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Gregorio di Nazianzo


Da sinistra: Basilio il Grande, Gregorio di Nazianzo e Giovanni Crisostomo

San Gregorio di Nazianzo

nome: Gregorio di Nazianzo (329-390) 

Oltre a tutte queste cose e prima di tutte,
conservami il buon deposito, per il quale vivo
e per il quale sono cittadino,
e che vorrei prendere con me quando partirò da questa vita;
con esso io sopporto tutti i dolori e disprezzo tutti i diletti.
Esso consiste nella confessione di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.
Io ti affido oggi questa confessione,
con questa io ti battezzerò (immergerò) e ti solleverò in alto.
Io te la consegno come compagna di tutta la vita
e tua protettrice: è l’unica divinità,
l’unica potenza,
che si ritrova unitamente nelle tre Persone
e riunisce in maniera distinta i tre Esseri.

(dalle Orazioni, 40, 44)

«Ci guidava la stessa ansia di sapere … Questa era la nostra gara: non chi fosse il primo, ma chi permettesse all’altro di esserlo. Sembrava che avessimo un’unica anima in due corpi» (Discorso 43): con queste mirabili parole, Gregorio di Nazianzo descrive, in uno dei suoi Discorsi, il legame di intensa amicizia spirituale che lo legò per la vita al grande Basilio di Cesarea.

Con Basilio e il fratello di lui, Gregorio di Nissa, il Nazianzeno costituì il gruppo dei Padri cappadoci, così detti dal nome della regione di provenienza, la Cappadocia, e distintisi per la ricezione e l’approfondimento in Oriente della dottrina affermata nel Concilio ecumenico di Nicea (325) intorno alla natura e ai rapporti fra le tre Persone della SS. Trinità. A Nicea, com’è noto, di contro alla dottrina ariana, che rimarcava la posizione subordinata del Figlio rispetto al Padre, venne affermata con chiarezza la loro consustanzialità; non solo, ma dal vescovo Atanasio, protagonista del Concilio, i Cappadoci recepirono la soluzione individuata per la questione dell’homooúsios, ossia il problema se “consustanziale” si dovesse intendere come sinonimo di “dotato di sostanza identica” oppure di “dotato di sostanza simile”. Atanasio, infatti, nel contesto di un successivo Concilio, svoltosi ad Alessandria nel 362, si era fatto assertore dell’unità del Padre e del Figlio nella sostanza, pur sussistendo come Persone distinte, e aveva illustrato, in un suo successivo contributo scritto, la tesi della consustanzialità pure dello Spirito Santo. Le conclusioni di Atanasio, fatte proprie ed approfondite dai Cappadoci, erano di importanza capitale, in un contesto in cui l’eresia ariana aveva trovato in Eunomio di Cizico, per il quale Gesù Cristo era da considerarsi anòmoios (“dissimile”) rispetto al Padre, uno dei più convinti seguaci.

La Trinità è al centro del contributo teologico di Gregorio di Nazianzo, elevato alla dignità vescovile nell’anno 371, su iniziativa di Basilio, e, successivamente, chiamato alla guida della comunità cattolica di Costantinopoli: tali incarichi andavano, sotto certi aspetti, in direzione contraria all’intima aspirazione di Gregorio che, sin dalla giovinezza, aveva palesato una più spiccata attitudine alla vita contemplativa, allo studio e alla riflessione. Uomo di grande cultura e di raffinata sensibilità, che trasfuse nei suoi mirabili scritti, Gregorio fu autore di numerosi scritti che costituiscono degli autentici gioielli a livello non solo contenutistico, ma anche letterario: tra di essi, spiccano i cinque fondamentali Discorsi teologici, corrispondenti, per la precisione, ai testi fra il 27 e il 31 del corpus di quarantacinque orazioni redatte dall’autore. I cinque Discorsi, oltre ad entrare nel merito delle questioni teologiche più urgenti, pongono in luce un tratto tipico della personalità intellettuale dell’autore, il quale non si limita all’analisi e alla discussione sul piano puramente teorico, ma rileva lo stretto legame tra la riflessione e l’attuazione pratica: come a dire che la vera teologia consiste e si manifesta, in primo luogo, nella vita e nella condotta.

Gregorio di Nazianzo

Non è possibile, infatti, predicare Gesù incarnato e poi agire in modo inconsapevole e sregolato: dall’Incarnazione di Cristo e dal mistero di salvezza da Lui attuato deriva che tutta la vita dell’uomo deve conformarsi al Vangelo, liberandosi dalla schiavitù delle passioni. “Sono stato creato per ascendere fino a Dio con le mie azioni”, dice Gregorio (Discorso 14) e tale constatazione bene si presta a sintetizzare il compito di ogni vero cristiano, che lo stesso Nazianzeno visse e testimoniò per primo con il proprio esempio di vescovo e di pastore. Dall’orientamento fisso in Dio, del Quale Gregorio dice che “è necessario ricordarsi più spesso di quanto si respiri” (Discorso 27), discende che l’uomo è chiamato a “rendersi Dio per lo sventurato”, ossia ad andare incontro al prossimo, in particolare a quanti sono nella sofferenza e nella prova, facendosi segno e riflesso della stessa Bontà che egli ha ricevuto. Come Gesù, pur essendo Dio, si è fatto simile all’uomo, facendone propria la condizione di fragilità, così l’uomo deve imitare Cristo, rendendosi vicino e caritatevole verso il fratello: “Se sei sano e ricco, allevia il bisogno di chi è malato e povero; se non sei caduto, soccorri chi è caduto e vive nella sofferenza; se sei lieto, consola chi è triste; se sei fortunato, aiuta chi è morso dalla sventura” (Discorso 14).

La ricchezza dell’esperienza spirituale di Gregorio si esprime pure nel tesoro straordinario delle sue Poesie, la cui profonda bellezza e il denso contenuto attirarono da subito i contemporanei. “Vieni qui, o Beato, a me che ti invoco, o Dio benigno; vieni, Dio benigno, porgendo la mano, per salvare me che sono in mezzo alla guerra, tra fiere, nel fuoco, sono stremato dai venti, e riesco soltanto a rivolgere lo sguardo al cielo” (II). Così si rivolge il poeta al Dio tanto amato, per il Quale egli ha saputo rinunciare alle attrattive della gloria terrena e alla cui sola, vera gloria ha consacrato la sua stessa formazione culturale, le amate lettere, sulle quali “molto m’affaticai – dice Gregorio – sì, ma anche queste le presentai prone al suolo innanzi a Cristo, sottoposte al Verbo del grande Dio, che copre ogni mutevole e multiforme discorso della mente mortale” (II). Animo sensibile alle durezze e alle asperità dell’esistenza, nei suoi componimenti poetici Gregorio manifesta la sua squisita umanità e il suo dolore per la meschinità e, talora, la perfidia di quanti “prima di prendere hanno rispetto, ma una volta raggiunto lo scopo odiano” (II). Dio è l’unico conforto e rifugio, l’unico punto di riferimento su cui contare: “Io solo a te solo, o sommo Re, che ogni cosa domini, sono rimasto e per me sei forza possente.

Non ho moglie che sollecita mi sciolga dalle gravi pene e che mi conforti nell’afflizione, consolandomi. Non mi vanto di figli miei, che raddrizzino la vecchiaia e che con i loro giovani passi la facciano camminare. Non mi allietano fratelli e compagni, ché la morte odiosa strappò via gli uni, mentre gli altri, amando la quiete, sono terrorizzati al minimo corruccio degli amici” (II). Ogni evento, lieto o doloroso della sua esistenza, viene letto da Gregorio alla luce del suo intenso rapporto con Dio. “Tignola delle ossa – qualcuno disse – è uno spirito sensibile: lo imparai in base alle mie esperienze”, constata amaramente l’autore che, lasciando la solitudine della contemplazione e immergendosi nelle contese dottrinali del suo tempo, potè constatare come anche tra gli stessi vescovi suoi confratelli vi fossero esempi tutt’altro che edificanti di condotta: “Tutti hanno posizione eminente, ma non tutti la grazia divina! Va’ oltre la pelle, osserva il lupo” (II). La polemica nei confronti di un clero che, sovente, non offre testimonianza coerente tra i misteri ineffabili che celebra e la condotta pratica, è un tratto saliente della riflessione di Gregorio, che constata amaramente di essere “arrossito a causa degli altri, di tutti coloro che si accostano alle cose santissime con le mani sporche, come si dice, e con le anime sprovviste di qualsiasi iniziazione, prima che siano pur fatti degni di intervenirvi, rivendicano il diritto di sedere ai lati dell’altare […]. Per loro questo non è un pubblico servizio del quale si è chiamati a rendere conto, ma un potere che sfugge ad ogni controllo” (le citazioni proposte sono tratte dal volume “Gregorio di Nazianzo. Poesie/2” di Carmelo Crimi – Ivano Costa, reperibile e consultabile su Google Books).

E i motivi di sofferenza provocati dalle contese e dalle inimicizie clericali non mancarono nella vita di Gregorio il quale, pure nominato vescovo di Costantinopoli e presidente del Concilio che, nel 381, si svolse nella città, rassegnò ben presto le dimissioni, preferendo ritirarsi a Nazianzo e, successivamente, ad Arianzo. Sino alla morte, nell’anno 390, Gregorio si dedicò alla ricerca, allo studio e, soprattutto, all’ascesi, a cui aveva dovuto rinunciare nel duro periodo dell’episcopato.

La sua vita fu eloquente manifestazione dell’anelito e della tensione verso Dio, sommamente amato, che devono animare ogni vero credente: nessuna carica, nessun onore terreno possono sostituire, nel cuore del cristiano, l’amore per Gesù, nel Cui nome l’uomo purifica ed eleva se stesso, trovando la vera felicità.

Tra le numerose opere di san Gregorio che, in uno dei suoi Discorsi, si autoproclamò “servo della Parola”, si possono citare le orazioni Ad eos qui primum ipsum acciverant nec occurrerant e In laudem Athanasii, le orazioni liturgiche In sanctum pascha, In pentecosten.

Approfondimenti

Per opportuni approfondimenti si vedano i links http://www.vatican.va/news_services/liturgy/2004/documents/ns_lit_doc_20041127_gregorio-nazianzeno_it.html e http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/000813h.htm, nonché http://www.santiebeati.it/dettaglio/44200 .

All’indirizzo http://people.ucalgary.ca/~vandersp/Courses/texts/cappadoc/gnazseep.html è possibile reperire e leggere il testo, tradotto in lingua inglese, di alcune lettere di Gregorio di Nazianzo, mentre cliccando sul link http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0329-0390-_Gregorius_Nazianzenus,_Sanctus.html si possono leggere, tradotti in varie lingue europee, numerosi testi del medesimo autore.

Un repertorio di lettere tratte dall’epistolario e tradotte in lingua inglese si può leggere all’indirizzo web http://people.ucalgary.ca/~vandersp/Courses/texts/cappadoc/gnazseep.html

Un testo importante per la conoscenza dell’autore è “Filosofia e letteratura in Gregorio di Nazianzo” di Claudio Moreschini, reperibile su Google Books. Si può fare, inoltre, riferimento a”Origine e l’alessandrinismo cappadoce (III-IV secolo)”, curato dal Gruppo italiano di ricerca su Origene e la tradizione alessandrina e reperibile anch’esso su Google Books. Altro utile titolo di riferimento è “Gregorio di Nazianzo: teologo e poeta d’oro nell’età della patristica”, di Jean Bernardi, pure consultabile su Google Books. La sezione di Google mette a disposizione, infine, “Gregorio di Nazianzo il teologo”, di Francesco Trisoglio.

Il sito http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.

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