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Intervista a Helga Di Giuseppe, autrice di “Felicitas Temporum”

Sabato 20 giugno 2009 è stato presentato Felicitas Temporum. Dalla terra alle genti: la Basilicata settentrionale tra archeologia e storia, scritto dalle archeologhe Alfonsina Russo e Helga Di Giuseppe. Abbiamo intervistato per voi Helga Di Giuseppe.

1. Da quali studi nasce Felicitas Temporum. Dalla terra alle genti: la Basilicata settentrionale tra archeologia e storia?
Il volume raccoglie i risultati delle ricerche archeologiche condotte negli ultimi 20 anni in due aree della Lucania settentrionale, gravitanti sui territori del Marmo-Platano e dell’alta valle del Bradano. Qui si sono concentrate alcune delle indagini più importanti condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata in collaborazione con Istituti di ricerca italiani e stranieri. L’iniziativa editoriale è nata come catalogo dei reperti esposti nel museo di Muro Lucano, ma è diventato nel tempo un excursus tematico a carattere storico-archeologico sulla Lucania.

2. Il volume e il progetto di Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano sono il risultato di un raro esempio di collaborazione tra Istituzioni. Vuole parlarcene?
Il volume ha un carattere internazionale grazie alla tradizione avviata dalla soprintendenza lucana di aprire la ricerca di questa regione a tutte le istituzioni italiane e straniere interessate a svolgere una ricerca archeologica sul territorio. Infatti i lavori presentati in Felicitas Temporum sono stati svolti dalle Università di Roma “La Sapienza” (A. Carandini), di Perugia (M. Gualtieri, H. Fracchia), di Torino (M. Barra Bagnasco), dalla Scuola di Specializzazione di Matera (M. Osanna) e dall’Università dell’Alberta – Edmonton in Canada (A. Small). Inoltre sono stati coinvolti nel progetto editoriale l’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte (A. La Regina) e specialisti quali Ann Kuttner (University of Pennsylvania) e Carla Sfameni. Tutti hanno risposto con entusiasmo all’invito a scrivere sintesi storico-archeologiche sulle ricerche svolte e il potenziale informativo dei singoli contesti è aumentato grazie alla collaborazione e al continuo scambio di informazioni intercorso tra gli autori.

3. Felicitas temporum si propone di completare il progetto di allestimento, promuovendo la conoscenza del passato e la cultura. Vuole spiegarci in quale maniera?
Troppo spesso le ricerche archeologiche rimangono confinate entro archivi di soprintendenza, riviste specialistiche e pubblicazioni che non hanno nessuna distribuzione. Un grande patrimonio conoscitivo, dunque, rimane nascosto o relegato entro un circuito accessibile a pochi. La realizzazione di un museo è, al contrario, una tappa fondamentale nel processo di comunicazione archeologica; è la fase in cui l’addetto ai lavori restituisce al pubblico i risultati delle proprie ricerche, risultati che derivano da un lungo processo di analisi, interpretazione ed elaborazione dei dati che vanno resi fruibili anche ai meno esperti. Un museo, però, è una struttura stabile che richiede per avere un senso l’afflusso dei visitatori. Uno dei modi per favorire tale afflusso e quindi la conoscenza di ciò che l’esposizione propone è stato proprio la realizzazione di Felicitas Temporum che attraverso vari canali di distribuzione sta arrivando a tutti, dando conto non solo dei contenuti del museo, ma anche delle importantissime tematiche storiche evocate dai contesti esposti.

4. Il volume riflette su un lungo periodo storico durante il quale si sono avvicendate numerose trasformazioni. Vuole elencarcele brevemente?Il volume, coerentemente con i contesti esposti nel museo, narra la storia della Lucania interna dall’epoca arcaica a quella altomedievale in relazione anche alla storia del resto d’Italia. In un arco cronologico di circa 13 secoli si sono incontrati, scontrati, avvicendati e integrati genti lucane, greche, sannite, romane, africane e longobarde, genti di credo pagano, cristiano ed ebraico. Ognuna di esse ha portato il proprio bagaglio culturale e lo ha rielaborato sul territorio, promuovendone uno sviluppo peculiare. Per fare qualche esempio, l’incontro tra il mondo indigeno e quello greco ha stimolato l’adozione di nuovi modelli comportamentali legati all’autorappresentazione; i Romani hanno imposto una nuova organizzazione e gestione del territorio incentrata su prefetture, colonie e municipi e soprattutto uno sfruttamento razionale delle principali risorse ambientali tramite il sistema delle ville.

5. Quale’è la sezione più importante e perché?
E’ difficile dire quale e se c’è una sezione più importante. Per uno studioso del passato tutto è interessante e lo diventa ancora di più quando si verifica la possibilità di cercare nuovi documenti che possano aiutare a completare o riscrivere una storia. Ogni sezione nel museo racconta a diverso titolo e in maniera innovativa un pezzo di storia sociale, politica economica, religiosa e architettonica ed è solo l’insieme di questi tasselli sparsi, necessariamente destinati ad accrescersi con la prosecuzione delle ricerche, che ci permette di ricomporre un quadro non più esistente.
Si può forse sottolineare l’importanza della sezione romana in quanto incentrata per la prima volta in un museo lucano sulle ville romane. Alle ville romane sono stati dedicati moltissimi studi incentrati sulla loro nascita, sviluppo e declino, sull’economia, sulle architetture, sugli aspetti organizzativi e sociali; spesso vengono musealizzate e rese fruibili al pubblico o portate in mostra. Raramente succede, però, di esporne i reperti, soprattutto quelli brutti e deformi, che, è vero possono offendere il nostro gusto abituato al bello, ma possono anche svelarci nuovi scenari sulle attività produttive che in queste strutture si svolgevano. Scarti di cottura, ad esempio, strumenti di lavorazione e piccoli oggetti domestici iscritti ci informano sull’organizzazione dei cicli produttivi inevitabilmente legati alle vocazioni di un territorio e sulle forze sociali coinvolte. Questo museo mostra come la Lucania in passato era al centro degli interessi economici delle più importanti aristocrazie italiche e urbane del mondo antico.

6. Il libro è stato curato in collaborazione con Helga Di Giuseppe e Alfonsina Russo. Come avete gestito la Vostra collaborazione?La nostra collaborazione è stata un idillio di rara bellezza che ha permesso – parlo per me ovviamente – di lavorare bene, con professionalità e anche divertimento. La nostra compatibilità caratteriale ha trasformato questa iniziativa in un gioco di squadra in cui ognuna ha messo in campo le proprie competenze, conoscenze, contatti utili a risolvere questo o quel problema. Personalmente quello che mi ha stimolato in questa iniziativa è stata l’energia di Alfonsina Russo, la sua capacità di fare, di ottenere, di coinvolgere e soprattutto la sua capacità di riconoscere e valorizzare i meriti altrui, atteggiamento dell’animo umano non facile da incontrare nel nostro ambiente.

7. Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate nella stesura del volume?La maggiore difficoltà è stata quella di dare ai testi un taglio semplice che fosse metodologicamente e scientificamente corretto, ma nello stesso tempo comprensibile non solo ad un pubblico di addetti ai lavori, ma anche a lettori in formazione, penso agli studenti o a lettori generici che sempre più numerosi si accostano alla nostra disciplina.

8. Cosa desidera trasmettere ai lettori?
Mi piacerebbe trasmettere ai lettori la passione per la storia di questa regione, passione che si accompagna al rispetto dell’ambiente e di tutto ciò che esso ha custodito nel tempo. Mi piacerebbe che le comunità locali imparassero a conoscere i Beni del loro territorio, a prendersene cura a valorizzarlo e a restituirlo alle generazioni future come un Bene prezioso, un Bene bello, un Bene che narra ciò che siamo stati e che siamo diventati.

9. Vuole raccontarci in breve la Sua carriera?
Mi sono laureata e specializzata presso l’Università di Roma “La Sapienza” con argomenti inerenti le ville romane nel contesto territoriale ed economico lucano e le produzioni ceramiche tardoantiche lucane. Ho conseguito un dottorato presso il Birkbeck College di Londra sull’uso storiografico della ceramica a vernice nera in aree campione dell’Italia antica, tra cui la Lucania. Sono stata ricercatrice a contratto presso la British School di Roma per il Tiber Valley Project, un progetto che ha riletto la storia della media valle del Tevere in relazione alla nascita e sviluppo di Roma, usando come base documentaria una serie di ricognizioni condotte da studiosi britannici tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso. Ho diretto molti scavi e sono autrice di molte pubblicazioni. I miei interessi scientifici vertono sulle strategie insediative delle realtà locali, sullo sfruttamento delle risorse ambientali per fini produttivi (in particolare lavorazione vascolare e tessile), sulle forze sociali che hanno abitato e sfruttato i territori antichi ricostruibili attraverso l’apporto delle fonti letterarie ed epigrafiche. Forme di ritualità messe in atto nella sfera pubblica e privata e gli aspetti metodologici della ricerca legati ai sistemi e alle tecniche che permettano un migliore sfruttamento del potenziale informativo dei dati a disposizione sono ugualmente al centro dei miei interessi. Attualmente sto sviluppando vari progetti di ricerca e valorizzazione in collaborazione con la soprintendenza lucana e dirigo un progetto di comunicazione archeologica denominato Fasti Online (www.fastionline.org), un database in via di sviluppo, liberamente fruibile, sugli scavi archeologici in corso in Italia e in altri Paesi del Mediterraneo, a cui è linkata una rivista scientifica di carattere archeologico (FOLD&R), anch’essa liberamente consultabile e scaricabile.

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