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Gli etruschi e l’urbanizzazione

Le città degli etruschi

Le civiltà che popolano l’Italia antica, prima dell’ascesa di Roma, sono protagoniste di un mutamento, di una distinzione culturale, che va a diversificare varie porzioni di territorio; la penisola italica è abitata da una considerevole molteplicità di culture e popolazioni, contraddistinte da identità differenti, che entrano in contatto tra loro e con culture extraterritoriali, come i Greci ed i Fenici.

Nell’affresco di queste diversità culturali e sociali, la definizione dell’area meridionale della penisola e delle coste tirreniche, sembra avvenire con maggior rapidità, rispetto alle altre zone dell’Italia. L’Italia preromana, vede spiccare la realtà e la compattezza culturale dell’Etruria; la popolazione etrusca, in virtù di una posizione vantaggiosa sul Tirreno e di un sottosuolo carico di miniere, attrae precocemente l’attenzione di culture esterne e sviluppa, in maniera rapida, una struttura socio-economica ed un procedimento di fondazione urbana.

Roselle, resti della citta etrusca, anfiteatro
Roselle, resti della citta etrusca, anfiteatro

Uno degli aspetti più interessanti di questo popolo, è costituito proprio dal processo di formazione urbana, che dipende da molteplici fattori ed offre avvincenti chiavi di lettura, rendendo quella degli Etruschi una civiltà in grado di riscontrare, proprio nella nascita e sviluppo della città, uno dei cardini della società.

Specchiarsi dentro questo aspetto, significa osservare una realtà caratterizzata da autonomie politiche e storie locali, cui corrisponde però, una unità nelle caratteristiche della società: guidata dalle aristocrazie, la società si contraddistingue per il forte intreccio esistente tra politica, ideologia e importanza della famiglia. La nascita di quelli insediamenti che rappresentano gli “antenati” delle città, potrebbe situarsi nel X secolo a.C. epoca in cui la popolazione iniziò a stabilirsi nei pianori di Veio, Tarquinia, Vulci, in aree come quelle di Vetulonia e Populonia, oppure alture come nel caso di Orvieto o Volterra. Una stabilità insediativa, nei nuclei su cui si formeranno le principali città etrusche, dovrebbe infatti, risalire alla fase terminale dell’età del bronzo ( XI-X secolo a.C. ).

In questa fase, il territorio e gli insediamenti abitativi, cominciano ad essere concepiti più chiaramente, con forme di abitazione che vanno ad occupare probabilmente un’altura o un pianoro. Non tutto lo spazio era adibito alle abitazioni: in parte doveva essere riservato alle coltivazioni, al bestiame o potrebbe essere stato concepito come “nascondiglio”, nel frangente di un attacco da parte del nemico. L’economia basata esclusivamente sulla pastorizia, cede mano a mano ad attività stabili, come la coltivazione dei campi e l’allevamento del bestiame.

L’impulso alle attività non stagionali, è accompagnato dal perfezionamento dell’attività metallurgica, tipica di località piene di miniere, che sfocia nella creazione di nuovi oggetti. Questa produzione acquista un ruolo sempre più significativo, da un punto di vista economico.

Mano a mano, le aggregazioni insediative, cominciano a caratterizzarsi per una maggiore concentrazione di popolazione, e gli altopiani, scelti anche per esigenze difensive dai potenziali nemici, vengono sostituiti da ampi pianori. Il procedimento per cui la popolazione, comincia a concentrarsi su di ampie aree, probabilmente, non avviene in base ad un principio unitario. I motivi per cui la scelta cade sui pianori possono essere diversi: a spingere verso di essi, poteva esserci la presenza di colture, pascoli o metalli.

Un’altra ragione poteva essere costituita dalla loro possibile vicinanza alla costa o ad un fiume. Tuttavia, c’è da supporre che, alla base di un tale movimento di popolazione, possa situarsi la guida di nuclei di persone, con un legame ad unirli, come il vincolo di parentela; una connessione tale da identificarli come personalità, che ricoprono un ruolo di conduzione politica. Il mutamento della posizione degli insediamenti abitativi in territori pianeggianti, circondati da vasti territori, che concedono la possibilità di coltivazione, è un segnale importante, dell’evoluzione nel rapporto con il territorio.

Tarquinia (Vt), necropoli etrusca di Scataglini
Tarquinia (Vt), necropoli etrusca di Scataglini

Il modello di città etrusca

Il modello principale, sembra essere ubicato su un pianoro dotato di due necropoli, una posta a settentrione ed una meridione. I pianori, che rappresentano i luoghi in cui si svilupperanno le future città, non dovevano comunque essere del tutto abitati, ma sviluppati in zone adibite ad altre attività, come la coltura ed il pascolo. Difficile ricostruire le strutture abitative o l’organizzazione interna dei villaggi presenti in Etruria, nella prima età del ferro. Una interpretazione migliore, rispetto agli abitati, ce la possono fornire le necropoli, tramite le quali, è possibile cogliere l’essenza dell’evoluzione culturale.

L’esame delle sepolture, consente di gettare uno sguardo su molti aspetti della società: nelle sepolture più antiche il corredo funebre appare più essenziale, non vi traspaiono particolari differenziazioni sociali. I corredi semplici, cominciano, in seguito, ad arricchirsi di maggiori elementi accessori, oggetti che potrebbero stare ad indicare differenziazioni, legate a diversità di rango, ma anche scambi con popoli di altre culture.

Ma, per il momento, il cambiamento nelle sepolture, non si rispecchia in un mutamento nella concezione del territorio. E’ a metà dell’VIII secolo a.C. che si riscontrano dei cambiamenti nella pianificazione dei diversi insediamenti e nell’aspetto del territorio, che potrebbero, in parte, dipendere dal mutamento delle relazioni socio-economiche.

Città fortificate

A questo periodo, appartengono alcune tra le maggiori fortificazioni: a Veio, probabilmente intorno alla prima metà dell’VIII secolo, si riferisce le costruzione di quello che potrebbe essere la struttura, a scopo di difesa, più antica; una costruzione contraddistinta da elementi di terra e pietra, che avvolge nel suo abbraccio la città. In opera quadrata, la cinta muraria è dotata di una base, che si avvale di un maggiore spessore, il cui andamento va snellendosi verso l’alto. In questa fase, si potrebbe supporre che il motore alla base dell’innesco di un passaggio importante, nell’evoluzione dello sviluppo dei centri abitati, possa ravvisarsi nell’emergere dell’aristocrazia.

Iniziato nel corso dell’VIII secolo, il crearsi di una gerarchia insediativa stabile, si configura come un importante cambiamento nella storia del paesaggio. Si assiste quasi ad una inversione di tendenza, nelle modalità di occupazione del territorio, rispetto a quanto visto, nel caso della comparsa dei grandi conglomerati proto urbani. I nuovi insediamenti, vanno anche ad occupare parte di quei territori, che apparivano abbandonati all’inizio dell’età del ferro, con un impulso decisivo verso una occupazione delle aree rurali. Merci ed artigiani cominciano progressivamente ad indicare frequenti movimenti e scambi, per un ceto egemone, che consolida la ricchezza non solo basandosi sulla terra, ma anche concentrandosi sugli scambi.

Il periodo compreso tra la metà dell’ VIII secolo alla metà del VII, è una fase fondamentale per le evoluzioni che portano al paesaggio dei grandi centri proto urbani, alle città. Un impulso all’evoluzione, che ha condotto alla formazione urbana, è attribuito al contatto con le comunità greche: tra l’VIII secolo e l’inizio del VI secolo a.C. il commercio fenicio e greco, gli uomini che si spostano per fondare colonie, o per creare nuovi gruppi artigianali, creano nel bacino del Mediterraneo, un ambiente permeato da ideologie comuni ed elementi culturali simili, le cui basi vengono dal vicino Oriente.

A controllo di queste realtà si ergono le grandi famiglie aristocratiche, legate tra loro da rapporti di ospitalità. La cosiddetta cultura orientalizzante, unita allo spiccato grado di apertura verso il commercio e gli scambi, che porta la realtà tirrenica ad affacciarsi su una fitta rete di rapporti, conduce ad un’ accelerazione delle dinamiche produttive, in grado di favorire la concentrazione della ricchezza nelle mani di un’aristocrazia di carattere stabile.

La classe sociale dominante è dotata di molti elementi interessanti, tra questi, spicca la centralità attribuita alla trasmissione ereditaria. L’occupazione di zone ed ampi territori, in cui stanziarsi stabilmente, sono una testimonianza importante di un procedimento di formazione di carattere politico, così come la pianificazione di nuove zone con necropoli, caratteristica comune a diverse città dell’Etruria, da Veio a Vetulonia e Volterra; ma anche la strutturazione di aree monumentali a carattere pubblico.

Non è facile tracciare un quadro unitario del mondo etrusco, vista la natura frammentaria del territorio e la presenza di forti autonomie locali, tuttavia è possibile provare ad isolare alcune tendenze di fondo.

Nel caso dell’urbanizzazione, l’espansione territoriale, incorpora gli spazi territoriali più lontani dai centri urbani, in base ad una tendenza che si rafforza con il passare degli anni: si inglobano territori agrari lontani, si consolida lo sfruttamento di aree ricche di risorse minerarie, si struttura una rete di collegamenti, garantendosi il controllo e la protezione delle vie d’acqua e della fascia litoranea. Il procedimento si attua tramite la creazione di centri autonomi, che pongono in risalto il ruolo svolto da gruppi aristocratici, che colgono le opportunità politiche ed economiche offerte dalla presenza di vasti spazi territoriali, creando un interessante rapporto tra centri minori e grandi formazioni urbane. Grazie alle dinamiche di urbanizzazione, nascono realtà insediative, in cui emerge l’esistenza di componenti sociali non immediatamente riconducibili ai gruppi dominanti.

La stabilità di queste realtà urbane, dipende del potere delle aristocrazie, che lavorano per proteggere la gestione delle risorse e dei mezzi di produzione e, dunque, conservare le condizioni di privilegio dei gruppi dominanti. La posizione dalle aristocrazie nell’evoluzione del paesaggio politico si rispecchia, dal punto di vista archeologico, nella strutturazione di un quartiere come quello di Piazza d’Armi a Veio, che rappresenta una sorta di città indipendente, nei confronti del pianoro preminente della città etrusca.

Dal termine del VII e la prima parte del VI secolo, nel quartiere trovano spazio procedimenti di organizzazione del tessuto abitativo e delle strade, grandi e fiorenti case e un tempio adornato da fregi, rappresentanti una figura posta su un carro di un capo militare. Piazza d’Armi si definisce come un quartiere omogeneo, che sottolinea il suo rapporto favorito nei confronti della divinità e la sua difformità nei confronti del resto della collettività. Il particolarismo, si attenua mano a mano, con l’attuazione di una struttura regolare, nel paesaggio della città, che tende a sottoporre ad una dimensione collettiva gli edifici dedicati al culto e gli ambiti della politica. Un organizzazione pubblica di questo tipo, rende evidente l’opposizione al cambiamento, dell’aristocrazia.

E’ al principio del VI secolo a.C. che si arriva ad una profonda metamorfosi degli assetti abitativi; il passaggio si attua nell’urbanizzazione degli insediamenti: le abitazioni vivono una evoluzione nell’organizzazione razionale che comporta, tra l’altro, la descrizione di spazi pubblici, specialmente di quelli adibiti al sacro, dove la collettività è raffigurata nel suo insieme, in una uniformità politica, che comincia ad assumere una dimensione più estesa, di quella occupata dalla classe aristocratica.

Tra la fine dell’VII e la metà del VI secolo a.C. si sviluppano i maggiori santuari presenti a Veio, le cui finalità potrebbero essere anche legate alla politica. Il santuario extraurbano di Portonaccio, dedicato al culto della dea Menerva, e quello urbano di Campetti adibito al culto di Vei, potrebbero essere considerati tra quelli elementi di spicco, capaci di attirare abitanti dai centri vicini.

L’evoluzione della città, comporta uno sviluppo della domanda e il successivo incremento delle attività produttive in cui, un ruolo predominante, lo conquistano l’artigianato ed il commercio. Parallelamente, il popolamento della campagna, comporta una crescita della quantità di manodopera e la nascita di nuove categorie di possidenti, di cui non è facile comprendere con precisione il ruolo, rispetto alla categoria delle aristocrazie dominanti.

Roselle (Gr), area archeologica,
Roselle (Gr), area archeologica

Un procedimento, che porta al suo interno anche il seme della crisi delle aristocrazie, proprio favorendo la formazione di nuove classi sociali: il grande numero di persone, che fungono da motore della forza lavoro, la manodopera e le maestranze. Un binomio da cui non scaturisce, come in altre civiltà, lo sviluppo di un ceto medio, al contrario comporta la contrapposizione tra un ristretto numero di persone che tendono a conservare l’antica forma di dominio, ed un intero gruppo sociale, che pur costituendo il motore della forza produttiva, resta tagliata fuori dai diritti politici e da qualsiasi forma di potere.

Queste dinamiche politiche ed economiche descrivono un procedimento in costante espansione, che racchiude al proprio interno le logiche della sua crisi. La classe aristocratica continua ad essere una realtà troppo ristretta, il suo essere e la sua logica di chiusura, non favorisce lo sviluppo di una classe sociale intermedia. La mancata creazione di un ceto di piccoli proprietari e il mancato sviluppo del concetto di città come realtà politica, interrompe quel salto di qualità su cui si era basato lo sviluppo precedente, da linfa all’autonomia ed al particolarismo delle città, costituendo quel forte elemento di debolezza, che con il tempo diventerà fatale, andando a minare la resistenza contro avversari esterni.

Bibliografia

  • Bartoloni Gilda, Introduzione all’Etruscologia, Hoepli, Milano, 2012
  • Realizzazione a cura delle Redazioni Grandi Opere dell’Istituto Geografico De Agostini, Le grandi scoperte dell’Archeologia, Storia-Avventura-Scienza, volume VI, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1987

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