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Intervista a Alberto Cazzella sugli scavi a Tas-Silg (Malta)

Alberto Cazzella Malta-Tas-Silg
Il sito di Tas-Silg

Abbiamo intervistato per voi Alberto Cazzella, Professore Ordinario di Paletnologia e incaricato di Paletnologia e di Archeologia e Antichità Egee presso la Scuola di Speializzazione in Beni Archeologici dell’Università La Sapienza di Roma, che ha guidato la spedizione archeologica dell’Università romana all’area archeologica di Tas-Silg, a Malta.

Iniziamo con una breve storia della campagna di scavo 2011

Il frammento di crescente lunare in agata è venuto in luce nel corso della campagna di scavi 2010 al limite settentrionale dell’area di scavo, nei pressi di un altare ellenistico. Mentre stavamo asportando i resti di un piano pavimentale di età storica fatto di torba, una preparazione realizzata con argilla mista a calcare polverizzato, tra i frammenti di ceramica e di materiali architettonici riutilizzati all’interno di tale preparazione un reperto realizzato in una pietra particolare con strane incisioni ha attirato subito l’attenzione di tutti. Ci siamo resi subito conto che si trattava di un’iscrizione cuneiforme, del tutto inattesa in un sito maltese. Il reperto è stato quindi fotografato direttamente sul sito e consegnato immediatamente ai colleghi della Superintendence of Cultural Heritage. Prima di diffondere la notizia abbiamo pensato che fosse necessario che uno specialista fornisse le indicazioni sul periodo di realizzazione, il luogo e il significato della scritta. Ci siamo rivolti quindi a Padre Werner Mayer, del Pontificio Istituto Biblico di Roma, uno dei massimi esperti di testi cuneiformi a livello mondiale. Padre Mayer è stato in grado di fornici tutte le informazioni necessarie su questi punti e ora un suo articolo è in corso di stampa sulla Rivista “Orientalia”.

agata con iscrizione cuneiforme da tas silg

Con quali criteri è stata delimitata l’area di indagine ?

Il santuario di Tas-Silg a Malta è un sito archeologico di per sé eccezionale. Si tratta di uno dei grandi santuari megalitici del Neolitico Tardo (III millennio a.C.) tipici delle isole maltesi: caratterizzati da straordinari edifici di culto unici nella preistoria del Mediterraneo. Questo di Tas-Silg però fu riutilizzato nelle fasi successive fino all’epoca storica, quando l’ edificio megalitico principale divenne la cella di un tempio prima fenicio e poi romano e infine il battistero di una chiesa bizantina.

Gli scavi della Missione Archeologica Italiana a Malta nel sito sono stati avviati negli anni ’60 ed hanno messo in luce importanti testimonianze del plurimillenario santuario, in particolare delle sue fasi storiche. Gli scavi finalizzati all’esplorazione dei livelli preistorici sono iniziati nel 2003 a cura della cattedra di Paletnologia dell’Università Sapienza di Roma, con la collaborazione della Dott. Giulia Recchia dell’Università di Foggia: insieme con i colleghi delle altre Università che compongono la Missione Archeologica Italiana (le Proff. Maria Pia Rossignani della Cattolica di Milano e Grazia Semeraro dell’Università del Salento) e a quelli della Superintendence of Cultural Heritage ( il Soprintendente Anthony Pace e il Dott. Nathaniel Cutajar) si è individuata, all’interno del sito, l’area di indagine più promettente per la ricerca sulle fasi preistoriche di costruzione e uso del santuario, fino ad allora poco conosciute. Si tratta della zona a nord-est dell’edificio principale , noto a grandi linee già dalle ricerche degli anni ’60 dove affioravano alcuni elementi megalitici isolati, e dove il deposito archeologico, che in altri punti del sito ha uno spessore limitato, si presentava con una potenza di almeno 2 m.

Quali sono le caratteristiche del reperto?

Il frammento in agata muschiata è riferibile a un elemento a forma di semiluna, accuratamente levigato. L’iscrizione cuneiforme è presente solo su una delle due facce, quella leggermente convessa, che presumibilmente doveva essere a vista, mentre l’altra è perfettamente piana e forse era appoggiata su un supporto. Nell’iscrizione, incompleta, si dice che questa immagine del dio-luna Sin (derivante dalla forma stessa dell’oggetto) era stata dedicata a una divinità della città di babilonese di Nippur (probabilmente Ninurta, che in una tradizione mesopotamica era il figlio di Sin) da parte di un gruppo di individui. Il tipo di scrittura e i nomi fanno risalire l’iscrizione a un momento da collocare intorno al 1300 a.C., durante il cosiddetto periodo della dominazione cassita sulla Babilonia.

In che cosa consiste l’eccezionalità?

Gli elementi di eccezionalità sono più di uno. Il primo, il più evidente, è che si tratta di un oggetto rinvenuto a migliaia di chilometri dal luogo in cui fu prodotto e inizialmente depositato, con un’iscrizione che presumibilmente nessuno a Malta, quando l’oggetto vi arrivò, era in grado di leggere. E’ quindi probabile che sia stata la preziosa materia prima con cui fu realizzato e l’accurata lavorazione a renderlo un manufatto apprezzato anche al di fuori del contesto di origine e a spingere qualcuno a effettuare il trasporto, diretto o in più passaggi, che lo condusse a Malta. Del resto anche nella Babilonia l’agata doveva essere considerata un materiale esotico di pregio: in particolare si può ricordare che una delle principali fonti di reperimento nell’antichità si trovava nella Sicilia sud-orientale. Un altro elemento di eccezionalità, meno evidente ma derivato dall’accurata analisi di Padre Mayer, è costituito dal fatto che i dedicanti babilonesi del crescente lunare in agata si autoidentificarono come un gruppo, mentre in genere si trattava di singoli personaggi di rango che offrivano un bene alla divinità. Si tratta, quindi, di un atteggiamento rituale poco documentato, che apre nuovi interrogativi sull’organizzazione sociale del culto nella Mesopotamia del periodo cassita.

In quale contesto storico si colloca e quale è l’ipotesi sulla sua provenienza?

Mentre, come si è accennato, il contesto storico dell’area originaria in cui il crescente lunare in agata fu prodotto e dedicato, la Babilonia fra XIV e XIII sec. a.C., è ben definito grazie alla ricerca di Padre Mayer, resta problematico il modo in cui uscì dal santuario mesopotamico in cui fu dedicato e il momento in cui arrivò a Malta. Per quel che riguarda la prima questione, Padre Mayer fa notare che un oggetto votivo non poteva uscire dal luogo di dedica se non per effetto di una depredazione connessa con un atto di guerra. La situazione della Mesopotamia dopo il 1300 circa a.C. non fu molto pacifica e già non molto dopo questa data il santuario in cui si trovava potrebbe essere stato depredato. Una volta divenuto parte di un bottino di guerra l’oggetto, che aveva perso il suo valore sacro, poteva entrare in una rete “commerciale” o di scambi di doni nelle aree circostanti la Mesopotamia stessa.

Ma per arrivare fino a Malta doveva essere divenuto un bene svincolato dalla realtà economica e ideologica del Vicino Oriente, che viaggiava su uno degli itinerari marittimi che collegavano il Mediterraneo orientale con quello centrale. I vettori più probabili di tale trasporto via mare su lunga distanza possono essere stati i Micenei/Ciprioti, negli ultimi secoli del II millennio a.C., o i Fenici, nei primi secoli del I millennio o meglio, per quel che riguarda Malta in particolare, l’VIII sec. a.C. Al momento ci sembra più probabile che siano stati i primi, che avevano organizzato un’intensa rete di scambi con la Sicilia, in cui entrava in qualche modo anche l’arcipelago maltese, a portare qui l’oggetto in esame. Se così fosse, sarebbe importante notare che la presenza difficilmente casuale in un luogo come Tas-Silg, che manteneva ancora nella tarda età del Bronzo una funzione di luogo di culto, potrebbe far pensare che il santuario già avesse una fama che superava i limiti dell’arcipelago maltese e che l’oggetto sia stato qui dedicato da navigatori provenienti dal Mediterraneo orientale, come avverrà nei secoli successivi.

Altre testimonianze di particolare interesse?

Il complesso preistorico di Tas-Silg è notevole per diversi altri aspetti. Gli scavi condotti a partire dal 2003 hanno consentito di mettere in luce una parte di quello che doveva essere un grande santuario megalitico nel Neolitico Tardo (III millennio a.C.). Al “tempio” individuato negli anni ’60 si sono aggiunti parti di altri tre edifici con impianto simile ma di differenti dimensioni: oltre a due edifici più piccoli, è iniziato lo scavo di un quarto “tempio”, simile al primo, distrutto da un incendio che ha preservato in posto gli elementi utilizzati al suo interno. Sono inoltre stati messi in luce una scalinata e diversi ambienti e spazi scoperti a pianta quadrangolare, che si inseriscono tra gli edifici “templari” a pianta curvilinea.

Anche questi ambienti appaiono comunque collegati con attività di culto e non di tipo pratico. Si può quindi cercare di comprendere meglio l’articolazione interna di un grande santuario maltese del III millennio a.C. e la sua utilizzazione rituale rispetto a quanto attualmente noto. E’ stato inoltre possibile seguire tutta la sequenza culturale delle successive fasi preistoriche, fino all’arrivo dei Fenici nell’VIII sec. a.C., individuando le trasformazioni subite dal santuario, che comunque non fu mai abbandonato. Di notevole interesse sono anche gli elementi che possono indicare le relazioni con contesti esterni: oltre l’agata stessa, si possono ad esempio ricordare oggetti in ceramica e in metallo della fase tarda dell’età del Bronzo probabilmente importati dalla Sicilia.