie cristiane hanno tramandato un’immagine fortemente negativa di tutti gli imperatori che, nel corso della storia di Roma, diventarono nemici di Dio mediante la cieca violenza verso i credenti: addirittura lo scrittore Lattanzio, morto nel 327, scrisse un’opera, il De mortibus persecutorum, nella quale, con accenti di giudizio implacabile, l’autore descrive la tremenda fine, tra dolori e malattie, occorsa a tutti i sovrani persecutori: e Galerio, a quanto pare, non fece eccezione! La divina mano vendicatrice si sarebbe calata anche su di lui, strappandolo alla vita nello stesso anno 311.

E Galeria? Attraverso quali vicissitudini l’imperatrice condusse la propria vita al fianco dello sposo? Per ovviare alla mancata nascita di un erede, l’augusta adottò e si occupò dell’educazione di Candidiano, nato da una relazione tra Galerio e una delle sue concubine e da lui insignito del titolo di “cesare” poco prima della morte, con il chiaro intento di associarlo alla successione. Dopo la scomparsa del marito, Galeria Valeria si rivolse in un primo momento a Licinio, nativo della Dacia e “augusto” al fianco di Galerio; successivamente, ella chiese aiuto a Gaio Galerio Valerio Massimino Daia, nominato “cesare” nell’anno 305 dallo stesso Galerio, la cui figlia aveva sposato Candidiano. L’orientamento di Galeria non fu, però, molto felice: Massimino Daia non godeva di buona reputazione, anche a causa della propaganda letteraria cristiana, particolarmente ostile nei suoi confronti, e al rifiuto della donna di contrarre matrimonio con lui, relegò Galeria in una sorta di esilio continuativo.

Ma un destino ben peggiore attendeva l’infelice augusta quando, alla morte di Massimino nell’anno 313, Licinio, impadronitosi del governo della totalità della parte orientale dell’impero, avviò una drastica epurazione che colpì la quasi totalità dei familiari dei tetrarchi, compresi Galeria e Candidiano.

Tragica, dunque, la fine della vita terrena Galeria anche se, volendo parafrasare il pensiero di Lattanzio, la giustizia divina non avrebbe lasciato impunito nemmeno Licinio, sconfitto, di lì a qualche anno, da Costantino I nella battaglia di Campus Ardiensis, nella regione della Tracia.

E’ Dio, quindi, nella visione cristiana del mondo e della storia, il vindice di coloro ai quali nel mondo e nella storia “ufficiale” viene negato un posto.

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