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Intervista a Davide Gnola sul libro “Il diario di bordo di Giuseppe Garibaldi”

Davide Gnola ha recentemente pubblicato “Il diario di bordo di Giuseppe Garibaldi” per Mursia. Lo abbiamo intervistato per voi.

Come è nato il suo interesse per la gente di mare e la marineria?
Ho fatto il bambino a Rimini, nella pensione gestita dai nonni a 50 metri dalla spiaggia. Non ricordo quando ho imparato ad andare a vela, sul Vaurien (una bella,. piccola deriva) di mio babbo con il quale occoreva fare lo slalom tra i bagnanti per riuscire a guadagnare il mare aperto. Dopo essere stato “assente dal mare” per gli studi, l’ho reincontrato a Cesenatico, dove parlando con le persone sono entrato dentro alla storia e alle memorie di una vera comunità costiera. Sono stato coinvolto sin da subito sia nella Biblioteca del Mare, sia nella realizzazione del Museo della Marineria, dove sono diventato Direttore “sul campo” dopo avere seguito passo dopo passo l’allestimento della nuova sezione a terra.

Vuole riassumerci le tappe fondamentali della formazione nautica di Garibaldi?
Garibaldi compie tutte le tappe della formazione nautica mercantile: a partire da mozzo, scala tutte le tappe dell’apprendistato sino a diventare capitano in seconda ed avere anche un primo comando; le sue navigazioni giovanili sono soprattutto in Mediterraneo, mare molto formativo perché la vicinanza delle coste e il meteo costringe a reagire con rapidità, e a bordo di brigantini, velieri versatili ma impegnativi per il numero e complessità delle manovre. Poi sopraggiunge il servizio militare, nella Marina del Regno di Sardegna, interrotto per la diserzione e fuga dopo la fallita insurrezione di Genova. In Sudamerica, ancora, Garibaldi si misura con imbarcazioni medio/piccole su acque difficili, come l’estuario del Plata, i corsi d’acqua interni, le secche: qualità che gli saranno utili quando dovrà utilizzare i bragozzi a Cesenatico nel tentativo di raggiungere Venezia dopo la fine della Repubblica Romana. L’esame di laurea “marittimo”, per così dire, è la traversata del Pacifico dal Perù alla Cina con il veliero “Carmen”, e il successivo ritorno sino in Europa via Capo Horn – descritta nel “diario di bordo”. Paradossalmente, il diploma di Capitano di Lungo Corso gli arriva solo dopo questa esperienza, quando Garibaldi ha ormai smesso di navigare per mestiere.

Cosa ci racconta il diario tenuto da Garibaldi dal 1850 al 1854?
Il “diario”, conservato nel manoscritto all’Archivio di Stato di Palermo, contiene l’annotazione dei viaggi effettuati dal 1850 al 1854, durante il cosiddetto «secondo esilio». I primi due viaggi sono stati effettuati da passeggero, a bordo di due piroscafi – il Georgia e il Prometheus – impiegati nella rotta da New York all’Istmo di Panama, e affollati dai cercatori d’oro della California: un passeggero che però porta con sé sestante, carte, manuali e cronometro, e che determina la sua posizione con diligenza, proprio allo scopo di esercitarsi e riprendere la mano al mestiere del mare. Il terzo viaggio vede invece Garibaldi al comando del veliero Carmen, con il compito di attraversare tutto l’Oceano Pacifico, dal porto peruviano di Callao sino a Canton in Cina, trasportando un carico di guano all’andata e di thé, stoffe e merci varie al ritorno. Infine, Garibaldi trasporta rame e lana dal Cile a Boston sulla rotta di Capo Horn, per poi giungere a Londra e infine a Genova al comando di un altro veliero, il Commonwealth.
Il manoscritto, sin qui inedito, è rimasto quasi del tutto sconosciuto agli studiosi di Garibaldi, perché riguarda vicende esclusivamente marittime riferite ad un periodo che costituisce una sorta di parentesi nelle vicende storiche e politiche legate alla sua figura. È anche abbastanza ostico per chi non abbia qualche cognizione di nautica, e d’altra parte nomina luoghi che ora hanno cambiato spesso completamente nome, per identificare i quali è stato necessario andare a riscoprire le “Istruzioni natiche” e la tutta la manualistica allora utilizzata dai capitani.
Dal punto di vista della storia marittima, si tratta invece di un documento di grande interesse e suggestione, perché restituisce insieme ad una immagine in gran parte inedita dell’Eroe dei Due Mondi anche una sguardo ravvicinato su alcuni importanti momenti della navigazione commerciale a vela di metà Ottocento.

La sua tesi vuole che le doti strategiche e militari dell’Eroe dei due Mondi si siano formate in mare. Attraverso quali ricerche e studi è arrivato a questa conclusione?
Il mestiere del mare comporta l’acquisizione di una serie di competenze, ma soprattutto di una forma mentis: l’attitudine ad un rapporto attivo e continuo con il contesto ambientale e umano di riferimento. L’esperienza di governo della nave, soprattutto per chi ne ha la responsabilità come il capitano e gli ufficiali di bordo, richiede l’osservazione costante dello stato del mare, del vento, della geografia e meteorologia nella loro evoluzione; parallelamente, c’è la ricognizione quotidiana degli uomini, del loro grado di preparazione, salute, stato psicologico e motivazione, nonché dei rapporti che instaurano tra di loro. Tutto ciò sviluppa una mentalità “opportunistica” nel condurre le proprie azioni e scelte operative non in base a regole d’ingaggio studiate all’accademia, ma come conseguenza appunto delle opportunità e dei problemi che si presentano via via sul campo. Garibaldi porta questo bagaglio tutto marinaro all’interno dell’azione militare. Per usare un gioco di parole, egli non fa mai nulla “alla garibaldina”: è abituato a pianificare e studiare, ma anche a cogliere l’attimo dell’opportunità.

Quali sono state le tematiche affrontate durante il convegno dedicato alle storie e alle imprese dei Naviganti-Patrioti tenutosi a Lerici dal 17 al 19 settembre 2010?
Il Convegno in realtà è stato soprattutto l’occasione per raccontare e riaffermare il ruolo importantissimo svolto da tantissimi patrioti disseminati nelle varie parti d’Italia, e che resero possibile il grande sogno dell’Italia unita. Ma molti di noi hanno anche voluto intervenire, con passione, sulla difficoltà di questo anniversario, in un tempo nel quale sembra invece che si voglia tornare indietro e negare o sminuire (a partire dalla stessa figura di Garibaldi, fatta oggetto di calunnie assurde) la grande conquista dell’Unità. Non è mancato un accenno – complice un frammento del piroscafo “Lombardo” usato nella spedizione dei Mille, che ho mostrato ai presenti – alla necessità di raccontare meglio la marineria nazionale italiana, anche attraverso i musei marittimi, che in Italia sono purtroppo molto pochi e senza un vero museo marittimo nazionale.

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