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Intervista a Luigi Bavagnoli, direttore di TESES

Luigi Bavagnoli, direttore di TESES

Abbiamo intervistato Luigi Bavagnoli, direttore della TESES e autore della importante scoperta avvenuta nei sotterranei del castello di Cagliari qualche giorno fa.

Carta d’identità dell’associazione

  • Nome ufficiale: TESES : Team Sperimentale Esplorazione Sotterranei
  • Scopi sociali: Ricerca, studio ed esplorazione di ambienti sotterranei
  • Anno di fondazione: 1996
  • Presidente: Luigi Bavagnoli
  • Numero di soci: 6
  • Sede principale: Vercelli, Via Viganotti, 2
  • Altre sedi: Al momento no
  • Recapiti: http://www.teses.net/info@teses.net – 347-0578310

D In breve, ci racconti la storia dell’associazione.

R Fin da piccolo ero affascinato dalle storie e dalle leggende di fantomatici passaggi segreti e sotterranei nascosti tra un castello e l’altro. Così mi sono ripromesso di indagare, da grande. Cosa che poi sono riuscito a fare, dapprima da semplice curioso, poi via via in modo sempre più professionale, coinvolgendo amici in un primo tempo, veri professionisti in un secondo.

D In quali settori operate?

R Lo studio, la ricerca, l’esplorazione e la comprensione delle cavità artificiali e di quelle naturali se antropizzate costituiscono l’attività più evidente del Teses. Ma impegniamo molte risorse anche nella divulgazione della documentazione raccolta, sotto forma di conferenze, pubblicazioni, eventi, mostre fotografiche, tv e anche fumetti, in corso di realizzazione, per poter parlare ai più giovani delle nostre avventure come pretesto di diffusione di valori culturali.

Non è poi da meno la sensibilizzazione verso la tutela e la valorizzazione di beni culturali troppo spesso dimenticati e lasciati all’abbandono: proprio per questo abbiamo sviluppato un progetto parallelo da applicare inizialmente su Vercelli, la nostra città, e che potrebbe poi essere esteso a molte altre realtà nazionali.

D Quali sono i vostri principali progetti in corso?

R Stiamo realizzando il nostro secondo video documentario, dal titolo “Il fiume di ossa di S. Maria Maggiore”, dopo il gran successo riscosso dalle “Cave abbandonate della Colma”, stiamo lavorando ad un libro più divulgativo rispetto a quanto prodotto in passato per il British Archaeological Reports di Oxford e non vogliamo smettere con la TV, in qualità di collaboratori di trasmissioni come “Mistero”, un ottimo pretesto per parlare di storia e di archeologia tramite la metafora dell’ignoto, che raggiunge milioni di persone.

D E quelli per il futuro?

R Proseguire le indagini nella città di Vercelli, troppo a lungo trascurata e nel Monferrato, terra ricchissima di tradizioni e storie. Non ci dispiacerebbe aumentare le “gite fuori porta”, collaborando con altre realtà. Proposte ne abbiamo molte, tempo sempre meno.

D Sul vostro sito si nota che siete organizzati secondo una gerarchia, di chi è l’idea? E rende migliore il lavoro di squadra?

R Indubbiamente. L’idea è mia (il presidente Luigi Bavagnoli, ndr) e la trovo indispensabile sia a livello organizzativo che di sicurezza. Chi ha più esperienza decide, chi ne ha meno impara. Avendo molti collaboratori, praticamente tutti “novizi”, l’impressione che si ha all’esterno è di un gruppo ben affiatato e rodato dove ogni membro sia intercambiabile. In realtà siamo in 4 o 5 a produrre qualche cosa di buono, e gli altri seguono dando saltuariamente una mano, senza poter mai maturare un’esperienza sufficiente sia per condurre un’indagine da soli che per prevedere eventuali rischi o pericoli che sovente dobbiamo affrontare.

D Come si può far parte della vostra associazione? C’è una formazione da seguire e/o un esame da sostenere?

R Indispensabili sono il buon senso e la passione. Si ricevono alcuni compiti e si osserva la capacità di organizzare il proprio tempo libero e la precisione e la meticolosità degli approcci. Il nostro è un lavoro molto faticoso. Occorre impegnare ogni minuto del proprio tempo libero, sacrificando altre attività.
Se la persona si dimostra all’altezza entra in squadra e riceve una formazione interna, altrimenti resta uno qualunque dei tanti collaboratori che abbiamo.

D Ci può raccontare un episodio particolarmente emozionante o particolarmente pericoloso che avete vissuto?

R L’emozione è spesso legata alla scoperta, ma credo che la si viva ancora prima, durante la ricerca. Aprire una botola senza sapere cosa si trovo sotto di essa, strisciare in un cunicolo abbandonato da secoli, questi sono momenti emozionanti. Scoprire il passaggio segreto sotto la chiesa di S. Marco a Milano (zona Brera) è stato emozionante, così come ritrovare alcuni ambienti sotterranei presso la fortezza di Verrua (TO). Svelare una leggenda, riuscire a ricomporre i tasselli che l’hanno generata, dopo mesi in archivi, interviste agli anziani, ricerche sul campo. Sono tutte attività che danno parecchie soddisfazioni.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?

R Credo semplicemente l’essere ancora qui, dopo 15 anni di attività, dopo mille difficoltà, nonostante gli anni in cui sono rimasto praticamente da solo a mandare avanti le ricerche.

Aver mantenuto la stessa passione che avevamo all’inizio, nonostante i vari impedimenti.

Certo che essere stato co-fondatore e consigliere, per quattro anni, della Federazione Nazionale Cavità Artificiali (lasciata nel 2008), aver messo in piedi tre Congressi Nazionali di Archeologia del Sottosuolo, l’aver ideato e realizzato progetti come il MOL (il primo Museo On Line di reperti corredati da schede e immagini, classificati per tipologia, epoca, materiali, etc…), l’aver creato il progetto TXA (Teses eXplorer Academy) per i più piccoli, così come i fumetti in lavorazione, sono tutti esempi di quanta passione e quanto coinvolgimento ci accompagni ancora.

D Avete collaborazioni con enti e istituzioni italiani?

R Occasionali, ma numerose. Sarebbe sicuramente più ottimale poter ragionare su progetti a più lungo termine, ma sovente è impossibile, essendo veramente sempre molto impegnati su parecchi fronti.

Molti gruppi speleologici, aventi una formazione più legata alle cavità naturali e quindi alla geologia ed al carsismo, ci chiedono consulenze relative alle cavità artificiali e all’archeologia del sottosuolo, così come privati e comuni.

D Mentre con enti e istituzioni stranieri?

R Al momento no, se non contatti di cortesia tramite i quali ci aggiorniamo sulle reciproche avventure. I progetti sono molti, ma ancora tutti sulla carta. Il tempo ed il denaro sono ottimi vincoli per comprendere i propri limiti.

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato per i vostri scopi?

R Assolutamente no! Il Teses si autofinanzia da sempre. In realtà non ho mai cercato ne voluto sponsorizzazioni, temendo che quello che facciamo per pura passione potesse in qualche modo essere contaminato da aspetti meno nobili. Mi rendo però conto che ormai abbiamo raggiunto, e parlo di tre o quattro di noi, il motore dell’associazione, un buon livello di competenze, per cui oggi siamo frenati dal produrre progetti sempre più ambiziosi, ma certamente alla nostra portata per scarsità di fondi.

D Gli enti pubblici sono sensibili alle vostre attività?

R Sempre di più. Diffidenza iniziale, curiosità durante i primi approcci e poi, inevitabilmente una fortissima stima e talvolta amichevole invidia per le possibilità che questo “lavoro” ci offre.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?

R Credo che inizieremo proprio nella seconda metà di quest’anno a guardarci intorno. Ci rendiamo conto che senza dei finanziamenti dobbiamo rinunciare a moltissime idee ed è un peccato. Per la prima volta dopo 15 anni credo che i tempi siano maturi anche per questo salto di qualità, grazie anche alla notorietà ricevuta grazie alle trasmissioni televisive sia locali che internazionali (Tresor TV – GER e Fox Channel – USA).

D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico?

R Fino ad alcuni anni fa ho sempre sostenuto la causa di pubblicazioni elitarie, molto scientifiche, ma riservate ad un pubblico competente e preparato. Oggi mi rendo conto che occorre portare certe argomentazioni presso la grande massa, le persone che possono trarne maggiori benefici. Certamente è un pubblico diverso, che richiede testi semplici e molto divulgativi, ai quali non importa la composizione chimica di una malta impermeabilizzante o i diametri degli inclusi di qualche mattone.
Per queste motivazioni stiamo dando un taglio più popolare alle nostre ricerche, portando molto materiale visivo e producendo alcuni video per essere accattivanti, anche se i temi sono sempre la storia e la cultura.

D Il vostro rapporto con la stampa?

R Solo negli ultimi anni ci siamo resi realmente conto dell’importanza della stampa, così come della sua pericolosità. Un giornalista svolte un mestiere complesso in quanto frenetico, deve raccogliere molte informazioni, rendersi edotto su svariati tempi e produrre un pezzo in poco tempo.

Spesso si rischiano incomprensioni e problemi proprio a causa di una superficialità dovuta al non essere del settore. Per questo abbiamo da un paio di anni una persona dedicata a produrre materiale chiaro e completo per la stampa, in modo tale da semplificare il più possibile il loro operato e scongiurando, al contempo, imbarazzanti situazioni.

D Ci racconti una particolare esperienza pericolosa che avete vissuto durante una ricognizione?
R I pericoli sono sempre in agguato, soprattutto quando entra in gioco la stanchezza. Per questo esigo che i membri della squadra operativa siano sempre in perfetta forma psicofisica. Spesso si temono i crolli delle strutture ipogee. Ad oggi posso dire di aver assistito solo a 3 cedimenti. Certo abbiamo rischiato molto, ma proporzionalmente è molto più pericoloso incontrare scarsa qualità dell’aria, assenza di ossigeno, acqua inquinata. In compenso l’abitudine a muoversi in luoghi pericolanti e fatiscenti ci ha fatto sviluppare una notevole sensibilità verso ogni dettaglio, che può essere facilmente trasformata in una risorsa unica e rara, così come l’abitudine a prevedere diverse possibili conseguenze ad ogni nostro gesto.

D Qual è stata la principale scoperta fatta da voi finora?

R Sono veramente molte. Alcune di importanza storica, altre di importanza archeologica. Attendo una datazione in particolare, da parte di alcuni esperti, per comprendere se ci troviamo di fronte ad una nuova sensazionale scoperta.

Ritrovare, ad esempio, la Tholos del Pozzo (BI), stanza sotterranea attraversata da due gallerie ortogonali e ritenuta leggendaria da tutti, è stata forse la scoperta che ha avuto più strascichi in quanto presa spesso ad esempio in molte conferenze.

Notevole, certo, anche se la sua scoperta può in parte essere considerata casuale. La sera prima di partire per questa missione avevo diviso una cartina militare in diverse aree, in base agli elementi ricorrenti prelevati dalle leggende raccolte. L’idea era di battere sistematicamente un’area diversa per ogni uscita, ma dopo solo 40 minuti di esplorazione nel bosco, ci siamo imbattuti in una parete che, dietro a fitti rampicanti, celava l’accesso alla galleria principale.

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