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Intervista a Laura Baratin

Intervista a Laura Baratin

Abbiamo intervistato per voi l’architetto Laura Baratin, esperto in rilievi e documentazione dei beni culturali.

Nome e cognome: LAURA BARATIN
Qualifica: ARCHITETTO
Professione: PROFESSORE ASSOCIATO
Recapito: VIA GUIDO GUINIZELLI 58 00152 ROMA

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Laureata in architettura, dottorato in scienze geodetiche topografiche.

D. E il suo percorso professionale?
R. Architetto esperta in rilievi e documentazione dei beni culturali e gestione dati con sistemi gis.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Insegno all’Università di Urbino documentazione, disegno e rilievo dei beni culturali al corso di conservazione e restauro dei beni culturali; coordinatrice del corso di conservazione e restauro dei beni culturali all’Università di Urbino; coordinatrice del comitato nazionale delle lauree quinquennali a ciclo unico in restauro.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Università di Urbino.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Malta “la fabbrica delle mura” progetto di conservazione del sistema fortificato maltese.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Gis dei siti archeologici di baalbeck e tiro in libano.

D. Ha collaborazioni all’estero? se no, prevede di averle?
R. Si.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. La creazione di un centro per la documentazione e valorizzazione dei beni culturali dotati di moderne tecnologie come centro di ricerca e di didattica avanzata.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. E’ un settore in crisi come tutta la cultura in Italia.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Pompei, domus aurea, parchi archeologici lasciati in abbandono.

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R. Identità culturale, unicità del patrimonio, rapporto patrimonio paesaggio.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. Come si gestisce il patrimonio e di conseguenza la sua valorizzazione in un corretto rapporto pubblico privato.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. Approfondimento delle nostre ricerche, soluzioni creative in emergenza.

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. Il governo e le amministrazioni locali cambiando l’atteggiamento nei confronti del nostro patrimonio sia come investimenti sia come normativa.

d. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Maggiore circolazione delle conoscenze e uno sforzo verso la grande diffusione serve a sensibilizzare di più i cittadini, piuttosto che tenere le scoperte chiuse in un cassetto e solo per pochi esperti.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Necessitano di una maggiore attenzione alle nuove tendenze ed un adeguamento anche normativo per favorire la partecipazione.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Creando dei percorsi culturali appropriati.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. La cultura deve essere a pagamento.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Sì, è utile per far capire quello che non si può solo descrivere, è un mezzo per preparare una visita, non va enfatizzata come unico strumento.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. Fondamentale per mantenere un interesse nel settore.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Alcuni sì, alcuni no.

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Ci sono ottime riviste ma purtroppo non raggiungono il grande pubblico.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Va regolamentato in modo attento e se può servire ad una migliore fruizione perché no.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. Sì.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. No.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Entrambe.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Sì.