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Intervista a Lorenzo Fallocco, presidente e direttore del Centro Studi Angioini

Il Centro Studi Angioini di Scurcola Marsicana si sta occupando del recupero e della rivalorizzazione dell’Abbazia Cistercense Francese di Santa Maria della Vittoria. Abbiamo intervistato per voi l’architetto Lorenzo Fallocco, presidente e direttore del Centro. 

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Maturità tecnica (geometra) e poi LAUREA in Archietettura.

D. E il suo percorso professionale?
R. Campo tecnico, artistico e storico.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Per il mio lavoro sono un Libero Professionista Architetto: realizzo costruzioni edilizie, arredi, organizzo eventi e scenografie.
Per le altre cose non retribuite :
Presidente Centro Studi Culturali D’Angio’ – Presidente Comunale AVIS (Donatori di Sangue)-
Responsabile Regionale Abruzzo per AVIS di Comunicazione,Marketing e promozione dell’Immagine – Consigliere Nazionale per la Regione Abruzzo per il Sangue.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Nessuno tranne per quelli sopra citati.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Ma dal punto di vista di architetto ne ho diversi in cantiere che devo iniziare.
Per quelli culturali, la creazione, realizzazione del progetto Memorie di Una Battaglia “l’Arte venuta dalla Francia”, progetto della famosa battaglia di Tagliacozzo tra Svevi e Angioini del 1268 per il dominio dell’Italia Meridionale, ho creato e realizzato un corteo storico medioevale quest’anno all’ottava edizione con ben 150 figuranti, ma il progetto piu’ eccitante è quello del recupero dell’area dell’Abbazia di S.Maria della Vittoria.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Ne ho tanti in diversi posti.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. In campo lavorativo attualmente no, ma per il culturale si.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Ne ho tanti, nel lato culturale ti posso dire far rivivere l’area abbaziale e far partire il progetto Europeo Memorie di una Battaglia :l’arte venuta dalla Francia”.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. È da mettersi le mani nei capelli, non interessa a nessuno, troppa burocrazia.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Ce ne sono tante e ogni luogo ha le sue, bisogna calarsi sul posto e studiare la migliore medicina perché non tutto puo’ essere buono per tutto.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. Il rispetto della memoria.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. Che abbiamo tanto, ma al tempo stesso siamo spreconi e indifferenti.

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. Un po’ tutti noi.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Tutto è in funzione del DIO denaro.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Li frequento poco, perché ho poco tempo.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Maggiore pubblicità.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. Oggi viviamo in un mondo che va tutto a pagamento, e poi senza il DIO denaro non si fa nulla.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Sì è una buona cosa e una buona strategia per far immedesimare di piu’ il visitatore.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. Ottima, ma è difficile fare andare insieme per la scarsa conoscenza e pubblicità.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Alcuni si alcuni no.

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Potrebbero fare molto di piu’, ma vanno e trattano solo cose di grande rilievo.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. È un’ottima idea, si risparmierebbero moltissimi soldi almeno con gli appalti per i lavori.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. Sì e no.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. No, anzi non ci sono proprio.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Scavare, scavare.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Sì e no.

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