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Gran Bretagna. Scoperti frammenti del Codex Gregorianus, considerato un libro perduto

Gran Bretagna. Scoperti frammenti del Codex Gregorianus, considerato un libro perduto

I frammenti di un antico testo di diritto romano, considerato un libro perduto, sono stati ritrovati tra la “pergamena riciclata” utilizzata per rilegare tra loro le pagine di altri libri di epoche successive. 

Il “Codex Gregorianus”, o Codice Gregoriano, è stato compilato da un autore sconosciuto chiamato Gregorio attorno alla fine del III secolo d.C. Ciò ha dato inizio a una tradizione, poi divenuta secolare, di raccogliere le leggi degli imperatori romani in un unico manoscritto. Il Codice Gregoriano copriva le leggi di Adriano, che governò dal 117 al 138 d.C., e quelle di Diocleziano, presente dal 284 al 305 a.C. I Codici successivi avevano mantenuto le leggi considerate ancora rilevanti e ne avevano aggiunte di nuove, cancellando però quelle ritenute sorpassate o inutili. In questo modo una parte del primo Codice è sopravvissuta attraverso i passaggi alle altre edizioni, ma non tutto è stato tramandato. Purtroppo tutte le copie dell’originale raccolta sono probabilmente andate perse e tali erano considerate fino alla recente scoperta.

Tutto è nato dall’uso, certamente in voga nel XVI secolo, di impiegare gli scarti delle pergamene per rafforzare le rilegature di nuovi libri. Spesso, piuttosto che scarti di lavorazione delle pergamene, venivano usate quelle recuperate da libri dismessi. Diciassette tra questi frammenti – tutti purtroppo più piccoli di 15 centimetri quadrati – sono stati recuperati da un insieme di libri di alcuni decenni fa. I reperti sono stati acquisiti all’epoca da un collezionista privato, che li ha recentemente forniti in prestito agli esperti di Diritto Romano dell’University College di Londra. Un esperto della biblioteca che ha esaminato i frammenti e sostiene, sulla base della forma dei pezzi e della loro usura, che l’antica pergamena sia stata avvolta intorno a delle corde che andavano a collocarsi usl dorso dei libri. L’esame del testo contenuto ha portato alla clamorosa scoperta: “Abbiamo trovato un paio di frasi chiave e venire a conoscenza di ciò è stato come aver di fronte una sorta di testo giuridico”, ha detto il direttore dello studio, Benet Salway. “Li abbiamo confrontati con il database dei pronunciamenti giuridici che avevamo e abbiamo riscontrato che non vi era alcuna corrispondenza nota”. Ma alcune delle frasi trovano riscontro nei passaggi del codice Giustiniano, compilato nel VI secolo, e questo la portato il team alla conclusione che le sezioni prive di alcun confronto con i testi noti provengano da un codice originale perduto: il Codice Gregoriano.

I ricercatori sostengono che i frammenti non provengono direttamente dal codice originale, ma potrebbero derivare da una copia che risale al 400 d.C.. Soltanto i frammenti contenenti un testo che si sovrappone con le parti conosciute del Codice Giustiniano potrebbero essere tradotte, ma questo testo contiene invece dettami e prescrizioni per una materia ignota.

Salway ha detto che i frammenti trovati sono stati annotati tra le righe in greco, una lingua comunemente parlata fino alla fine del V secolo, che rivela che questa particolare copia del Codice Gregoriano fosse molto usata. “Il linguaggio della legge era il latino, ma molti degli utilizzatori di questo testo erano – o potrebbero essere stati – greci, e proprio per questo motivo dovevano essere in grado di capirlo”.

“Dal momento che il ritrovamento è avvenuto all’interno di un libro non collegato, le possibilità per i ricercatori di localizzare il resto del Codex Gregorianus non sono molto alte, ma quello che mi auguro è che questa scoperta aumenti la consapevolezza che vi è la possibilità che questo codice sia ancora là fuori, in giro da qualche parte, intero o a strisce”, ha aggiunto Salway. “Non mi aspetto ovviamente che tutte le rilegature di libri del XVI secolo vengano smembrate per vedere cosa le avvolge – anche se potremmo trovare delle cose interessanti – ma sono convinto che questi libri andrebbero studiati anche dentro, piuttosto che solo leggendone le pagine”.

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