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Intervista a Claudia Fredella

Parco Archeologico e sperimentale del Forcello

Claudia Fredella è il responsabile delle attività educative del Parco Archeologico e sperimentale del Forcello

Il Parco Archeologico e sperimentale del Forcello è un’area archeologica con scavi in corso, parco didattico e sperimentale. Le aree di interesse sono la storia, l’archeologia, le attività artigianali, l’ambiente e il paesaggio e il periodo storico approfondito è quello etrusco. Il parco, fondato nel 2006, si estende per 8000 mq e rientra nel Comune di Bagnolo San Vito (MN). Non possiede alcun direttore, ma le attività educative sono organizzate e coordinate dalle Responsabile, Claudia Fredella. La abbiamo intervistata per voi.

D In breve, ci racconti la storia del parco.
R Il Parco Archeologico nasce da un’esigenza di tutela e valorizzazione dell’area archeologica, nella quale da oltre 30 anni sono in corso gli scavi dell’ abitato etrusco. Il progetto, realizzato con una forte sinergia d’intenti tra il comune di Bagnolo e la Cattedra di Preistoria e Protostoria dell’Università degli Studi di Milano, ha preso avvio nel 2004 grazie a anche ai finanziamenti della Regione Lombardia e dell’Unione Europea.

La missione del parco è quella di rendere fruibili al grande pubblico i risultati delle ricerche archeologiche in corso. L’area si trova nell’ambito territoriale protetto del Parco Regionale del Mincio e singolarità del luogo e la complessità dei sedimenti archeologici hanno suggerito i caratteri peculiari dell’intervento; le strutture sono state costruite su fondazioni superficiali e sospese dal terreno allo scopo di non interferire con i sedimenti archeologici. Il parco è dotato di un forte apparato didascalico (pannelli e laboratori per attività didattiche e sperimentali) che permettono al visitatore anche non esperto di comprendere appieno la modalità della ricerca archeologica e sperimentale e apprezzarne i risultati.

D L’elemento più importante?
R La sinergia tra ricerca e divulgazione.

D L’area più importante?
R Scavo, ricostruzioni sperimentali (fornaci e telaio) e laboratori didattici. Tutto!

D Avete un museo all’interno del parco?
R Abbiamo alcune vetrine nell’aula multimediale dove è esposta la mostra “Fuochi sotto le stelle” conle copie di vasellame etrusco e celtico riprodotte dal dott. Roberto Deriu nelle cotture sperimentali e che mira ad illustrare tramite oggetti e immagini la metodologia e i risultati della ricerca sperimentale.  Da anni è in fase di studio un progetto di museo per esporre finalmente la grandissima quantità di materiale che proviene dallo scavo, ma mancano i fondi per realizzarlo.

D Qual’è la filosofia narrativa e comunicativa del parco?
R Data la difficoltà di lettura dell’area archeologica, in assenza di strutture monumentali, il parco si è posto l’obiettivo di rendere il percorso di visita facilitato da un forte apparato didascalico con molte immagini di materiali e disegni ricostruttivi che aiutino il visitatore nella comprensione di come vengano elaborati dagli esperti i dati di scavo. La comunicazione si propone di soddisfare diversi livelli di conoscenza dal meno esperto allo specialista. Le attività didattiche sono bastate sul concetto del learn by doing.

D Quanti itinerari proponete? Di che tipo?
R Visite guidate al parco e agli scavi, dimostrazioni di archeologia sperimentale, corsi di approfondimento, conferenze, cene etrusche e laboratori didattici.

Il mestiere dell’archeologo: offre un approccio immediato e concreto con lo scavo archeologico e l’emozione della scoperta. Dopo una breve introduzione sulle modalità di identificazione di un sito archeologico tramite l’impiego delle cosiddette “indagini preliminari” vengono illustrate le modalità di organizzazione di una campagna di scavo, le tecniche di scavo e gli strumenti di lavoro dell’archeologo. Si esegue, quindi, una simulazione di scavo: con pennelli e cazzuole si procede all’asportazione di uno strato di terra, per mettere in luce dei resti archeologici. Si svolgono, infine, le attività di documentazione grafica, fotografica e l’analisi dei materiali rinvenuti.

La ricognizione di superficie: offre un contatto diretto con le attività di indagine che consentono di individuare un sito archeologico e che precedono la campagna di scavo: sarà possibile effettuare una raccolta di materiali di superficie, seguita da un’analisi guidata per comprenderne il significato.

A tavola con gli Etruschi: con un tuffo nel passato si comprende come si viveva nell’abitato etrusco del Forcello. Vengono illustrate le scoperte che forniscono notizie sulla vita quotidiana e con particolare attenzione alla produzione e lavorazione del cibo. Si effettua quindi l’attività di molitura dei cereali, con macine e macinelli di pietra, fino ad ottenere la farina e il riconoscimento di alcuni frammenti di ossa animali provenienti dagli scavi, con l’ausilio di tavole anatomiche delle specie allevate.

L’arte del vasaio: illustra le tecniche di preparazione dell’argilla, della sua modellazione e decorazione e infine della cottura dei vasi. Vengono mostrate le diverse classi ceramiche rinvenute al Forcello e si comprenderà la funzione dei vari recipienti. Si procede quindi alla manipolazione dell’argilla ed alla realizzazione, da parte di ciascun partecipante, di un vaso con la tecnica del colombino. I vasi vengono infine decorati, con l’ausilio di semplici strumenti, con motivi o iscrizioni che compaiono sulla ceramica etrusca.

Dalla terra al museo: laboratorio di restauro: permette di capire l’iter del reperto ceramico dal momento del ritrovamento alla sua musealizzazione: da una cassetta con diversi frammenti si dovranno inizialmente riconoscere e dividere i diversi impasti ceramici e le diverse forme e decorazioni per poi ricostruire i recipienti.  Segni etruschi: attraverso l’osservazione dei reperti ceramici provenienti dallo scavo che recano iscrizioni si analizza l’importanza del reperto ceramico come indicatore culturale e come veicolo di informazioni sul suo proprietario e sul suo utilizzo. Con il laboratorio si andrà alla scoperta della lingua degli etruschi, ancora oggi poco conosciuta, a causa della scarsità di fonti. Gli alunni si cimenteranno nella ricostruzione di un’iscrizione etrusca, analizzando alcuni frammenti ceramici a simulazione del lavoro che svolgono gli archeologi sui materiali recuperati negli scavi.

Trame del passato: analizza le attività di tessitura attestate nell’abitato etrusco del Forcello. Vengono presentati, con l’ausilio di immagini e mostrando alcuni reperti provenienti dagli scavi, gli strumenti e le tecniche utilizzati per la tessitura. Si assiste quindi alla tessitura di un piccolo tappeto di lana, con un telaio verticale ricostruito sulla base delle testimonianze archeologiche. Infine ogni partecipante realizzerà corde e intrecci e una piccola porzione di tessuto filando della lana tramite l’impiego di piccoli telai.

La casa di Venzal: partendo dall’analisi delle tecniche costruttive note fin dalla preistoria, permette di conoscere le modalità di costruzione impiegate dagli Etruschi al Forcello, mostrando immagini di scavo, ricostruzioni e attività di archeologia sperimentale. Si procede quindi alla costruzione del modellino di una casa con pareti realizzate con la tecnica “dell’incannucciato” (rami intrecciati rivestiti d’argilla).

D A quando risale l’ultimo percorso? Chi lo ha curato?
R Al 2011, Segni Etruschi, Claudia Fredella in collaborazione con il Sistema dei Musei Mantovani

D Organizzate mostre? Se si, la più recente?
R Il filo dell’arte nel luogo del tempo 2011.

D Avete servizi aggiuntivi come bookshop o bar?
R Book shop e distributori bevande.

D Organizzate visite guidate? Se sì, con quale criterio?
R Si per classi e gruppi.

D Ci sono progetti di ampliamento? Se si, quali?
R Ogni anno, grazie al bando regionale, abbiamo arricchito il parco di nuove strutture e apparati comunicativi (nuovi laboratori, quaderni didattici, rivista..) Il prossimo potrebbe essere la realizzazione della ricostruzione sperimentale di una casa.

D Patrocinate o partecipate a progetti di ricerca sul campo?
R E’  in corso lo scavo da parte dell’UNIMI diretto dal Prof. De Marinis e ricerche paleo ambientali in collaborazione con Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali.

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R Facciamo parte del sistema dei Musei Mantovani e della rete MA_net dei musei archeologici delle provincie di BS,CR,MN. Inoltre collaboriamo con il CNR.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Siamo membri EXARC.

D Qual’è il rapporto con il mondo universitario?
R L’UNIMI è tra i fondatori del parco e contribuisce attivamente alla sua gestione.

D E con le Soprintendenze?
R La Soprintendenza Arch della Lomb. è sempre informata sulle attività del parco ed ha approvato tutti progetti presentiti in Regione per il cofinanziamento.

D E con le Amministrazioni Locali? Mostrano sensibilità?
R Il comune ha fortemente voluto il parco ma non ha i fondi necessari per la gestione e per promuoverlo adeguatamente. Il parco riesce a rimanere aperto grazie ai volontari della Proloco.

D Avete processi interni di ulteriore formazione per il personale?
R Riusciamo a fare corsi di approfondimento per operatori con la rete MA-net e il Sistema Musei MN.

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato?
R No.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Si.

D Avete rapporti con le scuole?
R Certo, facciamo progetti strutturati con le scuole di Bagnolo e San Biagio tutti gli anni.

D Fate iniziative didattiche? Se si, rivolte a quale pubblico?
R Si, tutti.

D Come gestite la divulgazione del vostro parco verso il grande pubblico?
R Sito web e stampa.

D Avete materiale divulgativo? Una guida? Un catalogo?
R Entrambi.

D Fate pubblicità istituzionale sui media?
R L’abbiamo fatta ma senza grandi risultati.

D Il vostro rapporto con la stampa? Avete un ufficio stampa?
R Interno al comune.

Recapiti:

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