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Il mestiere d’archeologo: a colloquio con Giampiero Galasso

Giampiero Galasso

In concomitanza con la pubblicazione della IV edizione del libro “L’archeologo. Dalla formazione alla professione” (oltre 5000 copie vendute al momento) pubblichiamo una breve intervista all’autore, Giampiero Galasso. Archeologo, scrittore, giornalista specializzato in divulgazione dei beni culturali e problematiche relative alla professione di archeologo, direttore tecnico di Co.fi.ba srl (società di Caserta che si occupa di geoarcheologia in ambito nazionale e internazionale), direttore del Museo Archeologico di Bisaccia (AV), Giampiero Galasso, 47enne irpino, da oltre 25 anni si occupa della diffusione e della conoscenza dei beni culturali, soprattutto della Campania, operando come professionista e consulente per società, enti pubblici e soprattutto per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che gli affida dal 1988 con continuità incarichi di collaborazione esterna sia per l’ampia esperienza riconosciutagli nel settore sia per le sue solide basi teoriche e pratiche acquisite in tanti anni di lavoro dedicati soprattutto al recupero ed alla catalogazione scientifica delle evidenze e dei materiali archeologici presenti in area sannitico-irpina…

D: Dottor Galasso, nell’archeologia ha maturato un’esperienza composita…
R: Certo non se ne sa mai abbastanza: ma grazie a tante esperienze eterogenee nello stesso settore oggi questo lavoro non presenta più ostacoli dall’organizzazione dei cantieri di scavo alla guida in prima persona dell’indagine scientifica, dalla sistemazione dei reperti archeologici alla loro documentazione, catalogazione, al loro studio e allestimento…

D: Ma com’è nata questa sua passione per l’archeologia e quali sono stati i suoi studi.
R: Ho iniziato ad appassionarmi agli studi di archeologia nel 1980, quando ancora liceale compravo le prime riviste del settore, come Mondo Archeologico. Dopo il diploma di scuola superiore ho seguito il percorso di routine, con la laurea in lettere classiche con indirizzo archeologico e il diploma di specializzazione triennale in Archeologia classica conseguito presso la Scuola Nazionale dell’Università “La Sapienza” di Roma, dove ho studiato sotto la guida dei più grandi archeologi italiani, mentre con l’appoggio morale e ideale del giornalista romano Ludovico Magrini (fondatore della rivista Archeologia e dei Gruppi Archeologici d’Italia ndr) già da giovanissimo studente universitario ho partecipato a varie campagne di scavo tra Lazio e Toscana, per poi operare tra Sannio e Irpinia, dove continuo la mia professione free lance”.

D: Oggi il suo nome è noto a livello nazionale per le Sue collaborazioni col mensile Archeo e il periodico di economia dei beni culturali Archeonews di cui Lei è consulente ed editorialista…
R: Approdare ad Archeo nel 1999 e con cui ancora collaboro dopo essere stato già per sette anni corrispondente per il Sud del periodico Archeologia, ha dato una notevole spinta in avanti all’attività di giornalista scientifico, mentre da sette anni con l’amico Mario Serra abbiamo pensato ad una iniziativa editoriale nostra, con un periodico mensile sempre a distribuzione nazionale che si occupa di lavoro ed economia nel campo dell’archeologia e che oggi è al suo numero 100.

D: Veniamo al suo libro, L’archeologo. Dalla formazione alla professione, è alla sua IV edizione: chi è oggi secondo Lei l’archeologo in Italia e quale il suo ruolo?
R: L’archeologo, nonostante le problematiche lavorative non ancora chiare e delineate da normative che aspettiamo da anni, resta un professionista impegnato nel recupero, nella conservazione e nella valorizzazione dei giacimenti archeologici e le sue principali aree di attività restano, oltre lo scavo e la catalogazione, la promozione dei siti e dei reperti archeologici attraverso la ricerca e lo studio, la realizzazione di cataloghi, la didattica scientifica, la creazione di percorsi museali, l’attività di programmazione, organizzazione e tutela dei beni…

D: Come presenta la figura di questo professionista della cultura italiana nel suo libro…
R: L’archeologo. Dalla formazione alla professione è un veloce e dettagliato rapporto di ricerca sull’area professionale dell’archeologo, vista attraverso la mia personale esperienza e professionalità che da oltre venti anni mi vede testimone diretto delle diverse realtà lavorative del settore. Nel libro presento questa figura professionale attraverso una serie di punti chiave: chi è l’archeologo e quale ruolo svolge nella società contemporanea; dove lavora e quali le concrete opportunità e prospettive occupazionali; come può trasformarsi in imprenditore di se stesso ed essere competitivo. Informazioni aggiornate, chiare e dirette sull’attualità del nostro “mestiere”.

D: Essere archeologo resta nonostante tutto una professione trend e riesce ad attirare migliaia di giovani…
“Certo che chi sceglie di fare l’archeologo difficilmente lo fa per volontà di arricchirsi… penso che sia una passione che si ha dentro da sempre, per me almeno è stato così. E poi quella dell’archeologia è una strada difficile e tormentata. Basti pensare che la stessa figura dell’archeologo non è ancora definita nel suo ruolo giuridico e il mondo del lavoro non è per nulla preparato o interessato ad accogliere un professionista in questo settore, tanto più che c’è dunque incomunicabilità tra domanda e offerta, spesso fatale per i neolaureati che spesso si trovano a fare cose totalmente diverse da quelle per le quali hanno studiato”.

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