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Giulia Domna

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nome: Giulia Domna (Iulia Domna) 170-217 d.C.
dinastia: severiana
famiglia: figlia di Giulio Bassiano, moglie di Settimio Severo, madre di Caracalla e Geta

Iulia pia felix Augusta mater Augusti nostri et castrorum et senatus et patriae è l’impressionante titolo con cui Giulia Domna, augusta sposa dell’imperatore Settimio Severo, venne onorata già in vita per l’ascendente e le prerogative conseguiti, che la resero senz’altro l’imperatrice per eccellenza sino a quel momento mai regnante su Roma e suoi immensi confini.

Di origine orientale, Giulia era la figlia minore di Giulio Bassiano, sacerdote del dio El-Gabal, nonché membro della casa reale di Emesa (l’attuale Homs), in Siria. Mentre si trovava in quelle regioni, nel periodo compreso tra il 183 e il 187, il futuro imperatore Lucio Settimio Severo, allora proconsole e comandante di eserciti, si innamorò della giovane e la richiese in sposa: pare che a indurlo ad una tale scelta fosse stato un responso oracolare, in base alla cui predizione Settimio avrebbe trovato moglie in Siria.

Una volta salito al trono, dopo essersi sbarazzato degli altri pretendenti, nominati dagli eserciti di stanza nelle varie regioni dell’Impero, Settimio Severo, sul modello dei sovrani ellenistici, si proclamò dominus ac deus, un’intitolazione che sottolineava il suo completo distacco dal ruolo ricoperto fino ad allora da ogni altro sovrano (il princeps): un fatto, questo, che gli valse la costante e completa ostilità da parte del Senato, ritenutosi, e non a torto, leso nei propri diritti. Non solo la giovane moglie, ma l’impostazione governativa tipica delle “monarchie sacre” orientali affascinò Severo, eletto imperatore dalle proprie truppe e iniziatore di una nuova dinastia imperiale, che da lui prese il nome.

Insediatasi a Roma, Giulia fu accorta madre di due figli maschi: Lucio Settimio Bassiano, poi imperatore con il nome di Marco Aurelio Antonino Caracalla, e Publio Settimio Geta. Con il suo straordinario carisma, trasmessole dal padre, prese parte alle varie vicissitudini del regno del marito, che accompagnò non di rado anche durante le spedizioni militari. Anche se formalmente Giulia non travalicò mai i limiti imposti dalle consuetudini, che impedivano alla donna, per quanto in posizione influente, di avere espressamente “voce in capitolo” negli affari di governo, era indubbio che Settimio Severo tenesse la sua persona e il suo parere in grande considerazione.

Intelligente e colta, Giulia si circondò di uomini di scienza e cultura, dando vita al cosiddetto “Circolo di Giulia Domna”, un sodalizio di cui fecero parte intellettuali di spicco: anzi, pare che per un certo periodo l’augusta si fosse ritirata dalla vita pubblica per partecipare con rinnovato fervore agli incontri con personalità del mondo scientifico e filosofico del tempo. La venerazione di cui la sovrana godeva in ogni angolo dell’impero si espresse in numerosi accostamenti tra la persona di Giulia e varie divinità.

Dopo la scomparsa del marito nel 211 e l’ascesa al trono del figlio Caracalla, la visibilità dell’imperatrice madre tornò a crescere in quanto, non di rado, Giulia dovette intervenire apertamente per supplire, con le proprie decisioni e la propria guida, alle inadempienze del bizzarro sovrano. Caracalla, condusse la propria vita in modo totalmente dissennato: divorziò dalla moglie Fulvia Plautilla dopo soli tre anni di matrimonio e senza aver avuto un erede; non solo, ma nell’anno 212 confinò in esilio e fece uccidere la povera Fulvia, che per decisione del crudele imperatore aveva già perso il padre, Plauziano, fatto giustiziare nel 202.

Giulia Domna, oltre alla sofferenza per la sorte toccata alla nuora, dovette far fronte anche al crescente contrasto tra Caracalla e Geta, quest’ultimo assassinato dal dispotico fratello, che ormai stava prendendo piede in Roma. Inviso alla maggior parte della popolazione, che mal sopportava i suoi vizi e la sua ferocia, Caracalla morì nel 217, ucciso da un ufficiale desideroso di vendetta per un sopruso subìto dall’imperatore.

Stanca e amareggiata, negli ultimi anni della sua vita, per il contrasto fratricida e per le follie di Caracalla, Giulia si spense nello stesso anno 217 ad Antiochia, lasciando di sé l’imperitura memoria di donna forte e coraggiosa: doti che, come in altri casi della storia, fanno difetto agli uomini, travolti dalla protervia e dell’errore.

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