Mitologia - articoli in archivio

  • El-Gabal e il culto solare a Roma

  • Resti del tempio di Eliogabalo nell’area di “Vigna Barberini” al Palatino Il culto solare di El-Gabal (deus sol invictus) Nel 220 – 221 d.C. Marco Aurelio Antonino, divenuto imperatore nel 218, dedicò alla divinità di El-Gabal un tempio sul Palatino, i cui resti sono visibili nell’area conosciuta come “Vigna Barberini”. Questo culto solare aveva origini orientali e proveniva dalla città siriana di Emesa (oggi Homs) dove l’imperatore era nato. Dal nome della divinità derivò a Marco Aurelio Antonino, divenuto giovanissimo gran sacerdote di El-Gabal, il soprannome di Eliogabalo (o Elagabalo). E la divinità di El-Gabal fu rinominata a Roma Deus

  • Lares

  • Larario nella Casa dei Vettii a Pompei Lares Divinità romane di probabile origine etrusca, i Lares si dividevano in due sottocategorie tutelari: quelli compitales proteggevano i crocicchi, quelli familiares custodivano gli ambienti domestici. La dualità dei Lari deriva dal mito: Lara o Lala era una ninfa dell’antico Lazio che rivelò a Giunone l’amore di Giove per la ninfa Giuturnae il padre degli dei le strappò la lingua. Affidata a Mercurio per essere imprigionata negli Inferi, venne da questa divinità trasportatrice messa incinta contro la sua volontà e partorì due gemelli, i Lari appunto. Raffigurati come uomini con cornucopia, i Lari

  • Manes

  • Epigrafe con dedica iniziale ai Mani Manes Era questo il nome generico per indicare le anime dei defunti ma anche il mondo ultraterreno dei morti. Spesso associate a un culto divino, i Dii Manes proteggevano le aree sepolcrali e le epigrafi su cui era l’acronimo DM o DMS (Dis Manibus Sacrum). Le libagioni agli dei Mani consistevano in acqua, vino e latte soprattutto nel giorno del 21 febbraio (Feralia). In epoca arcaica venivano onorati con sacrifici umani. Mania era la madre dei Mani, appartenente alla categoria dei geni tutelari, era festeggiata durante i Compitalia, ricorrenza per i Lari dei crocicchi.

  • Penates

  • Statuetta bronzea di uno dei Penati Penates L’etimologia del nome è da cercare nell’sostantivo penus (teca delle provviste). Anche l’avverbio penitus e il verbo penetrare indicano l’interiorità di un luogo nascosto. I Dii Penates quindi erano divinita romane protettrici del focolare domestico e della famiglia. Correlati a Vesta, gli si attribuivano offerte di sale e farro. Le statuette dei Penati si trovavano nell’armadietto-casetta chiamato penetralia posto nella grande sala dove la famiglia si radunava. Qui il fuoco ardeva sempre ed era il posto più protetto dell’edificio domestico. Già i greci ricorrevano a culti domestici in onore di divinità protettrici dette

  • Esperidi: evoluzione dell’iconografia

  • Pyxis con le Esperidi del British Museum Le Esperidi prima dei Greci Nell’affrontare la complessa questione dell’iconografia delle Esperidi, all’interno della tradizione artistica greca e romana, può rivelarsi alquanto difficoltoso tentare di individuare un chiaro punto di partenza per questo genere di rappresentazioni: non sappiamo, infatti, con certezza, se queste figure fossero già presenti all’interno del pantheon della Grecia micenea. Sono stati avanzati sporadici tentativi di identificazione del mito delle Esperidi – o anche unicamente del loro giardino – da parte di autorevoli archeologi e studiosi (fra cui M. P. Nilsson, V. Karageorgis e S. Stucchi), in relazione a raffigurazioni

  • Esperidi: giardino ai confini del mondo

  • Perseo e Medusa Giardino delle Esperidi: terra al di là dell’Oceano Tentare di localizzare con precisione la sede di queste divinità si rivela, inevitabilmente, un’impresa assai ardua. Da un’analisi preliminare delle principali fonti antiche, infatti, possiamo notare come una certa insicurezza fosse diffusa già in epoche molto lontane, in merito alla posizione di questo luogo favoloso (spesso confuso, per il suo carattere ameno, con le Isole dei Beati). Esiodo per primo, nella sua opera, offre un vago accenno alla dimora delle Esperidi, che sarebbe situata vicino alla terra delle Gorgoni, ‘al di là del famoso Oceano, sul confine, verso la

  • Esperidi: introduzione

  • Ricostruzione delle Esperidi per i ‘Marmi Elgin’ K-L-M Introduzione generale alle Esperidi Il nome ‘Esperidi’ caratterizza un gruppo di divinità minori della mitologia greca, dai nomi variabili e dal numero incerto (a seconda della fonte presa in considerazione). Immaginate come fanciulle dal canto melodioso (Teogonia, v. 275), le Esperidi sono connesse principalmente al ciclo delle Dodici Fatiche di Eracle (sono protagoniste dell’XI Fatica), dove sono presenti – assieme al serpente Ladone – con l’incarico di custodi dell’albero dai frutti dorati (che, secondo la tradizione, l’eroe dovette raccogliere e portare a Micene, per ordine dello zio Euristeo), ma compaiono, sporadicamente, anche

  • Mitra: culto in epoca romana

  • Mitra nel mondo romano: mitraismo e culti misterici Il mitraismo come dice la parola stessa è il culto di Mitra, un dio di origine persiana, ma presente anche nella religione indiana. La sua comparsa in Occidente risale al I sec. d.C. ed è già accompagnato da alcuni elementi iconografici distintivi della sua storia: la grotta e il toro (come vedremo in seguito). Stazio nella “Tebaide” racconta che l’antro di Perseo presenta il “torquentem cornua Mithram”, aggiunge anche che già fra l’80 e il 90 d.C. è nota a Roma l’immagine del dio tauroctono all’interno di una grotta, caratteristica imprescindibile del

  • Valchirie

  • Le Valchirie in una raffigurazione pittorica moderna Le Valchirie nella mitologia nordica Nella mitologia norrena una Valchiria (dall’antico norreno Valkyrja, “Colei che sceglie gli uccisi”) era una figura femminile che decideva chi sarebbe morto in battaglia. Metà di quelli che morivano in battaglia, (l’altra metà andava nel mondo dell’aldilà Fólkvangr con Freyja), veniva portata dalle valchirie nel Valhalla, dove regnava Odino. Qui i guerrieri defunti diventavano einherjar, cioè spiriti dei guerrieri valorosi che si sarebbero battuti al fianco di Odino durante la battaglia finale del Ragnarök. Se non erano impegnati ad esercitarsi per la battaglia, gli einherjar venivano accuditi dalle

  • Thor

  • Thor in una raffigurazione pittorica moderna Thor nella mitologia nordica Nella mitologia norrena, Thor era il dio che brandiva il martello magico Mjöllnir ed era associato ai tuoni, ai fulmini e alle tempeste, alle querce e alla forza, alla distruzione e alla fertilità, alla guarigione e alla tutela del genere umano. La divinità affine nella mitologia germanica era nota nell’inglese antico come Þunor e nell’antico tedesco come Donar. Da recenti analisi su alcune credenze Indo-Europee si è potuto constatare come Thor fosse il dio principalmente menzionato nella storia dei popoli germanici, dall’occupazione romana delle regioni della Germania alle espansioni tribali