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Intervista a Maurizio Lazzari

Intervista a Maurizio Lazzari

Il geologo Maurizio Lazzari è ricercatore presso l‘Istituto per i Beni Archeologi e Monumentali del CNR. Lo abbiamo intervistato per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Consegue la laurea in Scienze Geologiche presso l’Università degli Studi “Federico II” di Napoli nel 1993 con votazione finale di 110/110 e lode; consegue la Specializzazione in Rilevamento Geologico nel 1994; consegue il Perfezionamento in Mineralogia e Petrografia applicate allo studio ed il recupero dei Beni Culturali presso l’Università di Bari nel 1999; consegue il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze della Terra (IX ciclo,1995-1998) nel 1999 presso l’Università degli Studi di Bari; vince una borsa di studio biennale di Post-Dottorato presso l’Università di Bari (2000/2002).

D. E il suo percorso professionale?
R. Consegue l’Abilitazione all’esercizio della professione di geologo nel 1994 presso l’Università degli Studi “Federico II” di Napoli; nel 2001 vince il concorso pubblico per Ricercatore di III livello presso l’Istituto Sperimentale per i Beni Archeologici e Monumentali.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. I principali settori di ricerca sono inerenti la Geomorfologia, la Geologia Applicata, i Rischi naturali (sismicità e franosità), la Pedologia, le applicazioni GIS, la Geoarcheologia, Geositi e Geoturismo.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Consiglio Nazionale delle Ricerche Istituto per i Beni archeologici e Monumentali.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Progetto nuova Cartografia Geologica d’Italia.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Responsabile Scientifico del Progetto di studio e ricerca sul“Monitoraggio e censimento dei fenomeni franosi in Basilicata finalizzati alla tutela e conservazione del territorio, degli insediamenti e del Patrimonio Culturale in relazione al regime climatico attuale e futuro.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Componente del gruppo di ricerca del PROGETTO INTERNAZIONALE NASCA – Missione Italiana di Ricerca Archeologica in Perù dal 2010.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Essere coordinatore nazionale di un progetto PRIN e divenire dirigente di ricerca.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. L’archeologia italiana è stata sempre di fondamentale riferimento nel contesto europeo e mondiale ma spesso è stata imbrigliata da approcci metodologici di studio tradizionali e non al passo con i tempi e le nuove tecnologie. Attualmente,sebbene la disciplina susciti ancora negli iscritti ai corsi di laurea ed alle scuole di specializzazione grande fascino ed interesse, gli sbocchi professionali sono molto limitati ed economicamente poco gratificanti anche in relazione al fatto che non è stato riconosciuto ufficialmente la figura professionale dell’archeologo iscritto ad un proprio albo professionale.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Incrementare i fondi disponibili per le ricerche e l’archeologia preventiva; contrastare le attività di scavo clandestino; riconoscere la figura professionale dell’Archeologo con l’istituzione di un albo professionale.

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R. I musei archeologici, le aree di scavo fruibili e le collezioni private donate ai musei spesso dimenticate in magazzini e prive di catalogazione ed adeguata collocazione.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. La capacità di lavorare in gruppo e con elementi appartenenti a più scuole di pensiero e multidisciplinari, superando le gelosie professionali ed il senso di “proprietà” delle conoscenze e dei dati relativi ad un sito di scavo.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. L’approccio che integra alla fase dello scavo anche l’archeologia dei paesaggi e dell’ambiente per riuscire a descrivere in maniera più completa situazioni particolari.

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. Sicuramente lo Stato ed il Ministero per i Beni Culturali.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Non è semplice quantificare i tempi di scavo necessari per ottenere un quantitativo di dati sufficiente per una pubblicazione seria, anche perché gli scavi avvengono in periodi limitati e frazionati nel tempo (anche diversi anni) e sono funzione dei fondi in quel momento disponibili, necessari a pagare gli operai a realizzare indagini specifiche sui materiali (datazioni, analisi petrografiche e mineralogiche, pulizia dei manufatti, etc).

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Sono di elevata qualità per i sevizi resi e per il patrimonio conservato.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Creando all’interno dei musei laboratori didattici per le scolaresche, associando seminari formativi e divulgativi, incrementando le pubblicazioni e le mostre temporanee.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. Pagare un biglietto di ingresso (magari di costo limitato) sarebbe senz’altro importante se questo fosse direttamente gestito dal museo e non centralizzato presso il Ministero. Questo permetterebbe ai musei di poter gestire in autonomia le proprie attività, sostenere le spese dei propri laboratori ed incentivare i direttori ad incrementare le attività presso le proprie strutture per attrarre maggiori visitatori.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Sicuramente sono un prodotto moderno e di grande attrazione in quanto permettono di rappresentare scenari storici e momenti di vita quotidiana altrimenti poco immaginabili solo in relazione a quanto esposto nelle teche o citato in modo didascalico nei testi a fronte.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. Fondamentale soprattutto se reso con un linguaggio adeguato alla tipologia di pubblico a cui ci si rivolge.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Dipende dai singoli oratori. E’ difficile generalizzare. L’importante è adeguare il livello della presentazione al livello culturale e professionale del pubblico a cui ci si rivolge.

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Si, anche se spesso cercando la “notizia” si finisce con l’enfatizzare e ricercare più gli aspetti ad effetto che il reale contenuto storico e scientifico delle questioni discusse.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Sono a favore soprattutto se questo è utile sottrarlo ai clandestini o a polverosi e dimenticati magazzini di musei e depositi del Ministero. In una giusta ottica una rete tra privati e pubblico potrebbe migliorare la conservazione dei Beni ed offrire una maggiore conoscenza e divulgazione degli stessi.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. Dovrebbe essere rivista ed aggiornata.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. Come ho già detto in precedenza, assolutamente insufficienti.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Andrebbero condotte entrambe le attività.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Assolutamente sì, sarebbe un ulteriore incentivo alla donazione e determinerebbe maggiori fondi a disposizione. Magari sarebbe utile, anche in funzione di quanto ho detto precedentemente, poter fare la donazione direttamente ai singoli musei.

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