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Intervista a Francesco Spaggiari sul ritrovamento dell’antichissimo strumento per la raccolta del corallo

Francesco Spaggiari, responsabile del Diving Club Cala Levante, ha recentemente individuato un antichissimo strumento per la raccolta del corallo. Lo abbiamo intervistato per voi.

Come ha individuato e identificato questo antichissimo strumento per la raccolta del corallo?
“Erano un po’ di giorni che avevamo in programma di immergerci nelle acquee antistanti Cala Levante. I pescatori locali ci avevano segnalato la presenza di un taglio profondo del fondale, sul quale le loro nasse catturavano sempre dei bellissimi esemplari di astici. Il giorno dell’immersione, il mare era calmo e per questo motivo si era deciso che il nostro ritorno, sarebbe avvenuto direttamente a Cala Levante, un modo diverso per passare la lunga decompressione che ci aspettava. L’immersione prevedeva una profondità massima di 120 mt. per 30 minuti di tempo di fondo. Dopo aver esaurito la parte di fondo, abbiamo iniziato la risalita e quindi la necessaria decompressione. Il taglio si era rivelato in tutta la sua bellezza, un luogo inesplorato, un paesaggio lunare che solo raramente e solo nelle acquee di Pantelleria, ho avuto il piacere di ammirare. Giunti sul limite della caduta, il fondale assumeva la caratteristica conformazione della distesa pianeggiante di sabbia. Una sabbia chiara, fine, sulla quale in lontananza si intravedevano dei parallelepipedi apparentemente d roccia. La mia attenzione fu attirata dalla presenza di quei massi, dalle forme troppo perfette, che si distribuivano su di un’area di circa 200mq. Osservando con più attenzione il fondale che circondava i massi, mi sono accorto che dalla sabbia fuoriuscivano delle porzioni di ceramiche dipinte, frammenti di piatti e pentole. Di li a poco il mio sguardo si è soffermato su due grandi ancore in ferro e su due ceppi di ancora in piombo, che presentavano ancora delle porzioni di legno, al loro interno. Vicino a una delle due ancore in ferro, fuoriusciva dalla sabbia un pezzo di legno. Quel legno e quello che lo circondava, mi ha fin da subito colpito. Alla base del pezzo di legno vi era una semisfera perfetta. Osservando meglio il reperto, mi accorsi che il legno trapassava la semisfera e che ai quattro lati di essa vi erano quattro fori rettangolari. Ispezionando la semisfera, fu subito evidente che non si trattava di normale pietra, ma che essa era composta da metallo e più precisamente piombo. L’oggetto, accuratamente pulito dalla sabbia che lo ricopriva per circa la sua metà, aveva una struttura e una forma che non avevo mai visto prima e che non poteva non essere frutto del lavoro dell’uomo.”

Quali sono state le sue prime impressioni sul reperto?
“ La prima cosa che ha attirato la mia attenzione è stata la semisfera di piombo. La sua forma perfetta era chiaramente opera dell’uomo. In seconda battuta il legno che perfettamente allineato al centro la trapassava, rappresentava un altro aspetto decisamente affascinante. Era la prima volta che mi imbattevo in un oggetto dalle forme così complesse e strutturate. Anfore, ancore litiche e di piombo, travi di legno rivestite da metallo, nel corso della mia carriera di esploratore subacuqeo ne ho incontrate a centinaia, ma quell’oggetto era un qualcosa che non avevo mai visto prima. Una scoperta davvero emozionante. Emozionante non solo per la consapevolezza di aver scoperto un qualcosa che non avevo mai visto prima, ma perché fin da subito ho capito che si trattava di attrezzo appartenente a una nave e che quindi li sotto, per forza di cose, l’antico relitto doveva esserci per forza.”

Il Diving Club Cala Levante è noto per il suo interesse per l’archeologia subacquea. Era già capitato che segnalaste alla Soprintendenza altre testimonianze? Vuole parlarci delle più importanti?
“ Cala Levante Diving fina dalla sua nascita ha sempre dedicato una parte importante della sua attività all’esplorazione dei fondali di Pantelleria. La mia passione per l’archeologia subacquea e per la storia mi ha condotto nella continua ricerca di reperti e segni provenienti dal passato. La comunità locale di Calalevante mi ha insegnato i luoghi dove un tempo venivano ritrovate anfore e ancore. La possibilità di immergersi con miscele trimix ha poi ampliato in modo esponenziale le possibilità di esplorare. Negli ultimi anni, nel corso di immersioni profonde in luoghi mai visitati dall’uomo, ho scoperto almeno quattro importanti giacimenti di anfore puniche e romane. Dal 2009 sono impeganto in una campagna di esplorazione di un sito nel quale sono concentrate in circa 200mq almeno 60 ceppi di ancora in piombo, la maggior parte di questi sono di dimensioni davvero importanti e quasi tutti hanno nelle loro immediate vicinanze la loro contromarra. Nel 2010 a circa 70 metri di profondità, in un luogo ben noto per la sua importanza archeologica, ho scoperto un nuovo giacimento di anfore mai segnalate prima e nel mezzo di questa concentrazione di reperti ho scoperto una trave di legno, che sembra uscire dal nulla dal fondale. La trave dopo una prima rudimentale ispezione pare essere lunga almeno 2 metri e ritengo che sia un pezzo intatto di paramezzale, dopo 10 anni di ricerche in questo sito molto battuto, sembra che alla fine il relitto si sia trovato.”

Svolgete attività in collaborazione con la Soprintendenza del Mare. Se sì, quali?
“ Tutte le mie scoperte sono state subito denunciate alla Soprintendenza del Mare e sono molteplici le attività che il diving Calalevante conduce con la collaborazione della Soprintendenza. La prima è stata la realizzazione dell’ Itinerario Subacqueo Archeologico di Cala Tramontana e le due relative campagne di scavo. Oggi vi è un progetto riguardante Cala Tramontana, che promosso dal Consorzio Pantelleria Ricerche, di cui il diving è uno dei soci, con la collaborazione della Soprintendenza del Mare, vuole realizzare una campagna di scavo archeologico per portare alla luce i resti del relitto punico di Cala Tramontana.”

Vuole parlarci delle vostre attività come il turismo archeologico e le campagne di ricerca?
“Nel corso degli anni ho cercato di comunicare ai numerosi clienti del diving, la grande emozione che si prova nella scoperta di oggetti provenienti da un lontano passato. L’Itinerario Archeologico Subacqueo di Cala Tramontana, è stato visitato da tantissimi subacquei. Un briefing dettagliato, la consegna delle schede identificative dei diversi reperti, la possibilità di scattare foto e girare filmati sono state le armi vincenti che hanno fatto appassionare tantissime persone all’archeologia subacquea. Per le campagane di ricerca, Calalevante ne è promotore fin dal 2001, anno in cui la WDS si presentò sull’isola per indagare su di un relitto avvistato circa 30 anni prima. Lo stesso relitto è stato poi oggetto di un’altra campagna di ricerca organizzata dalla Global Underwater Explorers e dal diving Calalevante nel 2005, nel corso della quale il sito è stato mappato e tutti i reperti catalogati. La missione Pantelleria 2005 ha poi prodotto un bellissimo DVD, che nel corso del I Festival delle Attività Subacquee dell’isola di Pantelleria del 2009, è stato pubblicamente proiettato e ha riscosso un grandissimo successo. Campagne archeologiche future sono già state inserite all’interno dei diversi progetti presentati e coordinati dal Consorzio Pantelleria Ricerche e per questo motivo vorrei ringraziare il mio carissimo amico e compagno di avventure il dott.Leonardo Abelli, AD del Consorzio Pantelleria Ricerche e Fabio Leonardi, il mio compagno di immersione, senza di loro tutto sarebbe stato davvero impossibile.”

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