Capolavori - articoli in archivio

  • Situla di Plikasna

  • La situla di Plikasna A Chiusi, nel 1700, fu riportato alla luce un secchiello di piccole dimensioni proveniente da una situazione archeologica priva di contesto. A prima vista la situla, oggi conservata al museo archeologico di Firenze, potrebbe sembrare un comune vaso da mensa, ma dopo averla osservata meglio si nota che è un unicum sia per forma che per genere decorativo. Inoltre, per ben due volte, è ripetuto, iscritto sull’orlo e sul fondo del vaso, il nome Plikasna (plika?na? al genitivo), di evidente origine etrusca. La situla, di argento dorato, presenta due fregi decorativi, ognuno con scene diverse ottenute

  • Corfù, Artemision: frontone occidentale

  • Il frontone occidentale dell’Artemision di Corfù All’interno del Museo Archeologico di Corfù (Sala 6) si conserva l’imponente rilievo in pietra, che decorava la facciata occidentale del locale Artemision. Gli archeologi ritengono che si tratti del più antico caso (documentato) di architettura templare in pietra, realizzata in Grecia. Il tempio è generalmente ascritto dagli esperti al primo quarto del VI secolo (590-580 a.C. circa). Breve storia del ritrovamento Gli scavi dell’Artemision di Corfù – l’antica Corcira, fondata da Corinto nel 734 a.C. – furono intrapresi nel 1911 da Wilhelm Dörpfeld (che li portò a compimento nel 1914). Fra i resti del

  • Roma, Prima Porta. Statua di Augusto

  • La statua di Augusto dalla villa di Prima Porta La statua di Augusto di Prima Porta, conosciuta anche con il nome di Augusto loricato (da lorica, corazza dei legionari), è stata rinvenuta nella villa di Livia, moglie dell’imperatore, a Prima Porta. La figura dell’imperatore, alta 2,04 metri, è colta nel gesto dell’adlocutio (incoraggiamento ai soldati prima dello scontro), per cui il braccio destro è alzato, nell’atto di richiesta del silenzio. Augusto indossa la corazza riccamente adorna, che copre una corta tunica militare; i fianchi sono avvolti dal paludamentum, mantello di solito indossato dai generali quando comandavano l’esercito. Esso ricade sul

  • Kylix di Euphronios e Onesimos da Caere

  • Kylix di Euphronios e Onesimos, capolavoro restituito Dal trafugamento alla restituzione La kylix (fig. 1, foto 1) firmata da Euphronios è una grandiosa coppa attica a figure rosse modellata da Euphronios e decorata dal suo allievo Onesimos. E’stata consegnata dal Paul Getty Museum di Malibu al Ministero per i Beni e le Attività Culturali il 5 febbraio 1999 insieme ad altre due opere, una testa marmorea, trafugata a Venosa e un torso di Mitra che decorava la peschiera della Villa Giustiniani a Bassano Romano. La coppa venne rubata negli scavi di Cerveteri negli anni 70 e i suoi frammenti sono

  • Elogio di Gneo Cornelio Scipione Ispano

  • Si tratta dell’unica iscrizione repubblicana integra rinvenuta nell’ipogeo degli Scipioni a Roma, appartiene alla tomba di Gneo Cornelio Scipione Ispano, figlio di Scipione Ispallo (console nel 176) e di Paulla Cornelia. Il sarcofago è a lastre in tufo dell’Aniene con la facciata in peperino, quest’ultima probabilmente era coperta da quattro tavole in lapis Albanus, ritrovate con gli scavi del 1782. Di queste le due lastre centrali (0,56×0,74 m. ciascuna) sono esposte ai Musei Vaticani; le laterali sono anepigrafi e tuttora in loco. L’iscrizione presenta molte novità rispetto ad una tradizione che nel suo complesso è priva di riscontri validi. Il

  • Elogio di Lucio Cornelio Scipione Barbato

  • Il sarcofago e le iscrizioni di Lucio Cornelio Scipione Barbato presenti nell’ipogeo degli Scipioni a Roma, hanno suscitato periodicamente l’attenzione da parte degli studiosi sia da un punto di vista storico che filologico per la complessità e l’importanza dei problemi in essi presenti. Ancora oggi sotto alcuni aspetti il loro esame non risulta soddisfacente. Il Barbato fu pronipote di un tribuno militare del 359 a.C. che portò per primo il cognome di Scipio, cioè “bastone” perché “pro baculo regebat” il padre cieco come ricorda Macrobio (1). Il sarcofago ricavato dalla rude pietra di Alba fu portato in Vaticano sotto Pio

  • Galata morente

  • Il Galata morente è la copia romana in marmo di un’opera ellenistica. L’originale, probabilmente bronzeo, faceva parte insieme all’altrettanto celebre Galata suicida del grandioso donario dedicato nel 223 a.C. dal sovrano Attalo I sull’Acropoli di Pergamo e precisamente nel santuario di Atena Nikephòros, al fine di celebrare la sua vittoria sui Galati (il nome che i Greci attribuivano ai Celti), invasori dell’Asia Minore. La realizzazione dell’opera è probabilmente da attribuire allo scultore greco Epigonos: durante gli scavi effettuati all’interno del santuario, infatti, furono ritrovati dei frammenti di iscrizioni tra le quali una posta in forma dedicatoria ad Atena proprio con

  • Auriga di Delfi

  • La statua dell’Auriga, scoperta a Delfi nel 1896 e conservata nel Museo della città, è una statua in bronzo scuro ottenuta con la tecnica della cera persa e appartiene ad un gruppo bronzeo (Quadriga votiva a Delfi) commissionata dal tiranno di Gela, Polizelo, per celebrare la sua vittoria nella corsa con i carri nelle gare di Delfi del 478 o 474 a.C. Secondo alcuni l’opera venne offerta ad Apollo dal fratello di Polizelo, Gelone, per ricordare una sua vittoria nei giochi panellenici. In questo caso ci si chiede come mai alla base della statua si legga l’epigrafe “Polizelo donò con