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Giordania. Foto aeree scoprono una nuova “Nazca” in Medio Oriente

Si estendono in territorio giordano dalla Siria all’Arabia Saudita, possono essere viste dall’alto ma non dalla terra e sono sconosciute alla maggior parte delle persone. Sono la versione mediorientale delle Linee di Nazca (dei geroglifici o disegni antichissimi che si estendono nei deserti della parte più meridionale del Perù) e oggi, grazie alle più sofisticate tecnologie e alle mappature satellitari e a uno speciale programma di fotografia aerea in Giordania, gli studiosi stanno approfondendo la conoscenza del loro mistero. E sono tante, oltre duemila.

Gli archeologi ne parlano come di ‘ruote’, e si tratta di massi di pietra con un’ampia varietà di disegni e raffigurazioni, tutti accomunati dal possedere una specie di forma tonda con dei raggi che partono dal suo centro. Gli studiosi credono che possano essere fatti risalire all’antichità, per lo meno a duemila anni fa. Nella maggior parte dei casi si trovano nelle distese di lava e hanno estensioni che vanno dai 25 ai 70 metri circa di ampiezza. Secondo David Kennedy, professore di materie classiche e di storia antica presso la University of Western Australia, solo in Giordania esistono strutture di questo tipo costruite in pietra che sono molto più numerose delle Linee di Nazca, che si estendo in aree ben più ampie e che tra le altre cose sono anche molto più antiche.

I recenti studi di Kennedy, che saranno pubblicati nella prossima uscita dell’autorevole rivista Journal of Archaeological Science, rivelano che queste ruote sono solo una parte di tutta una serie di disegni in pietra, che comprendono anche aquiloni (strutture in pietra utilizzate per incanalare e poi uccidere gli animali), ciondoli (pietre antropomorfe allineate che partono da luoghi sepolcrali) e mura, strutture misteriose che attraversano tutto il panorama per centinaia di metri e che sembrano non avere alcuno scopo pratico.

Le ricerche del suo team fanno parte di un progetto aereo a lungo termine che nasce per individuare siti archeologici in tutta la Giordania. Al momento, Kennedy e i membri del suo staff sono perplessi riguardo al significato delle strutture, a cosa possa essere servite e a quale sia il loro significato.


Un aquilone

Strutture affascinanti

La specializzazione principale di Kennedy è l’archeologia romana, ma è rimasto molto colpito da queste strutture quando, ancora studente, aveva letto i racconti di alcuni piloti della Royal Air Force che le avevano sorvolate intorno agli anni Venti lungo le rotte postali attraverso la Giordania. Secondo Kennedy, non è possibile non rimanere affascinati da una scoperta come questa.

Nel 1927, infatti, il tenente della RAF Percy Maitland aveva pubblicato un articolo riguardo a queste rovine sulla rivista Antiquity, riportando che le aveva sorvolate in un’area lavica e che, insieme ad altre strutture di pietra, erano chiamate dai beduini ‘opere degli uomini antichi’.

Kennedy e il suo team stanno studiando queste strutture utilizzano una serie di fotografie aeree e il programma Google Earth, visto che da terra non era possibile riconoscere la forma delle ruote. A volte sul sito si riesce a distinguere alcune delle forme, ma non è facile come quando le si guarda da un centinaio di metri di altezza: a quella distanza le figure prendono forma molto più nitidamente. Ovviamente, queste figure dovevano essere molto più precise nel momento in cui erano state costruite; sicuramente le persone dell’epoca e delle epoche successive ci hanno camminato sopra e attraverso per centinaia e migliaia di anni, senza avere la più pallida idea di cosa fossero e di che forma avessero.


Un gruppo di ruote

A cosa servivano?

Ad oggi, nessuna di queste ruote sembra essere stata scavata; questo rende la loro datazione e la comprensione del loro scopo molto difficile. Gli archeologi che le hanno studiate nell’epoca pre-Google Earth hanno pensato che potessero essere i resti di alcune case o di cimiteri. Kennedy sostiene che nessuna di queste spiegazioni sembra adattarsi bene a questo mistero. Secondo lui, infatti, sembra che ci sia un continuum culturale in un’area in cui le persone hanno sentito la necessità di costruire delle strutture a pianta circolare.

Alcune delle ruote sono state trovate in zone molto isolate, mentre altre erano tutte vicine una all’altra. In un luogo particolare, vicino all’oasi di Azraq, ne sono state trovate circa un centinaio, tutte ammassate insieme in gruppi di dodici. Secondo Kennedy, si tratta di quelle più significative tra tutte.

In Arabia Saudita il team di ricerca di Kennedy ha trovato anche tipi di ruota leggermente diversi: alcuni infatti sono rettangolari e non sono affatto delle ruote, mentre altre hanno sempre una pianta circolare ma hanno solo due raggi che vanno a formare una sbarra allineata spesso nella direzione in cui il sole sorge e tramonta in Medioriente. Quelle che sono state rinvenute in Siria e in Giordania, al contrario, hanno raggi molto più numerosi e non sembrano avere alcun tipo di allineamento con i fenomeni astrologici. Kennedy infatti sostiene che studiandole per tantissimi anni non è mai stato veramente colpito dalla direzione che prendevano i raggi.

Le sculture di pietra antropomorfe sono state spesso messe in relazione con le ruote; a volte circondano il perimetro di un muso, altre volte si trovano in mezzo ai raggi. In Arabi Saudita alcune di queste pietre antropomorfe, viste dall’alto, sembrano in qualche modo collegate ad antichi siti sepolcrali o in ogni modo destinati a riti religiosi.

Dare una collocazione temporale esatta a queste ruote non è facile, visto che sembrano provenire direttamente da un’epoca che va dall’era preistoria fino a un’epoca collocabile all’incirca duemila anni fa. Gli studiosi hanno notato che le ruote sono spesso ritrovate sopra agli aquiloni, che risalgono a novemila anni fa, ma mai al contrario. Secondo Kennedy, questo fa pensare che le ruote siano molto più recenti degli aquiloni.

Amelia Sparavigna, professoressa di fisica presso il Politecnico di Torino, ha raccontato via email alla rivista Live Science di essere d’accordo con il fatto che queste strutture possono essere paragonate a dei geroglifici nello stesso modo in cui lo sono le Linee di Nazca. Secondo quanto afferma, infatti, se si può definire ‘geroglifico’ un segno molto ampio ricavato ‘manualmente’ su una superficie, allora anche i cerchi di pietra sono dei geroglifici. Quindi, anche la funzione di queste misteriose ruote potrebbe essere molto simile a quella degli enigmatici disegni ritrovati nel deserto di Nazca. Ampliando il discorso, se si considerano i cerchi di pietre come un luogo sacro di preghiera per le genti dell’antichità, o luoghi rituali in qualche modo connessi con gli eventi archeologici o con le stagioni, le ruote potrebbero avere la stessa funzione dei geroglifici del sud America, ad esempio le Linee di Nazca, ha concluso la Sparavigna nella sua comunicazione email. Funzione su cui ancora non è stata fatta sufficiente chiarezza.

2 Commenti su Giordania. Foto aeree scoprono una nuova “Nazca” in Medio Oriente

  1. Penso che eventuali tracce di interpretazione ed i varii significati si possano ricercare studiando le varie epoche che ha subito il territorio

  2. Se non si vedono dalla terra come sono state disegnate? Non continuiamo con la favola che Nazca non si vede dalla terra, basta un qualsiasi programma GIS per dimostrare il contrario, come ha fatto FBK su a Trento… Senza dimenticare che basta costruire un montarozzo, neanche troppo alto, ed il problema è risolto…

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