Luoghi in Italia - articoli in archivio

  • Pompei, Casa dei Casti Amanti: foto

  • Foto della casa dei Casti Amanti a Pompei La facciata della domus dei  Casti Amanti fu individuata da Vittorio Spinazzola durante gli scavi compiuti tra il 1920 e il 1923. La casa si trova nella zona sud-est dell’insula 12, Regio IX. Oggi la domus è diventata un vero e proprio laboratorio di ricerca. Dal 1987, infatti, scavi regolari nell’intera insula continuano a offrire una conoscenza più ampia del sito pompeiano e di tutti gli aspetti che prima le indagini archeologiche tendevano a tralasciare. Si è cercato inoltre di lasciare sul posto tutto quanto ritrovato durante gli scavi per meglio comprendere gli

  • Pompei. Casa della Venere in Conchiglia: foto

  • Foto della casa della Venere in Conchiglia a Pompei Questa bella abitazione appartenente alla gens Satria e che si trova nei pressi di una delle porte urbiche più frequentate della città, Porta Sarno, subì gravi danni dal grande terremoto del 62 d. C. e per questo fu completamente restaurata con pitture in IV stile che ancora oggi appaiono al visitatore nei loro splendidi colori. Al momento della fatale eruzione del 79 d. C., lavori di risistemazione erano ancora in corso, forse a seguito dello sciame sismico che interessò la zona poco prima che il Vesuvio interrompesse il suo riposo. Dopo

  • Pompei, casa di Paquius Proculus: foto

  • Foto della casa di Paquius Proculus a Pompei In mancanza di dati sicuri che possano consentire l’individuazione del proprietario della domus, si è soliti pensare che questa sia appartenuta a P. Paquius Proculus o a C. Cuspius Pansa entrambi menzionati nei manifesti elettorali in facciata. Un dato che poteva aiutare è l’iscrizione PPP su una delle anfore ritrovate in casa, ma le lettere potrebbero facilmente riferirsi al produttore, al commerciante oppure al destinatario del prodotto. Si sa con certezza solo che i Cuspii erano coloni sillani. Il primo impianto dell’abitazione doveva risalire all’età sannitica come testimoniato dai capitelli cubici all’ingresso

  • Pompei, Caserma dei Gladiatori: foto

  • Foto della Caserma dei Gladiatori di Pompei Il quadriportico dorico alle spalle del Teatro Grande oltre a essere perfettamente conservato è anche la più antica porticus post scaenam giunta fino a noi, rispondendo al canone vitruviano che prevedeva, secondo il modello greco, un’area porticata dove gli spettatori potessero intrattenersi nei momenti di pausa. Lo spazio cinto dal porticato serviva come area destinata alle attività sportive e intellettuali della iuventus pompeiana. Sembra questa essere l’interpretazione più plausibile vista anche la vicinanza del Foro Triangolare, forse adoperato per gare equestri, e della Palestra Sannitica anche quest’area ginnasiale. Dal Foro Triangolare una scala

  • Pompei, Casa del Centenario: foto

  • Foto della Casa del Centenario di Pompei Il nome alla domus, che si apre su Via di Nola, fu dato in occasione del suo scavo avvenuto nel 1879, diciottesimo anniversario dell’eruzione vesuviana. La sua costruzione risale al I sec. a. C. e può sicuramente annoverarsi tra le più belle e importanti abitazioni pompeiane. Presenta, infatti, due atri tuscanici di cui uno con pareti affrescate in IV stile da affreschi inerenti al mondo teatrale. Il secondo atrio presenta un larario con il famoso affresco del Vesuvio boscoso, ora conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il tablino si presenta inquadrato tra due

  • Pompei. Gioielli, introduzione

  • Introduzione ai gioielli scoperti a Pompei Autori antichi come Petronio e Plinio il Vecchio raccontano la magnificenza dei gioielli indossati da donne come Fortunata e Lollia Paolina. Smeraldi sui capelli e bracciali alle caviglie sono soltanto una piccola parte di quello che le donne romane indossavano durante i banchetti o semplicemente per fare sfoggio dello status sociale raggiunto. L’ostentazione del lusso doveva essere davvero grande, quindi, se anche Seneca e Marziale notano dita sovraccariche di anelli di gemme. Poppea mandò in dono a Venere santissima un berillo e una perla a goccia; vi era stata associata una perla di eccezionale grandezza.

  • Lago della Mefite

  • Il culto della dea Mefite nella Valle dell’Ansanto (Av) “Qui si mostra un’orrenda spelonca e gli spiragli del crudele Dite… Questa è la Mefite, una delle porte dell’Inferno”. Virgilio, Eneide, VII. Nell’immaginario degli antichi numerose zone della Campania, per la loro natura vulcanica, furono associate al mondo degli Inferi. C’è un luogo in particolare che, ancora oggi, rende facile capire come questo sia stato possibile: la valle dell’Ansanto descritta anche da autori come Cicerone, Diodoro Siculo e Dante Alighieri. In questo luogo è possibile vedere un lago di acque sulfuree da dove fuoriescono velenose emissioni di gas. A proposito di

  • Roma. Basilica di Santa Prassede: mosaici

  • Basilica di Santa Prassede a Roma e mosaici Santa Prassede è una basilica situata nelle vicinanze della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. La storia della chiesa di Santa Prassede si basa sull’antichissimo titulus Praxedis, in riferimento al senatore Pudente e alle sue due figlie, Prassede e Pudenziana. Il titulus Praxedis sorse nella casa di proprietà di Prassede. Poco lontano dal titulus Praxedis si trova il titulus Pudentianae, attuale chiesa di Santa Pudenziana, che presenta uno dei più bei mosaici paleocristiani romani nel catino absidale. Il rinnovo del titulus Praxedis si deve a papa Adriano I, nell’anno 780 circa,

  • Roma. Ipogeo di Via Dino Compagni

  •   L’ipogeo di Via Dino Compagni a Roma L’ipogeo di via Dino Compagni è situato all’incrocio tra l’attuale via Cesare Baronio e la via Latina, nel quartiere Appio – Latino, a Roma. Vi si accede da una griglia nel marciapiede, di fronte al civico 258. La notizia dell’esistenza di una catacomba era stata data alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra già nel 1953, ma fu solo nel 1955 che il giovane ingegner Mario Santa Maria, calandosi in uno dei fori per i pali di posa del palazzo che doveva essere costruito, fu testimone oculare del meraviglioso ipogeo che si estendeva

  • Como romana: Comum

  • Comum: la Como romana Le vicende della città di Como ci sono narrate dal geografo Strabone (1). L’abitato preromano chiamato da Livio Comum oppidum (2), e i cui abitanti sconfitti dal console Claudio Marcello nel 196 a.C. stabilirono un foedus con Roma, fu distrutto da un’incursione dei Raetii, scesi dalle Alpi nei primi decenni del I sec. a.C. Nell’89 fu ricostruito a opera del console Pompeo Strabone, non è chiaro se con nuovi coloni o per sinecismo, aiutando gli abitanti a restaurare l’antico oppidum. La legge dello stesso console concesse lo ius Latii agli abitanti nell’87. Questo primo abitato è