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Giganti di Mont’e Prama: la mostra

Giganti di Mont’e Prama: la mostra

La prima mostra dei “giganti di pietra” di Mont’e Prama

Per la prima volta nell’ambito della mostra “La pietra e gli eroi. Le sculture restaurate di Mont’e Prama” – che ha avuto luogo all’interno del Centro di Restauro e Documentazione della Soprintendenza per i beni Archeologici delle provincie di Sassari e Nuoro, dal 23 Novembre al 30 Dicembre 2011 – è stato mostrato il restauro effettuato sulle sculture rinvenute negli anni settanta a Mont’e Prama.

L’esposizione però, è stata anche l’occasione per poterle esibire tutte insieme, ponendo l’accento su uno tra i più significativi aspetti della cultura materiale della civiltà Nuragica.

Questi gruppi scultorei rappresentano figure umane che risultano essere di dimensioni superiori rispetto al normale, e che ripresentano figure iconografiche riscontrabili anche nei famosi “bronzetti” (sculture bronzee custodite presso il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, e datate ad un periodo che va dal IX al VI secolo a.C.).

I manufatti di Mont’e Prama risultano essere ancora di incerta datazione, ma è invece sicuro che rappresentino – al momento – le più grandi produzioni scultoree rinvenute in ambito protostorico Italiano ed in tutto il Mediterraneo occidentale.

Antiche testimonianze

Durante gli scavi effettuati nel 1979, in quella che sarebbe stata riconosciuta come una necropoli formata da 33 tombe a pozzetto prive di alcun corredo, si rinvennero accumuli disordinati di frammenti appartenenti a queste eccezionali sculture. L’antica necropoli occupa un territorio ricco di monumenti appartenenti alla civiltà Nuragica, difatti quasi su ogni collina intorno alla zona di Monte Prama è presente un Nuraghe.

Si comprese subito l’importanza della scoperta, anche perché fino a quel momento erano estremamente esigui gli esemplari di sculture a tutto tondo attribuibili alla Cultura Nuragica, che si limitavano esclusivamente alla famosa testa di toro in calcare di Santa Vittoria di Serri.

A tutt’oggi questo insieme di sculture resta unico, anche perché se è vero che le successive scoperte hanno messo in luce altri manufatti di pregiata fattura – come nel caso di un’altra testa di toro, questa volta proveniente da Nughedu San Nicolò o degli arieti di Sos Carros di Oliena – è altrettanto vero che si tratta sempre di figure raffiguranti animali.

E’ singolare però, che nonostante l’accurato studio effettuato da Giovanni Lilliu nel 1977, queste statue non hanno mai avuto grande risalto all’interno della comunità scientifica e al di fuori della regione Sardegna. Si può dire che solo grazie a questa eccezionale mostra gli abitanti dell’isola hanno avuto l’opportunità di riscoprire “frammenti” del loro passato.

Gli studiosi comunque, si pongono ancora molte domande – a cui si potrà rispondere solo dopo aver analizzato con cura tutti i dati di scavo – sulla reale datazione di queste sculture e sul loro “valore simbolico”.

Questo lavoro, in parte, fu già fatto nel 1981 quando vennero resi noti i dati relativi alla campagna di scavo effettuata da Carlo Tronchetti, in cui si sottolineava la presenza di statue calcaree – di dimensioni superiori al vero, ed in parte già note nella bronzistica – rappresentanti figure umane come quelle del “pugilatore” e del guerriero dotato di arco posto sulla spalla sinistra.

Il Pugilatore

Ad oggi risultano essere 16 le produzioni di “pugilatore“– termine usato da Giovanni Lilliu per descrivere un bronzetto rappresentante una figura umana rinvenuto a Dorgali – a disposizione degli studiosi. Solo due di queste – le meglio preservate – hanno consentito ai restauratori di ricomporre la parte superiore del manufatto. Caratteristica principale di questa opera è infatti proprio la sua porzione superiore, che vede il braccio sinistro ricurvo sul capo nell’atto di mantenere uno scudo rettangolare.

Giganti di Mont’e Prama: Pugilatore
Il Pugilatore

Questa figura, poco più alta di 2 m, indossa un gonnellino triangolare e poggia i suoi “piedi” – raffigurati nudi – su una solida base quadrata. Due cerchi di forma concentrica rappresentano gli occhi, mentre una piccolissima incisione lineare caratterizza la bocca. A valorizzare la figura degli occhi è anche la forma attribuita alla fronte sporgente ed alta da cui prende forma il “pilastrino” del naso, accanto al quale sono rappresentate le due sopracciglia.

Il pugilatore non mette tutti d’accordo, infatti altri studiosi vedono in questa figura un atleta che si esibisce in giochi dal valore sacro, o anche un soldato impegnato nel combattimento corpo a corpo. Certo è che la sua figura appare molto robusta ed il busto è rappresentato in forma molto massiccia.

Giganti di Mont’e Prama: la mostra
Il Pugilatore, viso

Nuraghi

Insieme alle statue dei “guerrieri” sono stati rinvenuti anche numerosi frammenti di torri nuragiche in pietra, sempre di dimensioni molto variabili, e realizzate con le stesse pietre adoperate per le statue. Tra i modelli di grandi dimensioni si distinguono i nuraghi costituiti da 4 torri laterali ed una centrale, (detti quadrilobati) in collegamento tra loro tramite cortine rettilinee.

Questi modelli fatti in pietra e di notevoli dimensioni sono stati ritrovati all’interno dei nuraghi in ambienti adibiti alle attività cultuali, ed alcuni di essi possono anche essere considerati – data la loro monumentalità – come “altari”.

Dall’ultima fase dell’età del bronzo però, i nuraghi non vengono più edificati ma si ristrutturano alcuni ambienti di quelli già esistenti per destinarli alla custodia delle derrate o alla tesaurizzazione.

Durante il bronzo finale ci sono i primi crolli delle parti superiori di queste strutture, e durante il X secolo e nella prima metà del IX secolo a.C., la raffigurazione dei nuraghi diventa di vitale importanza per le classi egemoni in quanto tende a rappresentare la legittimità del loro potere, ma anche perché durante le cerimonie di culto rappresenta un modello rappresentativo dell’intero gruppo.

Ricostruzioni Nuraghi
Ricostruzione dei Nuraghi

Quesiti senza risposta

Già si è detto delle questioni ancora irrisolte su cui si potrà gettare luce solo dopo la ripresa degli scavi a Mont’e Prama, e dopo aver studiato i risultati delle ultime ricerche. Le indagini dovranno prima di tutto chiarire se le sculture sono in connessione con gli ambienti sepolcrali scavati come si pensa tutt’ora, sulla base anche di uno scarabeo datato all’VIII secolo a.C., e che risulta essere uno dei pochi oggetti di corredo rinvenuti.

Altro elemento importante è dato dalla presenza delle sculture dei pugilatori, guerrieri ed arcieri che data la loro unicità non aiuta di certo a risolvere la questione. Forse il ruolo fondamentale sarà interpretato dai modelli di nuraghe, di cui si conosce la datazione e che suggeriscono agli esperti l’esistenza di una struttura probabilmente collegata alla necropoli, in cui trovavano giusta collocazione le sculture in pietra.

La mostra infatti, presentava una esposizione “disordinata” proprio per evitare errori interpretativi da parte dei visitatori.

In fine c’è ancora un ultimo quesito da porsi. Chi è stato a scolpire questi “giganti” di Monte Prama?

Certo è che se dovesse essere confermata l’ipotesi della datazione più “alta” questi manufatti sarebbero un unicum in tutto il Mar Mediterraneo Occidentale, e anche qualora dovessero essere una produzione di ispirazione orientale – come qualche studioso ha proposto – non farebbe alcuna differenza, queste sculture in pietra testimonierebbero sempre la grandezza e l’ingegno della Civiltà Nuragica.

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