Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Giulia Maggiore

giulia-maggiore

nome: Giulia maggiore (Iulia Caesaris filia o Iulia Augusti filia) 39 a.C. – 14 a.C.
famiglia
: figlia di Ottaviano Augusto e di Scribonia, moglie dell’imperatore Tiberio

Per una circostanza che, forse, segnò nel profondo il destino dell’unica figlia di Augusto, in seguito definita dallo storico Plinioexemplum licentiae”, (Naturalis Historia, IV, 10), Giulia venne alla luce nelle stesse ore in cui il padre Ottaviano, per poter unirsi a Livia Drusilla, incontrata solo tre giorni prima, aveva deciso di separarsi dalla seconda moglie Scribonia, madre della bambina, da lui considerata donna di facili costumi.

Ottaviano nutriva un sincero affetto per Giulia: lo conferma una fonte quale Macrobio (Saturnalia, 2.5.1-10). Ma è altrettanto indubbio che egli diede ripetutamente la figlia in sposa a significative figure della vita politica del tempo, combinando fidanzamenti e matrimoni soltanto per cementare le alleanze che gli erano necessarie nella sua ascesa al potere.

Dopo due matrimoni, organizzati ma non celebrati per la giovanissima età dei contraenti, nell’anno 25 a.C. Giulia convolò a nozze con Marco Claudio Marcello, probabile erede designato di Augusto, che morì prematuramente dopo soli due anni, lasciandola vedova e senza figli. Nella morte di lui si diceva fosse in qualche modo implicata addirittura la suocera, Livia Drusilla, intenzionata a favorire il proprio figlio naturale, Tiberio, nato dalla sua precedente unione con Tiberio Claudio Nerone.

Tre anni dopo Giulia, che stava già facendo parlare di sé per la sua dissolutezza, convolò a nozze con Marco Vipsanio Agrippa, amico e generale fidato di Augusto, che le diede cinque figli, tra cui Giulia Vipsania Agrippina, futura madre dell’imperatore Caligola.

Anche nei confronti del nuovo marito, che, in fondo, le era stato scelto dal padre, Giulia fu tutt’altro che fedele. Alla nostra mentalità non risulta certo difficile immaginare quale rabbia e quale disperato grido di protesta si potessero, probabilmente, celare nell’animo di una giovane donna “spostata” da un matrimonio all’altro come una pedina sulla scacchiera del trionfo politico paterno; Augusto, però, non seppe – o non volle – individuare atteggiamenti diversi per venirle incontro. E così, lasciata sola, con il marito in missione in Oriente e i figli educati dal padre, per Giulia non vi furono più redini.

Alla morte di Agrippa nel 12 a.C., dopo aver adottato Gaio e Lucio, Augusto fissò per Giulia un nuovo matrimonio, questa volta con Tiberio, al quale, per rendere possibili le nozze, Augusto ordinò di divorziare da Vipsanio Agrippina: questa era una donna di moralità ineccepibile, molto diversa da Giulia, sulla quale Tiberio aveva aperto gli occhi molto tempo prima del padre.

La vita coniugale di Tiberio e Giulia fu un autentico disastro, nonché funestata dalla perdita di un figlio in tenera età: litigi, ripicche e reciproche recriminazioni erano all’ordine del giorno, tanto che Tiberio scelse la via dell’esilio volontario a Rodi, pur di sfuggire alla presenza della consorte. Di fronte alla condotta sempre più licenziosa di Giulia, però, Augusto non potè più fare finta di nulla e nel 2 a.C. la fece arrestare: molteplici le relazioni adulterine che ella ammise (“admissos gregatim adulteros”, Seneca, De beneficiis, VI, 32), tutte con uomini appartenenti alle famiglie più in vista della Roma del tempo.

Fra lo strazio e, insieme, la fermezza del cuore di suo padre, Giulia fu relegata in esilio sull’isola di Ventotene per ben cinque anni, lontana da tutti. Quando divenne imperatore nel anno 14, Tiberio completò la vendetta nei confronti della moglie fedifraga, defraudando Giulia di tutti i suoi averi e confinandola in una prigionia solitaria, sino alla morte.

Una pena meritata, certo, ma un pizzico di dubbio, in qualche modo, affiora: forse alla donna ribelle ai dettami e alle imposizioni di una società tipicamente costruita in funzione dei privilegi maschili, veniva perdonato nulla o ben poco di quanto gli uomini, a loro volta, compivano in nome della cinica ragion di Stato.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*