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Intervista a Andrea De Pascale, curatore del Museo Archeologico del Finale

Il museo archeologico del Finale, sito a Finale Ligure Borgo (SV), presso i Chiostri di Santa Caterina, è stato fondato nel 1931 (ma apre al pubblico quattro anni dopo, nel 1935) ed espone più di tremila reperti regionali risalenti a diversi periodi storici, quali il Paleolitico, il Mesolitico, il Neolitico, l’Età dei Metalli, l’epoca romana, l’Età tardo antica, il Medioevo e l’Età Moderna. La sua estensione è di trecentoventi metri quadrati e si sviluppa su nove sale più una dedicata alle mostre temporanee. Abbiamo intervistato per voi il Dottor Andrea De Pascale, curatore del museo.

Una sala del museo
Una sala del museo

Carta d’identità del museo

Nome ufficiale: Museo Archeologico del Finale
Tipologia: museo archeologico
Aree di interesse: regionale
Periodi storici rappresentati: Paleolitico, Mesolitico, Neolitico, Età dei Metalli, romanità, Età tardoantica, Medioevo, Età Moderna
Anno di fondazione: 1931 (apertura al pubblico 1935)
Estensione in mq: circa 1600 m2 suddivisi in area espositiva permanente circa 600 m2, sala mostre temporanee circa 130 m2, biblioteca circa 85 m2, aula video circa 22 m2, uffici amministrativi circa 80 m2, deposito reperti archeologici circa 200 m2, Laboratori Didattici circa 100 m2, Laboratori scientifici circa 320 m2
Numero di sale: 9 + sala mostre temporanee
Numero di reperti esposti: oltre 3000
Numero di dipendenti: 5
Numero di visitatori paganti e ridotti (2008): 8362
Numero di visitatori gratuiti (2008): 241
Proprietario: Comune di Finale Ligure
Direttore: prof. Daniele Arobba
Conservatore: dott. Andrea De Pascale
Indirizzo: Chiostri di Santa Caterina, 17024 Finale Ligure Borgo (SV)
Recapiti:
tel. 019 690020
fax 019 681022
www.museoarcheofinale.it
info@museoarcheofinale.it

Intervista

D In breve, ci racconti la storia del museo
R Il Museo Archeologico del Finale è nato nel 1931 come Museo Civico del Finale, con la volontà di raccogliere le tante testimonianze archeologiche che, già dalla metà del XIX secolo, provenivano da scavi e ricerche effettuati sul territorio e che non essendo presente una struttura idonea sono stati dispersi in musei e collezioni di tutta Italia o stranieri. In origine il Museo presentava anche collezioni naturalistiche, marinare e di etnografia locale che nel tempo sono state spostate nei depositi per lasciare sempre maggiore spazio alla storia e all’archeologia, tanto che nel 2000 il Museo ha assunto la nuova e attuale denominazione di Museo Archeologico del Finale. Il suo spostamento dalla originaria sede a quella attuale, avvenuto da ormai trenta anni, nel Complesso monumentale di Santa Caterina in Finalborgo, un convento del XIV secolo sapientemente restaurato, ha permesso di ampliare le superfici espositive e creare un polo culturale (insieme al Museo il Complesso accoglie spazi per mostre temporanee, un auditorium e la Biblioteca Civica) di rilievo.

D Il reperto più importante?
R Difficile fare una scelta, ma sicuramente da segnalare i resti scheletrici di Uomo di Neandertal, la serie di statuine femminili in terracotta (“dea madre”) risalenti al Neolitico ed un elmo in bronzo del V secolo a.C.Le vetrine del museo

D La sala più importante?
R Quella dedicata al Neolitico. Del resto va ricordato che proprio in questo territorio si trova la Caverna delle Arene Candide, uno dei siti archeologici più importanti per la Preistoria mediterranea e per il Neolitico in particolare, oltre a decine di altre grotte che in quasi 150 anni di ricerche hanno restituito fondamentali testimonianze di tale periodo, molte delle quali esposte in museo.

D Avete una attività per le nuove acquisizioni? Da quali fonti provengono?
R Si, il Museo accoglie costantemente nuovi reperti che vengono concessi in deposito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria. Tali materiali provengono sia dalle ricerche in corso sul territorio, seguite dal Funzionario di zona Angiolo Del Lucchese, sia da vecchi scavi i cui reperti erano stati trasferiti in passato nei magazzini centrali della Soprintendenza, che adesso grazie ad un progetto di riallestimento del Museo li sta gradualmente facendo ritornare nel luogo in cui furono ritrovati.

D Prevedete una periodica rotazione dei pezzi tra magazzino e sale?
R In un certo senso si. Come accennato il Museo sta rinnovando il percorso espositivo, non solo da un punto di vista estetico e di allestimento, ma soprattutto di contenuti. Tutti i reperti in deposito e pure quelli conservati dalla Soprintendenza ma provenienti dal Finalese sono in corso di revisione, studio e restauro con l’obiettivo, già completato per la sala dedicata al Neolitico e quella dedicata alle Età dei Metalli, di arricchire le collezioni del Museo e offrire al pubblico la visione di materiali mai esposti. Inoltre nella Sala mostre temporanee vengono organizzate esposizioni a tema presentando materiali solitamente conservati nei depositi.

D Qual’è la filosofia espositiva? Cronologica, per contesti, tematica, geografica?
R La tematica geografica è quella prevalente nel senso che tutti i materiali esposti provengono dal territorio finalese. Il percorso è organizzato cronologicamente, partendo dalle prime testimonianze lasciate 350.000 anni fa dall’Homo erectus per arrivare all’Età Moderna, attraversando tutte le epoche intermedie. A ciascuna fase preistorica o storica è dedicata almeno una sala, al cui interno i materiali sono esposti sia per contesti, sia per tematiche, ad esempio illustrando le tecniche di produzione ceramica piuttosto che la lavorazione dei metalli.

D Che tipo di allestimento avete?
R L’allestimento mira a valorizzare al massimo i reperti esposti, ma allo stesso tempo punta a ricontestualizzarli il più possibile, ossia a renderli comprensibili al pubblico affinché possa comprenderne caratteristiche, modalità di produzione, funzioni, ecc. Questa impostazione è fondamentale soprattutto nelle sale dedicate al Paleolitico dove, per forza di cose, i materiali esposti risultano di più difficile comprensione perché assai distanti da noi non solo dal punto di vista cronologico, ma soprattutto culturale.

D A quando risale l’ultimo allestimento? Chi lo ha curato?
R Il Museo dal 2004 è in costante rinnovamento: in tale anno è stata riallestita la sezione dedicata al Paleolitico, nel 2005 quella sul Territorio e l’Evoluzione umana, nel 2006 abbiamo inaugurato le due nuove sale dedicate al Neolitico, nel settembre 2008 la sala dell’Età dei Metalli. In questi giorni è in fase di riallestimento la sala dedicata al Medioevo. Gli allestimenti sono pensati dalla Direzione del Museo (Daniele Arobba) dal Presidente dell’Ente gestore (Giovanni Murialdo) e da me, in qualità di Conservatore, affiancati da un designer per gli aspetti museografici e avvalendosi della collaborazione di Comitati scientifici di volta in volta costituiti in base alle tematiche da affrontare, formati da colleghi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria e da docenti universitari.

Attività didattiche per bambini al museo
Attività didattiche per bambini al museo

 

D Avete un ufficio interno per progettare gli allestimenti?
R Si, ormai da alcuni anni vi è un designer che è stato assunto a progetto e che lavora fisicamente in Museo in ufficio appositamente attrezzato con tutto il materiale necessario al suo lavoro.

D Organizzate mostre? Se si, la più recente?
R Si, organizziamo direttamente mostre temporanee, ma ospitiamo pure iniziative realizzate da altri Enti, anche su argomenti non prettamente archeologici. Tra le più recenti una esposizione dedicata ai teatri storici della Liguria e una sulla collezione marinara e naturalistica del Museo.

D Avete servizi aggiuntivi come bookshop o bar?
R Il Museo è dotato di un bookshop con numerose pubblicazioni riguardanti l’archeologia, la storia, la storia dell’arte della Liguria, in particolare del Finalese e della Riviera di Ponente.

D Ci sono progetti di ampliamento? Se si, quali?
R Il Museo occupa già una superficie abbastanza ampia, ma in effetti le idee in cantiere, sia sul fronte espositivo, sia su quello delle attività didattiche per i bambini sono tante, per cui alle volte sentiamo la necessità di maggiori spazi. Al momento non c’è ancora nulla di concreto su un ampliamento del Museo, ma chissà…

D Patrocinate o partecipate a progetti di ricerca sul campo?
R Stiamo collaborando alle nuove ricerche promosse dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria alla Caverna delle Arene Candide, dirette da Roberto Maggi, in collaborazione con università italiane e straniere. Inoltre, in collaborazione e su richiesta della Soprintendenza, partecipiamo a interventi anche di emergenza o esplorativi, come quello recentemente attuato in due piccole grotte di nuova scoperta che hanno rivelato contenere resti archeologici. Dal 2007, infine, è in corso una costante collaborazione con il Centro Studi Sotterranei di Genova e l’Università di Ankara per un ambizioso progetto di studio sulle cavità artificiali nell’area di Ahlat, in Turchia orientale, alle quali partecipo personalmente.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R Non vorrei peccare di presunzione, ma me ne vengono in mente più di uno. Dal riallestimento delle sale già completato, alla partecipazione tramite le nostre attività didattiche di archeologia sperimentale al Festival della Scienza di Genova e ad altre manifestazioni di divulgazione scientifica in Italia, o – per quanto riguarda la ricerca – l’aver promosso nel 2006 un convegno cui hanno partecipato oltre 40 relatori italiani e stranieri per ricostruire la storia dell’archeologia preistorica in Liguria, di cui sono stati recentemente pubblicati gli atti.

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R Si, numerose e costanti, sia sul fronte della ricerca sia della divulgazione scientifica.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Si, collaboriamo anche con enti e istituzioni stranieri, europei ed extraeuropei.

D Qual’è il rapporto con il mondo universitario?
R Buono, sia con i ricercatori che vi operano e che spesso vengono in Museo per analizzare reperti o partecipare a convegni e giornate di studio, sia con i giovani che si stanno formando all’Università che presso di noi rimangono spesso alcuni mesi per svolgere tirocini e attività formative.

D E con le Soprintendenze?
R Altrettanto positivo. La collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria per un Museo archeologico come il nostro è fondamentale. I nuovi allestimenti e alcuni progetti editoriali realizzati recentemente nascono proprio dalla buona collaborazione tra le nostre istituzioni.

D E con le Amministrazioni Locali? Mostrano sensibilità?
R Il Museo è di proprietà del Comune di Finale Ligure, che dalla sua fondazione nel 1931 continua a sostenerlo e a crederci quale elemento importante dell’offerta culturale e turistica del territorio. Fondamentale è poi il sostegno della Regione Liguria, costantemente impegnata a finanziare progetti di restauro, studio, catalogazione dei reperti, organizzazione di eventi e interventi di messa in sicurezza di opere e strutture.

D Avete processi interni di ulteriore formazione per il personale?
R Non veri e propri corsi di formazione, ma un costante aggiornamento del personale viene svolto attraverso possibilità di confronto con altre realtà museali. Organizziamo nell’anno alcune giornate di visita ad altri musei o ad eventi di divulgazione scientifica incontrandone i responsabili e scambiandoci informazioni e metodi di lavoro.

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato?
R Le risorse su cui possiamo contare, pubbliche e private, ci permettono di coprire i costi di gestione e sostenere le iniziative che in questi anni abbiamo realizzato. Certo, se avessimo maggiori risorse si potrebbero avviare ulteriori progetti che da tempo sono pronti e in attesa di essere adeguatamente sostenuti…

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Si. In particolare, tra i capitali privati ricevuti in anni recenti dal Museo vi sono diversi contributi concessi dalla Fondazione “A. De Mari” – Carisa di Savona, che con grande sensibilità ci segue sia nel progetto di riallestimento del percorso espositivo, sia nella creazione e miglioramento delle attività didattiche per i bambini.

D Avete rapporti con le scuole?
R Intensi, nel senso che circa l’80% dei nostri visitatori sono bambini e ragazzi.

D Fate iniziative didattiche? Se si, rivolte a quale pubblico?
R Si, abbiamo otto Laboratori Didattici di Archeologia Sperimentale in funzione tutto l’anno in cui i bambini possono provare direttamente a realizzare vasi in ceramica, macinare i cereali con tecniche tradizionali, tessere, produrre affreschi, svolgere una simulazione di scavo archeologico o dipingere con pigmenti naturali sulla riproduzione di una parete di una caverna. Sono, inoltre, possibili visite guidate al Museo e approfondimenti tematici su diversi argomenti, concordati con gli insegnanti e accompagnati da operatori didattici. Tutte offerte prevalentemente rivolte alle scuole di ogni ordine e grado, o a bambini accompagnati dalle loro famiglie. Anche per il pubblico adulto, comunque, sono previste attività, quali itinerari escursionistici sul territorio.

D Come gestite la divulgazione del vostro museo verso il grande pubblico?
R Prevalentemente attraverso il passaparola e con una promozione tramite depliant e manifesti, oltre che realizzando nel corso dell’anno varie iniziative che richiamino l’attenzione dei media affinché le divulghino.

D Avete materiale divulgativo? Una guida? Un catalogo?
R Si, il Museo produce locandine e manifesti che vengono regolarmente affissi a cura del Comune, vi sono depliants con le varie offerte proposte distribuiti sul territorio e in occasione della partecipazione a eventi e manifestazioni fieristiche e divulgative, abbiamo un’ampia serie di pubblicazioni e guide tematiche sul percorso espositivo.

D Fate pubblicità istituzionale sui media?
R Purtroppo solo molto saltuariamente, quando le economie lo permettono. Il mondo della pubblicità oggi è fondamentale, promuovere la propria realtà, creare un’immagine forte è importante, ma i costi sono assolutamente sproporzionati.

D Il vostro rapporto con la stampa? Avete un ufficio stampa?
R Ci appoggiamo all’ufficio stampa del Comune di Finale Ligure, che cura i nostri rapporti con i media. Devo dire che c’è attenzione da parte della stampa, sia cartacea, sia on-line e anche da parte delle emittenti radiofoniche che spesso realizzano interviste a tema sulle nostre iniziative.

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