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Gioia del Colle. Parco archeologico di Monte Sannace

Parco archeologico di Monte Sannace

Il parco archeologico di Monte Sannace è stato istituito alla fine degli anni ’70, in seguito ad una lunga serie di campagne di scavo che hanno avuto il merito di riportare in luce una vasta porzione dell’antico abitato peucezio e della sua necropoli.

Il sito di Monte Sannace, posto a circa 5 km da Gioia del Colle, si eleva al centro delle Murge a 382 metri s.l.m.. Dall’alto del pianoro, con la vista largamente aperta a nord sino alla marina Adriatica, ad ovest sino alla Murgia di Santeramo e ai monti della Lucania e a sud verso i piani digradanti della costa Ionica, si domina il nodo stradale che collega le Murge occidentali con quelle orientali e la vie di penetrazione naturali che collegano la costa adriatica alla costa ionica (1); inoltre, l’ampia fascia pianeggiante, che circonda la collina, era adatta allo sfruttamento agricolo. Questa particolare posizione geografica ha favorito la nascita dell’insediamento che restituisce tracce di frequentazione risalenti già all’età neolitica, sebbene un vero e proprio insediamento stabile è documentato solo dal IX sec. a.C. circa (2).

La Scarfì parlando del sito di Monte Sannace, affermava che la dispersione del materiale in superficie faceva supporre che l’abitato doveva estendersi per circa 847.000 m2, sebbene lei stessa premetteva che all’interno delle mura dovevano esserci anche zone adibite sia al pascolo sia alla coltivazione (3).

Il dato che fornisce la studiosa ci permette, però, di affermare che il centro di Monte Sannace doveva essere uno dei più grandi della Peucezia.

Prima del IV sec. a.C. a Monte Sannace, come nel resto della Peucezia, non si hanno tracce di un’organizzazione urbanistica regolare (4).

Sull’acropoli di questo sito, relativamente a questa fase arcaica, sono state rinvenute strutture abitative accostabili alla tipologia a megaron, grandi strutture articolate in più vani, che affacciano su un cortile e che avevano un’utilità sia pubblica che privata. Si trattava, quindi, di imponenti edifici polifunzionali dotati di grandi ambienti.

Per il V sec. a.C. le fonti archeologiche ci forniscono un quadro di generale stasi nella fase costruttiva dell’abitato, sembra, infatti che ci sia una stretta connessione fra i secoli VI e V per quanto riguarda le strutture abitative e l’organizzazione urbanistica. Molti edifici continuano la loro vita nel V sec. a.C. in alcuni casi mantenendo la loro originaria destinazione d’uso, in altri cambiandola completamente (5).

Dalla seconda metà del IV sec. a.C. inizia una nuova fase urbanistica, che si apre con la costruzione del secondo circuito murario che comporterà la riorganizzazione delle strade interne alle mura: le case si orientano in modo da avere un ingresso sulla strada, dalla quale si passa in genera al cortile, che anche in questa fase costituisce una costante nella tipologia abitativa, elemento di passaggio e nel contempo di separazione dai luoghi di uso comune a quelli di uso privato (6).

Le mura di Monte Sannace rispondono a precise esigenze di sviluppo dell’abitato e a necessità derivate dalla sua particolare posizione topografica, nonché alla situazione generale della regione apula.

Dal punto di vista topografico la fortificazione si sviluppa con ampliamento progressivo, dal circuito centrale dell’acropoli si espande fino a comprendere la zona in pianura da est ad ovest. Le mura dell’acropoli si datano al 350 a.C., ma è plausibile supporre una fortificazione precedente, obliterata dalla nuova edificazione, che segue l’andamento irregolare del colle ed è dotata di una strada che la costeggia con probabile carattere militare.

Il secondo circuito si colloca quasi interamente in pianura, subisce meno le condizioni dell’andamento del terreno ed è stato concepito ed attuato per ottenere una valida difesa dell’abitato di questa zona. È formato da due lunghi tratti rettilinei a sud e a nord congiunti da un’ampia curva. Anche all’interno di questo circuito è presente una strada “pomeriale” la cosiddetta “Strada delle Mura”. L’unica porta rinvenuta si trova presso l’Insula II. È molto probabile che ve ne fossero altre, una, quasi certamente, in corrispondenza della fine della “Strada della Casa Ellenistica”.

Quest’accesso è obliquo rispetto all’andamento delle mura entro il cui spessore è ricavata. Si tratta di una porta del tipo a propugnaculum, con doppia chiusura e vano intermedio scoperto. Costruita in blocchi di tufo ben squadrati, aveva gli stipiti in pietra, purtroppo non è possibile determinare se l’apertura fosse ad architrave o ad arco (7). Il terzo circuito, non interamente rintracciato in tutto il suo percorso, è la prosecuzione del secondo e, circondando l’acropoli, la pone in una posizione centrale.

Questo terzo circuito presenta la stessa tecnica costruttiva, sebbene è meno curata, non sembra essere di molto posteriore ai primi due, poiché non racchiudere la zona est della pianura, in quanto non ancora densamente popolata. È plausibile supporre una datazione ai primi decenni del III sec. a.C.

Allo scopo di proteggere il settore est dell’abitato viene edificato il quarto circuito murario che comprende l’abitato di pianura ad ovest e include nel perimetro urbano la zona est. Sicuramente questa nuova costruzione deve essere di molto successiva alle precedenti, è da collocare infatti alla fine del III sec. a.C.

Fattore fondamentale nell’abitato di Monte Sannace è la viabilità, all’interno delle mura sono state rintracciate una serie di strade che delimitano i quartieri e gli spazi lasciati liberi dalle costruzioni.

La viabilità ci permette di seguire con una certa precisione lo sviluppo dell’abitato nel corso dei secoli. Se si prende in considerazione la cosiddetta “Strada Prima”, e lo sviluppo del quartiere che attraversa, è inevitabile notare come in quest’area non ci sia una regolare suddivisione degli spazi, la strada, infatti, è sicuramente anteriore all’edificazione dell’abitato della II metà del IV sec. a.C., difatti in questa fase perderà la sua funzione di collegamento con la campagna, in quanto il suo sbocco sarà sbarrato dal nuovo circuito murario, diventando così una strada interna, pur mantenendo il suo vecchio percorso. Alla nuova fase edilizia va fatta risalire la cosiddetta “Strada della Casa Ellenistica”, questa corrisponde perfettamente alla nuova concezione urbanistica, è perpendicolare alla strada “Prima” e si presenta rettilinea e con un orientamento Nord-Sud, dividendo le Insulae I e II dalle Insulae III e IV. La strada “Nuova”, infine, corre perpendicolare alla “Strada della Casa Ellenistica” e divide l’Insula III dalla V, è una strada di nuova concezione e conferisce ai quartieri che delimita un carattere definitivamente urbano. Infine è da ricordare la cosiddetta “Strada delle Mura” che aveva solo funzione militare.

Come già anticipato, l’abitato è suddiviso in Insulae che, come è stato evidenziato dallo studio dei materiali riportati in luce durante gli scavi, avevano destinazioni d’uso differenti. La Scarfì, per prima, denota il carattere prettamente commerciale e produttivo di alcune strutture, dal carattere compatto e omogeneo. Sempre alla Scarfì si deve l’ipotesi che alcune delle aree lasciate libere da costruzione avessero una valenza pubblica, forse, delle aie dove battere il grano (8). Caratteristica delle aree edificate alla fine del IV sec. a.C. è la delimitazione degli spazi tra una casa e l’altra. Infatti è a questo periodo che va fatto risalire l’uso di separare le abitazioni attraverso degli ambitus che conferiscono a questa porzione dell’abitato un aspetto ordinato.

Infine, vanno ricordate le tombe monumentali rinvenute sull’acropoli. Si tratta di tombe, caratterizzate da pareti dipinte, attribuibili a personaggi di rango aristocratico.

Il materiale rinvenuto durante le campagne di scavo è in parte conservato
nel Museo Archeologico Nazionale sito nel Castello Normanno Svevo di Gioia del Colle. Tra quelli più importanti sono da citare gli utensili da lavoro, i grandi contenitori per le derrate alimentari, la ceramica di uso comune, nonché gli oggetti di corredo funerario, unguentari, statuine, spille, resti di armature e vasi di importazione.

Bibliografia

  • Donvito 1982. A. Donvito, Monte Sannace: archeologia e storia di un abitato peuceta, Fasano 1982.
  • Ciancio 1996. A. Ciancio, Monte Sannace e l’area Peuceta, in Ricerche sulla casa in Magna Grecia e Sicilia, Atti del colloquio (Lecce 1992) a cura di F. D’Andria, K. Minnino, Galatina 1996, pp. 355-377.
  • Ciancio 2001. A. Ciancio, La felice posizione geografica, in Monte Sannace, pp. 3-4.
  • Ciancio 2003. A. Ciancio, Gioia del Colle (Bari). Monte Sannace. L’Acropoli, in Taras XIII 1, 2, 2003, pp. 85-86.
  • Galeandro 2010. F. Galenadro, Occupazione e articolazione del territorio fra VI e IV sec. a.C., in La Puglia Centrale 2010, pp. 195-206.
  • Scarfì 1962. B. M. Scarfì, Gioia del Colle (Ba). L’abitato peucetico di Monte Sannace, in Nsc, XVI, 1962.

Note

  • 1 Donvito 1982, pp. 11-14.
  • 2 Ciancio 2001, p. 20.
  • 3 Scarfì 1962, pp. 3-5.
  • 4 Galeandro 2010, pp. 195-206; Ciancio 2003, pp. 85-86.
  • 5 Galeandro 2010, pp. 201-202.
  • 6 Ciancio 1996, pp. 355-377; Galeandro 2010, pp. 202-203.
  • 7 Scarfì 1962, pp. 46-48.
  • 8 Scarfì 1962, p. 151.

Autori

L’articolo è a cura di Alessandra Filippelli* e Gaetano Cici**

* Archeologa

** Archeologo, Socio ICOM

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