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Intervista a Lucia Alberti dell’ICEVO

L’ICEVO (Istituto di studi sulle Civiltà dell’Egeo e del Vicino Oriente) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) (già Istituto di Studi Micenei ed Egeo-Anatolici) è stato fondato nel 1968 (con il nome attuale dal 2001) ed è diviso in due sezioni: la sezione egea e quella vicino-orientale. Le sue competenze riguardano l’archeologia della Grecia protostorica, della Turchia e dell’area vicino-orientale, la filologia micenea, l’Hittitologia, l’Hurritologia, l’Urartologia, l’Assiriologia. Abbiamo intervistato per voi Lucia Alberti, Ricercatrice presso l’ICEVO.

D In breve, ci racconti la storia dell’ICEVO
R L’Istituto nasce nel 1968 da un’idea molto originale, non solo allora, ma ancora oggi: vale a dire creare un unico Istituto che raccogliesse ricercatori esperti sulla Grecia preclassica e ricercatori con competenze sul mondo Hittita ed anatolico in generale. Negli anni ’60, infatti, la comunità scientifica era ancora sotto il positivo shock della decifrazione della Lineare B, avvenuta nel 1952 ad opera di Michael Ventris: questa scrittura, scoperta agli inizi del XX secolo dagli archeologi che avevano scavato importanti siti dell’età del Bronzo greca, come Cnosso, Micene e Tirinto, si era rivelata essere una scrittura di tipo sillabico utilizzata per esprimere una forma arcaica di greco e quindi più o meno contemporanea alle vicende della Guerra di Troia. Sembrò quindi una buona idea creare in Italia un Istituto che riunisse specialisti di discipline vicine ma diverse, per farli lavorare insieme alla ricostruzione della storia del bacino dell’Egeo e zone limitrofe nel II millennio a.C.. Nel 2001 l’area di indagine è stata ampliata a tutto il Vicino Oriente. Un centro di ricerca del genere è una realtà unica in Italia ed è molto rara anche all’estero. L’ICEVO quindi si distingue non solo per la sua originalità nel panorama nazionale e internazionale, ma anche perché risponde a moderni criteri di multidisciplinarietà.

D In quali settori è attualmente impegnato?
R Il nostro periodo storico di riferimento è in generale l’età del Bronzo (circa 3200-1000 a.C.) e in particolare il II millennio, con alcune ricerche che si allargano al I millennio a.C.. Le nostre competenze vanno dagli studi di filologia sulle scritture cuneiformi del mondo Hittita e del Vicino Oriente, a ricerche di carattere archeologico e storico su tutta l’area del Mediterraneo centrale e orientale, in particolare sull’età del Bronzo di Creta e sui rapporti che il mondo egeo intratteneva con la penisola e le maggiori isole italiane.

D Quali sono i principali progetti in corso?
R Per la sezione egea, il progetto più importante è al momento lo studio e la pubblicazione dei dati e dei materiali che sono scaturiti dallo scavo di Sybrita in Creta centrale (www.sybrita.icevo.cnr.it/Intro_ITA.html), una polis che sta a metà fra l’età del Bronzo e l’età del Ferro (XII-VII a.C.), un sito scavato da membri dell’Istituto e della Soprintendenza greca a partire dal 1986, anche se non continuativamente. Per la sezione orientale, invece, i progetti più cospicui sono quelli dedicati allo studio storico-geografico della Cilicia preclassica, regione nota nei testi cuneiformi come Kizzuwatna, e alla ricostruzione della distribuzione degli insediamenti nel Regno di Urartu (IX – VII secolo a.C.). Queste ricerche, archeologiche e filologiche, si avvalgono di collaborazioni internazionali in Francia, Germania, Turchia, Armenia, Iran.

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La scoperta di una stele urartea del VII sec. a.C. nei dintorni di Van in Turchia orientale da parte del Prof. Mirjo Salvini (ICEVO-CNR)

D E quelli per il futuro?
R Per il futuro vorremmo tanto poter scavare un sito che stia a metà fra Egeo e Vicino Oriente, in una zona di confine (un confine antico, naturalmente) nella quale tutti i ricercatori dell’Istituto potrebbero lavorare. Lo scopo sarebbe quello di rispondere ad alcune domande storiche precise: vale a dire che cosa è realmente accaduto, ad esempio, ai tempi della Guerra di Troia sulle coste della Turchia meridionale? Ma per un’attività del genere, anche se in collaborazione con altri Enti come le Università e le Soprintendenze del paese ospitante, sono necessari investimenti ingenti, dei quali in questo periodo non disponiamo.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R Ce ne sono molti, ma mi limiterò a citarne due, uno per ognuna delle due sezioni, Egeo e Vicino Oriente. Per l’Egeo, lo scavo e la pubblicazione integrale della Tomba di Achladia, in Creta orientale (www.icevo.cnr.it/it/4/000373/page.html). Si tratta di una tomba a tholos di tradizione micenea dalle proporzioni imponenti e dall’architettura ottimamente conservata. Conosciuta da tempo, è stata scavata negli anni ’90 da una missione congiunta ICEVO – Soprintendenza greca, che ha permesso di mettere a completa disposizione della comunità scientifica un importante monumento dell’età del Bronzo. Per la sezione orientale, invece, spiccano gli studi filologici e linguistici, che sono ricerche di lungo respiro concentrate sulla documentazione in scrittura cuneiforme dell’Anatolia e del Vicino Oriente. È di pochi mesi fa la pubblicazione nella serie dell’ICEVO, Documenta Asiana, di 3 volumi del “Corpus dei testi urartei”, dove si raccolgono e interpretano tutti i documenti scritti del Regno di Urartu (IX – VII secolo a.C.), rinvenuti in una vasta area geografica a cavallo fra Turchia orientale, Armenia e Iran nord-occidentale.

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R Pur essendo più proiettati all’esterno, abbiamo collaborazioni anche con istituzioni italiane. In particolare nell’ambito del Progetto “Oriente ed Occidente: interrelazioni mediterranee nell’età del Bronzo” – che studia ed analizza le testimonianze archeologiche rinvenute in Italia di provenienza o ispirazione egea in una lunga fase ben anteriore alla colonizzazione greca –, abbiamo relazioni fruttuose sia con alcune Università del sud, sia con Soprintendenze archeologiche ed Enti locali di tutta la Penisola. Stiamo costruendo, infatti, un database che presto sarà online e che conta circa un centinaio di siti italiani che hanno restituito questi materiali e che sono distribuiti abbastanza regolarmente da nord a sud, comprese le grandi isole.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Abbiamo rapporti soprattutto con enti stranieri. La sezione egea collabora attivamente con il Ministero della Cultura greco e con l’Institute for Aegean Prehistory di Philadelphia e, in generale, con la comunità scientifica degli egeisti che è molto internazionale e va dall’America all’Australia. La sezione orientale collabora soprattutto con il Ministero della Cultura della Turchia, della Siria e dell’Iran, oltre ad avere strette relazioni internazionali con studiosi stranieri dei principali centri di ricerca europei come la Freie Universität e il Deutsches Archäologisches Institut di Berlino e la Akademie der Wissenschaften und der Literatur di Magonza.

D Il rapporto con il mondo dell’istruzione e formazione?
R Siamo sempre stati aperti a fare tutoraggi di dottorandi e specializzandi che vogliano occuparsi delle nostre discipline, ma per lungo tempo ciò è avvenuto in modo non formalizzato. Adesso stiamo definendo meglio queste collaborazioni e abbiamo siglato delle convenzioni per tirocini formativi con alcune Università italiane. Ovviamente accogliamo anche studiosi italiani e stranieri nella nostra Biblioteca, una delle più importanti per raccolta di opere monografiche e di riviste specialistiche, in Italia e non solo.

D Avete processi interni di ulteriore formazione per il personale?
R Il Consiglio Nazionale delle Ricerche mette a disposizione diversi strumenti che consentono al personale una formazione continua sia nell’ambito delle lingue straniere che nell’apprendimento delle nuove tecnologie. Inoltre, la Short Term Mobility (http://www.cnr.it/sitocnr/IlCNR/Attivita/Attivitainternazionali/Mobilita_file/Shorttermmobility09.html) permette sia ai ricercatori CNR di andare all’estero per motivi di studio, sia a studiosi stranieri di essere ospitati presso gli Istituti e i gruppi di ricerca CNR.

D Qual è il rapporto con le aziende del settore?
R Nel nostro settore in realtà non vi sono aziende coinvolte, quanto piuttosto Enti pubblici, come le Soprintendenze, i Ministeri, gli Enti locali, con cui i rapporti sono ottimi.

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato?
R Decisamente no. Ci garantisce la sopravvivenza, ma non la possibilità di programmare progetti a lunga scadenza e, soprattutto, di coinvolgere con contratti a termine giovani volenterosi. In questo senso siamo come i ricercatori di materie scientifiche che ogni tanto compaiono in TV e che non hanno neppure i soldi per andare ai congressi internazionali o per partecipare alle calls dell’Unione europea, che prevedono un co-finanziamento da parte dell’Istituto che richiede i fondi.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Vorremmo, ma purtroppo per le nostre discipline, che sono altamente specialistiche, di non immediata ricaduta applicativa e che spesso non attraggono il grande pubblico, è difficile trovare dei finanziatori, soprattutto presso i privati. Uno dei nostri finanziatori è l’Institute for Aegean Prehistory di Philadelphia (http://www.aegeanprehistory.net/), un ente privato che si occupa di sostenere in particolare ricerche sulla Grecia dell’età del Bronzo. La sezione orientale, invece, accede soprattutto a finanziamenti del Ministero degli Esteri italiano.

D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico?
R In questo ambito dobbiamo decisamente fare di più. Fino ad oggi ci siamo limitati a costruire un sito web molto semplice e forse poco accattivante, ma almeno con una serie di informazioni su quello che siamo e che facciamo. Sicuramente dovremmo uscire un po’ più allo scoperto anche su altri media ed è per questo, infatti, che abbiamo risposto con entusiasmo alla richiesta di fare questa intervista.

D Il vostro rapporto con la stampa?
R Praticamente nullo. La stampa di oggi chiede scoperte sensazionali, oppure fatti semplici ma “resi sensazionali” per poterli presentare in video. Le nostre scoperte non fanno sensazione, ma servono a comporre e completare i libri di storia e la nostra conoscenza ancora lacunosa del passato. Purtroppo, nonostante l’amore che molti sembrano avere per l’archeologia, la ricostruzione di una storia vecchia di alcuni millenni al momento è poco richiesta….

1 Commento su Intervista a Lucia Alberti dell’ICEVO

  1. Consulterò il sito dell’ICEVO, da poco scoperto, per appagare la mia curiosità del punto a cui sono arrivati gli studi egeo-anatolici, come si chiamavano un tempo; sono un vecchio studente di Firenze, allievo del compianto G.Pugliese-Carratelli.
    Sono d’accordo sul fatto che la disciplina specialistica attrae poco la stampa, tuttavia il vostro impegno è importante, non fosse altro che per cercare possibili fonti della cultura greca post-omerica ne classica.
    Domanda da ignorante( ho fatto un altro mestiere): dopo il Moscati e il Liverani, è stato pubblicato qualche profilo riassuntivo in materia?

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