Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Hera

Hera (in greco ???, -??; in latino H?ra, -ae) ha una etimologia non del tutto certa. Alcuni credono che derivi dal sanscrito svar ‘cielo, ciò che risplende’; nella cultura greca assume l’accezione di ‘signora’ e infatti trova forti assonanze con la parola ???? ‘moglie, vedova’, traslando nel significato il ruolo della dea sull’Olimpo. Sorella e moglie di Zeus nell’Iliade è trattata dagli dei con la stessa reverenza che viene riservata al consorte, sebbene sia anch’ella sottomessa alle decisioni e ai voleri di Zeus. Infatti più che regina degli dei, è consorte del divino sovrano.

hera-barberini
Hera Barbarini, copia romana di un originale greco del V sec. a.C., Roma, Musei Vaticani

Origini di Hera

Hera è figlia di Crono e Rea, per lo pseudo-Apollodoro è la terza, dopo Hestia e Demetra, dei figli della coppia divina, mentre Esiodo la dice gemella di Zeus. Entrambi raccontano che anche Hera fu inghiottita e poi rigettata dal padre. Alcune tradizioni letterarie riferiscono che, dopo il parto, Hera fu allontanata dai genitori e allevata da Oceano e Teti, che le nascosero le sue origini, e che successivamente fu data in sposa al fratello Zeus. Per Omero le nozze furono celebrate segretamente sul monte Ida (pittura dalla Casa del Poeta Tragico di Pompei), mentre secondo un’altra tradizione furono festeggiate nel palazzo di Zeus e si svolsero con grande pompa e alla presenza di tutti gli dei.

Poteri e attributi di Hera

Hera non sembra avere dei poteri specifici, appare piuttosto quale simbolo del matrimonio e perciò divinità tutelare delle nozze, protettrice soprattutto delle donne e della loro sfera sessuale (alcuni suoi epiteti, come Gamelia o Zyghia, sono testimonianza di ciò). Tra gli altri epiteti troviamo Ilizia, (protettrice del parto), dalle bianche braccia, dall’aureo seggio oppure Chera, la solitaria, forse con qualche riferimento alla luna e ai suoi cicli.

Si racconta che Hera, per rivendicare il suo ruolo di unica moglie di Zeus, potesse ritrovare la propria verginità bagnandosi nelle acque del Kanathos, presso Argo, così da poter celebrare, ogni volta che lui la tradiva o quando desiderava rinsaldare il suo legame con lui, nozze legittime.

È spesso rappresentata come una figura femminile di età matura, alta e maestosa. I capelli sono ornati da una corona o un diadema, mentre un velo (il polos) le scende sulle spalle, simbolo nell’antichità del rango di donna sposata, mentre in mano tiene dei melograni, simbolo di fertilità o di morte. Animale a lei sacro è il pavone al quale la dea trasferì sulla coda i cento occhi di Argo, ucciso da Ermes.

hera-rubens
Hera dispone gli occhi di Argo sulla coda del pavone, 1611, Peter Paul Rubens, Colonia

Figli di Hera

Hera e Zeus ebbero insieme solo tre figli: Ares, Ebe ed Efesto (quest’ultimo forse concepito prima del matrimonio e nato prematuro). Da sola, per vendicarsi di Zeus che aveva dato alla luce Atena senza coinvolgere la moglie, partorì Tifeo.

Santuari dedicati a Hera

L’Argolide era una regione cara alla divinità e qui troviamo numerose attestazioni del culto di Hera: il santuario di Argo, presso il quale si svolgevano le feste dedicate alla divinità (Heraia), con giochi atletici e processioni di uomini armati (fatto abbastanza particolare per una divinità femminile), forse a memoria della decisione presa qui da Agamennone di intraprendere la guerra di Troia. A Samo fu costruito in onore di Hera uno dei primi templi ionici, che sfortunatamente crollò dopo appena dieci anni dalla sua costruzione, ma dal quale proviene la c.d. Hera di Samo (in realtà una kore ionica raffigurante un’offerente), conservata oggi presso il museo archeologico dell’isola. Il culto si diffuse dall’Argolide in tutto il Peloponneso (santuario di Hera presso Olimpia), in Beozia, a Creta e a Corfù. In Magna Grecia ebbe centri importanti a Selinunte, Crotone e, il più importante, a Paestum, dove si trova un tempio dedicato a Hera Argiva (di Argo), costruito secondo Strabone da Giasone e gli Argonauti.

hera-samo
Hera di Samo, 570 ca. a.C., Museo Archeologico di Samo

Hera nel mondo romano

Nel mondo romano Hera diventa Giunone (I?no, -onis, la dea latina contiene nel suo nome Iu-no la stessa radice del nome Iu-piter, a sottolineare la reciprocità del rapporto tra le due divinità). Giunone (già conosciuta in ambiente italico, ben prima dell’identificazione con Hera) è protettrice delle donne, soprattutto di mogli e madri: con l’epiteto Virginalis veniva implorata dalle giovani che si apprestavano al matrimonio, Lucina dalle partorienti e Matrona dalle mogli. Il primo giorno di marzo si festeggiano i Matronalia e ogni donna, il giorno del proprio compleanno, offriva doni alla dea che, in questa occasione, era invocata come Iuno Natalis.  Nel mondo romano, al pari di Saturno, Giunone era considerata protettrice delle finanze e con l’epiteto Moneta era venerata in un tempio sul Campidoglio dove venivano allevate le oche sacre alla dea. Presso Falerii Veteres era il tempio dedicato a Giunone Curitide, protettrice dei militari armati di lancia.

Curiosità su Hera

Nella letteratura Hera viene descritta come una divinità gelosa e irascibile. Non risparmia a perseguitare nessuna delle consorti del marito (Leto, Io, Callisto, solo per citarne alcune), né tantomeno i figli che Zeus ha da altre donne ed ambiguo risulta soprattutto il rapporto con Eracle: ancora in fasce Eracle soppresse i serpenti inviati da Hera per ucciderlo, ma l’etimologia del nome dell’eroe significa letteralmente ‘colui che riceve gloria da Hera’ e inoltre sappiamo che Eracle fu allattato dalla signora dell’Olimpo, la sua peggior nemica. Nei santuari dedicati ad Hera spesso troviamo raffigurazioni delle fatiche di Eracle o scene della sua vita. Anche Dioniso, figlio di Semele e Zeus, fu maledetto da Hera, che lo rese pazzo e lo indusse a lunghe peregrinazioni durante le quali diffuse il suo culto.

Il rapporto con Zeus risulta particolarmente “umano”, pieno di passione, insicurezze e gelosie. Callimaco racconta che Zeus, prima di sposarla, amò Hera appassionatamente e segretamente per trecento anni, dopo averla sedotta sotto le spoglie di un cuculo, uccello che successivamente le divenne sacro.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*