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Inanna

Inanna

  • nome: Inanna
  • civiltà di origine: mesopotamica
  • ? la più importante divinità femminile del pantheon mesopotamico. Era la dea dell’amore, della bellezza e della fecondità (per questo motivo venne assimilata alla babilonese Isthar, alla greca Afrodite e alla romana Venere), ma allo stesso tempo era associata alla guerra e all’amore sessuale.

    Venne generata dal dio del cielo An, che diede alla luce anche suo fratello Utu (dio del sole) e sua sorella Ereshkigal (dea degli inferi). Nipote di Enlil (dio dell’aria e dell’atmosfera), apparteneva al clan degli dei Enliliti, contrapposto a quello di Enki, fratellastro e nemico di Enlil. Dai Sumeri era soprannominata “Anunita”, perché era la prediletta del prozio Anu, padre degli dei che abitava in cielo e che giaceva con lei quando scendeva sulla terra.

    Culto

    Molti diversi miti sono stati elaborati sulla figura di Inanna, e pare che vennero creati a partire dal 3500 a.C. al 1900 a.C. circa, anche se probabilmente il nucleo originario è molto più antico.

    Originariamente la dea venne creata probabilmente in ambito di società matriarcali e veniva rappresentata come una sorta di grande-madre, coi fianchi molto larghi e i seni prosperosi, ad indicare la sua importanza come divinità della fecondità. Successivamente, con l’avanzare di nuove ideologie di tipo patriarcale, ella assunse il ruolo di dea sensuale e tentatrice d’uomini, acquisendo la duplice natura di divinità benevola e vendicatrice. Assunse anche poteri di guaritrice e simbolo di vita.

    Ebbe diversi nomi, come “Ninnanna”, cioè regina del cielo, o “Ninsianna”, cioè dea del pianeta Venere. Veniva rappresentata o riccamente vestita o completamente nuda. Fu una dea dalla grande personalità e dai numerosi poteri che secondo alcuni avrebbe avuto un influsso sulla dea egizia Iside e su quella greca Afrodite. Con l’arrivo degli Assiri e dei Babilonesi, la dea Inanna venne assimilata alla dea Ishtar.

    Nozze con Dumuzi

    Il matrimonio sacro fra Inanna e il dio-pastore Dumuzi veniva celebrato e messo in scena ogni anno dai Sumeri.

    matrimonio sacro fra Inanna e il dio-pastore Dumuzi

    Il mito narra della contesa fra il dio-pastore Dumuzi (visto anche come divinità della vegetazione) e il dio-contadino Enkimdu, entrambi innamorati della dea. Questo conflitto ben rappresenta la grande contrapposizione fra pastorizia e agricoltura e la scelta di Inanna appare come una soluzione compromissoria fra le due parti. Il racconto però a questo punto presenta due varianti. Nella prima, Inanna si innamora di Dumuzi, figlio di Enki, e vengono così celebrate le nozze, che non solo sanciscono una riappacificazione fra i due clan divini, ma si rivelano sanzione e fondamento mitico dell’istituto regale. Nella seconda però, il fratello maggiore di Dumuzi, temendo di perdere la propria supremazia a causa di questa unione, si oppone. Dumuzi, temendo un rapimento da parte del fratello, fugge via, cade da un precipizio e muore sfracellandosi sulle rocce sottostanti. Inanna, sconvolta per l’accaduto, istiga il clan enlilita e tutti gli uomini ad una guerra sanguinaria contro il clan di Enki, causando terribili lutti e calamità.

    Discesa di Inanna agli inferi

    Uno dei miti più importanti incentrati sulla figura di Inanna, riguarda il suo viaggio nel regno dell’oltretomba. Questo racconto fa parte della prima variante del mito, quella in cui le nozze con Dumuzi hanno luogo.

    Inanna decide di scendere nel regno degli Inferi, “il paese del non ritorno”, secondo alcuni per conoscere i segreti della sorella Ereshkigal, secondo altri, per fare le condoglianze per la morte del marito Gugulanna, “toro del cielo” (assassinato da Gilgamesh nel mito a lui legato). Prima della partenza, si accorda col suo primo ministro Ninshuba (secondo un’altra versione sarebbe “Ninshubur”, ancella della dea); se entro tre giorni e tre notti lei non fosse tornata, allora lui avrebbe avuto il compito di smobilitare gli altri dei per soccorrerla e di dare avvio a grandiose celebrazioni funebri. Fatto ciò, la dea parte. Giunta davanti alle porte dell’Ade, splendidamente abbigliata e ornata dalle insegne regali, viene fermata dal custode Neti, il quale, non potendo permetterle di accedere alla presenza di Ereshkigal così vestita, le fa togliere parte degli ornamenti. Avanzando attraverso le sette porte dell’oltretomba, Inanna viene costretta a levarsi a poco a poco tutti gli abiti fino a rimanere completamente nuda al cospetto della sorella. Ereshkigal, però, scatena la sua ira contro Inanna, la insulta, e fissa su di lei l’occhio della morte. Inanna perde la vitalità e si riduce a cadavere, rimanendo per tre giorni e tre notti appesa ad un gancio per essiccare. Ciò crea una crisi cosmica, che isterilisce il mondo, per la scomparsa della dea della fertilità.

    Non vedendola tornare, Ninshuba mette in atto l’accordo stipulato con la dea; il dio Enki corre in suo aiuto. Egli crea due creature, il Kurgarra e il Galatur, originandole dallo sporco estratto dalle sue unghie, e le invia negli inferi con cibo e acqua, per rianimare Inanna. Ma le regole dell’aldilà non permettono che un vivo vi risieda, ne’ tantomeno che qualcuno possa lasciare il regno dell’oscurità senza che un altro individuo non prenda il suo posto. Nonostante ciò, la dea comincia la sua risalita verso la vita, ma viene inseguita dai demoni degli inferi, i quali afferrano qualsiasi divinità trovino sul loro cammino, per sostituirla ad Inanna, ma lei riesce ogni volta a liberarli, ricordando come ognuno di loro le sia stato amico in passato. Giunta infine ad Uruk, la sua città sacra, Inanna trova il suo sposo Dumuzi, che in sua assenza ne ha approfittato per prendere il potere; accecata dall’ira per tanta presunzione, Innana ordina che Dumuzi vada a sostituirla nel regno di Ereshkigal.

    In un’altra versione del mito, Dumuzi avrebbe accettato di sua spontanea volontà la morte per salvare la sua amata sposa. In entrambi i casi, tuttavia, Dumuzi non subisce una morte definitiva grazie all’intervento di sua sorella Gestinanna. Quest’ultima infatti, riesce a convincere Ereshkigal a trattenere il fratello solo per sei mesi all’anno, facendolo ritornare sulla terra gli altri sei.

    Questo mito viene solitamente interpretato come la rappresentazione della ciclicità delle stagioni. Dumuzi, dio della vegetazione, passa sei mesi sulla terra insieme ad Inanna (stagione della rinascita) e sei mesi con Ereshkigal (letargo invernale).

    Inanna dona i Me a Uruk

    In un altro mito con protagonista Inanna, i Sumeri davano la spiegazione dell’origine della loro civiltà.

    Fra gli abissi delle acque viveva Enki, dio degli oceani, che custodiva i me, forze impersonali che garantivano assieme gli dei, l’ordine universale. Definiti anche “tavole del destino”, i me erano tenuti da Enki lontano dagli uomini. Inanna, vedendo come l’umanità fosse ignorante e primitiva, ne ebbe pietà e decise di recarsi dal dio per strappargli con l’inganno i preziosi me. Venne accolta con grandi celebrazioni e ricchi banchetti. La dea, approfittandosi della propria bellezza e del proprio fascino, offrì ripetutamente numerose coppe di vino ad Enki, il quale, una volta ebbro, le promise in dono tutto ciò che ella desiderasse. Inanna prontamente chiese in dono ad Enki i preziosi me. Caricate a bordo le tavole del destino, la dea ripartì immediatamente alla volta della città di Uruk. Enki, svegliatosi il mattino dopo e resosi conto del danno arrecatosi, non potè però intervenire subito, a causa di un lacerante mal di testa dovuto al vino della sera precedente. Nel frattempo, Inanna mise al sicuro i preziosi tesori e riuscì a resistere successivamente ai sette trucchi messi in atto da Enki per strapparglieli. Inanna fornì così ai Sumeri grandi capacità e tecnologie, che furono i presupposti per una fiorente e duratura civiltà.

    Inanna nell’epopea di Gilgamesh

    Ritroviamo la dea Inanna anche in un famoso poema epico babilonese, l’Epopea di Gilgamesh. Questo poema è stato scritto intorno al 2500 a.C. su tavolette d’argilla e narra le eroiche vicende di Gilgamesh, eroe per due terzi divino e per un terzo mortale, re di Uruk, che attraverso molteplici avventure parte alla ricerca dell’immortalità. In questo racconto ritroviamo la dea con il nome di “Ishtar”, dea babilonese derivata dalla sumerica Inanna.

    Ella, affascinata dalla potenza e dalla bellezza di Gilgamesh, tenta di sedurlo e di farlo innamorare di se, ma l’eroe non cede e rifiuta le avances della dea a causa del trattamento crudele solitamente riservato da quest’ultima ai suoi amanti. Ishtar infatti usava ucciderli senza pietà.

    Ritroviamo quindi in questi miti più recenti la connotazione “oscura” di Inanna, non più vista come dea dell’amore e della fecondità, ma come dea del desiderio sensuale e della violenza. Infatti Ishtar, oltraggiata dal rifiuto di Gilgamesh, invia contro quest’ultimo e il suo amico Enkidu, un toro mostruoso di colore blu. Gilgamesh ed Enkidu riescono però a sconfiggerlo e Ishtar, sempre più accecata dall’ira, colpisce Enkidu con una malattia terribile e lo fa morire dolorosamente. Ciò darà l’avvio al viaggio di Gilgamesh alla ricerca dell’immortalità.

    Approfondimenti

    Ilcerchiodellaluna.it

    P. Scarpi, Manuale di storia delle religioni

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