Scoperte - articoli in archivio

  • Reggio Emilia. Scoperta una tazza d’oro dell’età del Bronzo

  • Nel corso della riunione dei soci dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Reggio Emilia che si terrà lunedì 23 aprile 2012, alle 15.30, saranno presentati i dati preliminari relativi a due eccezionali depositi di reperti metallici. La scoperta più sensazionale consiste in una tazza in oro riferibile all’età del Bronzo, venuta alla luce nel corso degli scavi alle cave Spalletti di Montecchio Emilia. Malgrado il ritrovamento sembri privo di contesto, l’importanza del reperto, la sua singolarità in ambito italiano e la comparazione con analoghi oggetti europei lo collocano tra le più significative scoperte degli ultimi tempi. L’eccezionale testimonianza, che

  • Trieste. Scoperta una tubatura di piombo con un nome a rilievo

  • Continuano a sorprendere le ricerche archeologiche effettuate in relazione agli scavi per la costruzione del Park San Giusto di Trieste. Infatti, un approfondimento della zona più occidentale dell’area attigua alla via del Teatro romano, alla fine del muro caratterizzato dalla presenza di un ragguardevole drenaggio di anfore, individuato nel corso dei sondaggi precedenti, ha svelato una nicchia, ricoperta con malta idraulica e un pozzo o bacino di fontana. La scoperta più interessante, però, è emersa quando si è deciso di approfondire lo scavo, nella zona a lato del pozzo o fontana, dove non si sono conservate le lastre del pavimento,

  • Israele, Gerusalemme. Forse individuata la tomba di Giuseppe d’Arimatea?

  • Presto il canale statunitense di Discovery Channel diffonderà un documentario che presenta la nuova scoperta del registra israelo-canadese Simcha Jacobovici, che sostenne di aver individuato il vero sepolcro di Gesù Cristo nell’area residenziale di Talpiot, fuori dalle mura della Città Santa. A ulteriore conferma di questa ipotesi, Jacobovici ritiene di aver scoperto nella stessa zona di Gerusalemme il sepolcro di Giuseppe d’Arimatea, colui che nei Vangeli inumò Cristo e che è protagonista della leggenda medievale del Santo Graal. Nel quartiere di Talpiot sarebbe quindi scoppiato quello che il regista-archeologo definisce il “Big bang della cristianità”. Qui, nove anno fa ha

  • Eritrea. Scoperto un colossale accumulo di amigdale

  • L’ultima campagna di scavi archeologici nel bacino sedimentario di Buya, in Eritrea, condotta dal gruppo di ricerca internazionale guidato dal paleoantropologo Alfredo Coppa, dell’Università La Sapienza di Roma, si è rivelata sorprendente. I ricercatori hanno scoperto un “santuario delle amigdale” con resti umani e dell’industria litica, databili a circa un milione di anni fa e sono certi dell’identificazione perché l’area è senza dubbio uno dei luoghi a più elevata concentrazione di manufatti litici di tipo acheuleano di quel periodo. Gli archeologi si sono trovati di fronte a una spianata di reperti di basalto, selce, scisti e quarzite, ammucchiatisi nei secoli

  • Sudafrica. L’uomo scoprì il fuoco oltre un milione di anni fa

  • Da oggi la quotata domanda “Quando l’uomo ha scoperto il fuoco?” ha una risposta in più, che potrà aiutare a una migliore comprensione delle tappe dell’evoluzione umana. Infatti, un’équipe internazionale di studiosi, diretti da Francesco Berna e afferenti alla Boston University, ha individuato nella grotta di Wonderwerk, in Sudafrica, i resti di un falò, databile a più di un milione di anni fa. Gli archeologi hanno affermato che tra le ceneri sono riconoscibili i resti di ossa di animali erbivori, fatto che lascia intendere che il fuoco sia stato acceso consapevolmente, benché non siano state riscontrate tracce di attività preparatorie.

  • Scozia, Isola di Skye. Scoperto il più antico strumento musicale a corde dell’Europa occidentale

  • Un gruppo di archeologi è certo di aver dissotterrato i resti del più antico strumento musicale a corda che sia mai stato ritrovato, fino ad oggi, nell’Europa occidentale. Si tratta di un piccolo pezzo di legno intagliato, purtroppo rotto e bruciato, che è stato ritrovato nel corso di alcuni scavi condotti in una grotta sull’isola di Skye. Secondo gli archeologi sembra proprio che quel pezzettino di legno appartenga al manico di una lira risalente a oltre 2.300 anni fa. Lo specialista in archeologia musicale Graeme Lawson sostiene che si tratti di una scoperta che porterebbe a un cambiamento epocale nella nostra

  • Etiopia, Burtele. Un piede di 3.4 milioni di anni svela un ominide bipede sconosciuto

  • Otto frammenti ossei fossili relativi a un piede (destro), rinvenuti in Etiopia in un banco di rocce sedimentarie e che vantano la rispettabile età di oltre 3.4 milioni di anni, dimostrano che gli Australopithecus afarensis, la specie a cui appartiene anche la celebre Lucy, non erano gli unici ominidi che hanno abitato quella regione e in quell’epoca storica. Le ossa del piede di Burtele, che sono stati presentati a fine aprile 2012 dalla rivista Nature, corrispondono infatti a un ominide che doveva essere in grado di muoversi con grande scioltezza sopra gli alberi ma che era anche capace di camminare

  • Nuvolera. Individuato un osservatorio astronomico preistorico?

  • Armando Bellelli sulle pietre del Sercol di Nuvolera La scoperta relativamente recente, opera di Armando Bellelli (ricercatore storico locale), Marco Bertagna e Alberto Pozzi, sta suscitando l’interesse di curiosi, studiosi locali e non solo. Nuvolera, in provincia di Brescia, è un piccolo comune ai piedi del monte Cavallo, un’altura di 420 metri s.l.m., sede si un misterioso cerchio di pietre del diametro di circa 42 metri che ricorda i perimetri dei castellieri alpini protostorici ma che per le sue ridotte dimensioni potrebbe essere annoverato tra gli osservatori archeo-astronomici realizzati e utilizzati dalle antiche popolazioni gardesane. Il “Sercol” di Nuvolera, così

  • Grazie a Google Earth scoperti 14.000 siti archeologici

  • Oggi grazie all’aiuto di internet e delle foto satellitari, l’archeologia si semplifica, tanto da rendere quasi un gioco la scoperte di quattordici mila insediamenti antichi. I moderni archeologi o i semplici appassionati possono esplorare i territori comodamente da casa guardando un semplice schermo e con l’ausilio di Google Earth avere accesso alle foto satellitari attraverso le quali esaminare i resti in pietra e velocizzare l’individuazione di possibili luoghi in cui organizzare una spedizione. Direttamente dall’MIT e dall’Università di Harvard arriva un nuovo programma in grado di rilevare i resti antichi. Il software si serve delle foto satellitari fornite dal satellite

  • Perù. Il nome originario di Machu Picchu sarebbe “Patallaqta”

  • Mari Carmen Martín Rubio, una storica spagnola il cui interesse è focalizzato sul Perù precolombiano, è convinta che il vero nome di Machu Picchu sia Patallaqta; la sua affermazione si basa sullo studio delle cronache di Juan de Betanzos, un documento del sedicesimo secolo che risultava perso per oltre quattro secoli e che fu riscoperto dalla storica nel 1987 in una biblioteca di Palma di Mallorca. Ecco qui di seguito il testo originale di una notizia che ha già fatto il giro del mondo. Si chiamava Patallaqta, nome composto dai vocaboli provenienti dalla lingua quechua “pata” (scala, gradino) e “llaqta”