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Gilgamesh

Gilgamesh

Gilgamesh è un eroe della mitologia mesopotamica. Figlio di Lugalbanda, onorato come un dio, e di Ninsun, dea-sacerdotessa che vive nell’Egalmah (1). Per due terzi divino e per un terzo umano, regnava sulla potente città di Uruk. ? il quinto re che governa Uruk dopo il diluvio universale.

Redazione dell’epopea di Gilgamesh

Si tratta di un poema epico molto antico, ritrovato scritto su tavolette d’argilla da vari siti mesopotamici. Le prime stesure sumeriche dell’opera vengono fatte risalire ad oltre il 2000 a.C., perciò quest’opera si trova ad essere più antica dei poemi omerici (VIII sec. a.C.) e persino dei Veda indiani (1500 a.C.). Sono stati rinvenuti molti testi relativi all’epopea in tutta la mesopotamia, ma anche al di fuori di essa, come in Anatolia (Hattusa) o in Palestina (Megiddo). L’epopea non è completa, i testi rinvenuti spesso presentano numerose lacune e sono redatti in lingue differenti e in tempi diversi.

Il testo più completo e recente ci è giunto dagli scavi di Ninive, capitale del regno assiro, dove sorgeva la grande e prestigiosa biblioteca di Assurbanipal, ed è definito “epopea classica” o “ninivita”. Questa “epopea classica” è datata al 1200 a.C. e deriva da un’elaborazione letteraria antichissima; ma il testo che è giunto fino a noi fa parte di una redazione posteriore neoassira del 700 a.C. circa. L’opera è suddivisa in dodici capitoli, detti “tavole”.

Racconto dell’epopea

Tavola I

Il possente e valoroso Gilgamesh governa su Uruk, città ricca e gloriosa. Egli è un guerriero feroce e coraggioso che non ha eguali sulla terra. Ma i sudditi sono scontenti e stanchi del loro sovrano che li rende prede di ingiustizie e prepotenze. Per questo, essi chiedono aiuto agli dei, e in particolare al dio celeste An. Il dio convoca la dea madre Aruru e le ordina di creare un essere tanto forte da poter contrastare Gilgamesh. Aruru crea l’eroe Enkidu, plasmandolo nell’argilla. Inizialmente Enkidu è rozzo e selvaggio e una volta giunto sulla terra, vive e si comporta come un animale. La sua iniziazione alla civiltà avviene grazie all’incontro con una donna, la prostituta sacra Shamkat, la quale rende Enkidu un uomo civilizzato.

Tavola II

Enkidu si reca quindi ad Uruk, dove ingaggia una terribile lotta contro Gilgamesh; quest’ultimo non riuscendo a prevalere e ammirando la forza e il coraggio del suo sfidante, stringe con Enkidu un patto d’amicizia. A questo punto Gilgamesh convince Enkidu ad accompagnarlo nel Paese delle Montagne, per recarsi nella Foresta dei Cedri, giardino sacro di Enlil, custodito dal feroce mostro Khubaba, per recuperare legna pregiata per le sue costruzioni e per raggiungere una fama immortale.

Tavola III

Inizialmente Enkidu, terrorizzato dal terribile mostro, tenta di dissuadere Gilgamesh dall’impresa, ma poi, non riuscendovi, gli consiglia di rendere sacrifici al dio del sole Utu, in quanto il Paese delle Montagne appartiene a lui. Gilgamesh prima della partenza riesce a convincere il consiglio degli anziani sulla validità dell’impresa. Sua madre Ninsun, angosciata per i pericoli a cui il figlio sta per andare incontro, leva preghiere al dio Shamash perché lo protegga.

Tavola IV

Gilgamesh ed Enkidu partono. Gilgamesh durante il cammino prega costantemente e rende sacrifici al dio Shamash. L’eroe fa diversi sogni premonitori che vengono interpretati da Enkidu come favorevoli alla loro missione.

Gilgamesh

Tavola V

I due eroi si battono violentemente contro Khubaba ed hanno la meglio. Il mostro chiede a Gilgamesh di essere risparmiato, ma Enkidu persuade l’amico ad uccidere Khubaba, in quanto pericoloso e menzognero. Dopo ciò, tagliano i grandi tronchi dei cedri e li portano ad Uruk.

Tavola VI

I vincitori vengono festeggiati da tutta la città. Colpita dalla bellezza e dalla forza di Gilgamesh, la dea Ishtar si innamora di lui e cerca di sedurlo, proponendogli di divenire la sua sposa. Ma l’eroe, rinfacciandole la terribile sorte toccata a tutti i suoi precedenti amanti, la rifiuta malamente. Ishtar è furibonda; offesa e scossa dalle lacrime, si reca presso suo padre An chiedendogli di prestarle il Toro Celeste, per potersi vendicare. Giunto ad Uruk, il Toro Celeste comincia la sua opera devastatrice, distruggendo ogni cosa sul suo cammino e uccidendo molti uomini. Ma Enkidu e Gilgamesh intervengono per porre fine a questo scempio; Enkidu riesce ad immobilizzare il Toro mentre Gilgamesh lo uccide, colpendolo con la spada fra le corna.

Tavola VII

I due eroi hanno compiuto troppi atti sacrileghi, (uccisione di Khubaba e del Toro Celeste), perciò gli dei si riuniscono in consiglio e decidono che uno dei due deve morire. Il prescelto è Enkidu, in quanto Gilgamesh non può essere ucciso perché nelle sue vene scorre sangue divino. Enkidu viene perciò colpito da una lunga e terribile malattia durante la quale diventa preda di vaneggiamenti e sogni nefasti sull’oltretomba.

Tavola VIII

Enkidu muore dopo molte sofferenze. Gilgamesh è distrutto dalla morte dell’amico ed intona canti funebri che vengono condivisi da tutto il popolo. Un corredo funebre regale e prezioso viene preparato per il defunto.

Tavola IX

Devastato dalla perdita dell’amico, Gilgamesh si interroga sulla sorte umana e si chiede se anche a lui in futuro toccherà una morte simile. In preda ad una grande tristezza, se ne va da Uruk e comincia a vagare senza meta fino ad arrivare al giardino del dio Shamash, dove gli alberi producono diamanti e lapislazzuli.

Tavola X

A guardia del luogo sta la vivandiera Siduri, la quale, impietosita dalla sofferenza dell’eroe, gli spiega come arrivare alla dimora dell’antenato Utnapishtim, che gli dei hanno reso immortale dopo essere sopravvissuto al diluvio universale.

Tavola XI

Gilgamesh giunto presso Utnapishtim, apprende che quest’ultimo è stato reso immortale dopo una decisione divina, e che ciò è stato un evento straordinario, irripetibile. Non è possibile che questa circostanza possa ripetersi una seconda volta. Successivamente però, impietosito dalla tristezza di Gilgamesh, Utnapishtim gli svela l’esistenza di una pianta che restituisce il vigore e la forza fisica. Impossessatosi del magico arbusto, Gilgamesh fa una sosta in un’oasi lasciando la pianta incustodita; mentre riposa, un serpente la divora, perdendo all’istante la pelle e ritornando giovane. A questo punto, sconfitto, Gilgamesh ritorna ad Uruk, dove ricomincia a governare.

Tavola XII

Nella dodicesima tavola, il racconto si discosta dal precedente, in quanto ritroviamo Enkidu ancora in vita. Gilgamesh perde gli strumenti del potere, il pukku e il mekku, (tamburo e bacchetta della guerra), che gli cadono negli inferi. Enkidu si offre di andarli a riprendere e parte per l’oltretomba. Per compiere questo viaggio e per poter tornare, Enkidu deve fare attenzione a non infrangere i tabù degli inferi, ma sbaglia e per questo vi rimane intrappolato. Gilgamesh riesce a liberarlo, grazie all’aiuto del dio Shamash, ma poco dopo apprende che è troppo tardi in quanto Enkidu è già morto. Il racconto si conclude con l’ultimo incontro fra i due amici e la descrizione che Enkidu fa del regno degli inferi.

Gilgamesh e l’albero huluppu

Un altro mito sumerico molto antico è associato alla figura di Gilgamesh. Questo racconto narra come la dea Inanna avesse trovato un albero huluppu lungo le sponde dell’Eufrate, sradicato a causa della forte corrente dell’acqua. Inanna lo porta con se per utilizzarlo in futuro; vuole infatti creare con il legno il suo trono e il suo letto. Ma dopo dieci anni l’albero è inutilizzabile perché un serpente ha fatto il nido fra le sue radici, l’uccello Anzu ha fatto crescere fra i rami la sua prole e la vergine nera Lilith vi dimora nel tronco. Disperata, Inanna chiede aiuto al grande eroe Gilgamesh che con la sua forza riesce a scacciare gli indesiderati usurpatori.

Bibliografia

http://www.homolaicus.com/storia/antica/gilgamesh/personaggi_luoghi.htm#Gilgamesh

Note

(1) Palazzo in cui risiede Ninsun

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